Basta andare all'articolo 556 del Codice Penale per imbattersi nel "reato di bigamia", che punisce con la reclusione da uno a cinque anni chi contrae un secondo matrimonio quando è già legato in una prima unione con effetti civili. Ma c'è chi, a Vittuone in provincia di Milano, per qualche mese ha sperimentato le doppie nozze senza macchiarsi la fedina penale. E, a dirla tutta, lo ha fatto in modo del tutto inconsapevole. Sono bastati infatti un errore di dicitura su un certificato e un nuovo "per sempre sì" a far emergere due realtà che non potevano coesistere. Anzi, due mogli.
La fine del primo matrimonio e l'errore sui documenti -
Tutto inizia il 2 febbraio 2011 quando l'uomo decide di separarsi dalla sua prima moglie - con cui si era sposato nell'autunno 2003 - e la sentenza di separazione viene stilata. Come riporta Il Giorno, due anni dopo, nel marzo 2013, il provvedimento viene notificato dal tribunale civile al Comune di Vittuone. L'ufficiale di Stato civile dell'amministrazione locale interviene sull'atto di matrimonio e scrive: "È stato dichiarato lo scioglimento del matrimonio cui si riferisce l’atto controscritto". Uno scivolone pesante dato che ciò che i giudici avevano sancito era la separazione.
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Le seconde nozze e l'errore riparato troppo tardi -
Per quattro anni, l'errore di compilazione non ha conseguenze. Poi, nel febbraio 2017, l'uomo decide di risposarsi. Puntuale, sul tavolo del Comune di Vittuone, arriva la richiesta del Comune di Corsico di avere la copia integrale dell'atto riguardante le nozze del 2003. Le carte vengono trasmesse, e con loro viene trasmessa anche la svista dell'ufficiale amministrativo. Insomma, l'uomo si unisce in matrimonio con la seconda moglie ma senza ufficialmente aver mai chiuso quello con la prima. In una parola... è bigamo.
Il Comune di Vittuone si accorge dello sbaglio solo un anno dopo, nel marzo 2018, e avverte subito i protagonisti di questa storia tutta burocratica: "Dove è scritto è stato dichiarato lo scioglimento del matrimonio, deve leggersi e intendersi è stata dichiarata la separazione personale dei coniugi”. Una comunicazione che permette all'uomo, nel settembre 2019, di sciogliere una volta per tutte gli effetti civili del primo "sì". Ma ormai è qualche mese in ritardo, dato che il tribunale nel marzo di quell'anno aveva annullato le seconde nozze.
La richiesta di risarcimento e la causa tra Comune e funzionaria -
A dir poco piccata da questa assurdità, la seconda moglie e i suoi genitori hanno querelato il Comune di Vittuone e hanno chiesto un maxi risarcimento da oltre 85mila euro per i danni provocati dalle "errate annotazioni e informazioni dello Stato civile". Le parti hanno poi raggiunto un accordo intorno alla cifra di 33mila euro, ma immediatamente l'amministrazione locale ha avviato la procedura per rivalersi sulla dipendente che aveva materialmente commesso l'errore di battitura. Secondo la ex ufficiale di Stato civile, però, la colpa sarebbe stata del "bigamo" che aveva dichiarato "erroneamente e/o dolosamente" di essere libero di stato nonostante fosse consapevole di essersi semplicemente separato dalla prima moglie. E parte della responsabilità sarebbe stata anche del Comune di Corsico che, in fase di seconde nozze, non aveva "verificato come mai non vi fosse l'annotazione della precedente separazione dei coniugi" oltre a quella che comunicava lo scioglimento del legame.
La decisione dei giudici e l'ultima parola della Corte dei Conti -
I giudici hanno sottolineato la colpa grave della dipendente comunale, in particolare perché ha commesso un errore su temi che "impongono a ogni funzionario pubblico una particolare attenzione". Dall'altra, però, il collegio ha sottolineato anche la grave omissione dell'uomo, che "non poteva ignorare di non essere divorziato, ma solo separato". La soluzione? L'ufficiale comunale è responsabile solo di danni per 21mila euro. E non dovrà nemmeno pagarli tutti dato che, secondo una legge del 2016, trattandosi di semplice colpa potrà pagare solo il 30% del danno. Dati i diversi dubbi che vertono su questa norma, si attende la valutazione in merito della Corte dei Conti. La pronuncia, per la ex ufficiale, farà la differenza tra un rimborso di 21mila o di 7mila euro.