bye bye tradition

Niente più "Let's get a chippy", la crisi fa schizzare il prezzo del fish and chips alle stelle

Il piatto simbolo della cucina britannica è diventato più costoso che mai, tra l'aumento delle materie prime e le tasse che mettono in ginocchio gli imprenditori che hanno scommesso sulle friggitorie. E la clientela si allontana, alla ricerca di alternative più economiche

© Istockphoto

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Per anni "let's get a chippy" ha rappresentato la risposta britannica al nostro "andiamoci a fare una pizza". Un invito informale che richiamava già in quel nomignolo un certo affetto verso la tradizione: il "chippy" infatti non era altro che un piatto di fish and chips, per anni pilastro imprescindibile della non sempre invidiabile cucina del Regno Unito. Una tradizione gastronomica che tuttavia ora sembrerebbe sul punto di perdere anche questo caposaldo, sempre meno popolare e sempre più pericoloso per il portafogli dei sudditi di Sua Maestà.

Cinquanta punds per un pesce con delle patatine -

 Sono ormai lontani i tempi in cui con poche sterline ci si portava a casa un pezzo di storia culinaria di Londra e dintorni. In appena cinque anni il prezzo medio è passato da 7 a 11,43 sterline. Un aumento importante, soprattutto se pensiamo che nessun altro cibo d'asporto mainstream ha vissuto una simile impennata. Questo significa che una famiglia di quattro persone di Hull o Sunderland oggi dovrebbe sborsare quasi cinquanta pounds per poter cenare con un cibo considerato storicamente popolare. 

La crisi delle friggitorie -

 "È una cifra considerevole e credo che abbia un po' scioccato le persone", ha ammesso al "Guardian" il presidente della NFFF (la National Federation of Fish Friers)  Andrew Crook, riconoscendo come la crescita nei prezzi sia stato uno dei fattori principali dell'allontanamento della clientela dalle friggitorie. Secondo una ricerca condotta a maggio dalla stessa associazione presieduta da Cook il 47% degli impiegati nel settore si dichiarava "estremamente preoccupato" per il futuro della propria attività, mentre un ulteriore 30% si diceva comunque "leggermente preoccupato". C'era poi un 20% che prevedeva di cessare l'attività nei successivi 12 mesi, una sorte toccata già a tantissime friggitorie di recente.

Un'attività in via d'estinzione -

  I numeri sono impietosi: i punti vendita specializzati in fish and chips si stanno gradualmente estinguendo, settimana dopo settimana. Ormai ne sono rimasti aperti appena 7mila-8mila. Sono pochissimi se pensiamo che, meno di un secolo fa, l'istituzione culinaria britannica godeva di ben altra salute: le friggitorie aperte negli anni Trenta erano addirittura 25mila, uno sproposito se pensiamo che oggi anche le grandi catene iniziano a essere in evidente difficoltà economica.

Il merluzzo è diventato di lusso -

 Se il fish & chips non è più un cibo "cool" e alla portata di ogni tasca la colpa è in primis proprio del "fish" e delle "chips". L'aumento del costo della materia prima ha infatti giustificato in buona parte i vertiginosi rincari, mettendo in difficoltà l'intero settore. Storicamente il merluzzo e l'eglefino erano i pesci più usati per preparare questo piatto ma sono sempre più "preziosi". Questo anche a causa delle contingenze geopolitiche, basti pensare a come la guerra in Ucraina abbia influenzato le catene di approvvigionamento. Prima il Mare di Barents era gestito congiuntamente da Norvegia e Russia ma tutto è ovviamente cambiato negli ultimi anni: a maggio 2025 l'Ue ha sanzionato due società di pesca russa , Murman SeaFood e il colosso Norebo JSC, per presunte attività di sorveglianza e sabotaggio. Una misura che ha tagliato i viveri anche a chi aveva puntato sulla Brexit.

D'altra parte la maggior parte del pesce usato per questa preparazione si trova proprio lì, nel Mare di Barents, dove si è passati dal milione di tonnellate pescato nel 2020 alle sole 285mila tonnellate di quest'anno (i dati sono stati diramati da Undercurrent, una società che si occupa della salute del settore ittico). "Per una cassa da 18 kg di filetti di merluzzo, tre anni fa pagavo circa 160 sterline, mentre ora ne pago 330 sterline", ha spiegato Crook sempre al "Guardian", certificando le conseguenze del problema sugli esercenti. 

Tasse and chips -

  Non che sul fronte patate il quadro sia più incoraggiante. Dopo una stagione così calda infatti il raccolto dovrebbe risentirne, portando a un nuovo aumento della materia prima. Aumento che si somma al prezzo sempre più alto da sobbarcarsi per acquistare l'olio, senza contare il costo importante delle stesse friggitrici. Va infine considerato pure il costo dell'energia e quanto l'erario chieda alle friggitorie. Queste ultime sono infatti state duramente colpite dai recenti aumenti dell'IVA (tornata al 20% nell'aprile 2022, dopo una riduzione temporanea al 5% e poi al 12,5% per la pandemia). Una botta difficilmente assorbibile, soprattutto se sommata alle altre tasse. Le attività che hanno come core business il fish and chips infatti non possono nemmeno usufruire delle misure di sostegno varate dal governo per pub e club, che o non si applicano a loro o non gli portano effettivi vantaggi.

God save the fish & chips -

 Tutto ciò accade mentre la clientela inizia a cercare alternative, allontanandosi sempre più dalla tradizione. Le nuove generazioni sono meno affezionate di quelle dei padri e dei nonni a un piatto che percepiscono come costoso e poco salutare. Non aiuta poi di certo il fatto che il prodotto si stia abbassando di qualità, con tanti ristoratori che scelgono di proporre del pesce più economico per contenere i costi. La speranza concreta è che le cose possano presto cambiare. Sempre Undercurrent prevede che le quote di pesca del merluzzo e dell'eglefino dovrebbero aumentare del 10% il prossimo anno, mitigando un minimo l'impennata dei prezzi. Bisogna capire se questo da solo basterà per salvare un simbolo culinario che, dai tempi in cui venne considerato uno dei pochi pasti non razionati durante la seconda guerra mondiale, fa parte a pieno titolo dell'identità anglosassone.

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