Alcune immagini sono come coltelli, feriscono in profondità con le loro lame affilate. Federico Vella in bilico sul cavalcavia dell'autostrada, i soccorritori che lo supplicano di non buttarsi, la poliziotta in ginocchio, per me è una di queste. Mi si è incastrata da qualche parte nella mente e ogni tanto viene a galla. Spesso nei momenti più inaspettati. Allora ho capito che era il momento di fermarmi un attimo e di scrivere, per rispondere a quell'immagine così invadente.
Le sensazioni e le emozioni che mi muove si mischiano e sono difficili da estrapolare. Titubo con le dita sui tasti, senza sapere cosa afferrare per primo. In mezzo a tutto il caos, però, una parola spicca sulle altre, facendosi largo per farsi vedere. È "scelta".
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Nel guardare un uomo che sta per togliersi la vita, infatti, non posso fare a meno di pensare che lui almeno una scelta l'ha avuta. Sono arrabbiata perché Federico Vella ha avuto delle persone intorno che l'hanno pregato di rimanere, di dare una possibilità alla vita. Lui ha avuto un tempo, uno spazio. E ha scelto.
Ha scelto anche per lei. Lei, che un tempo e uno spazio - spazio fisico, spazio simbolico - non li ha avuti, chiusa nel bagagliaio di quell'auto. Mi manca il fiato al solo pensiero e mi devo fermare un attimo.
L'impossibilità di scegliere è una violenza. L'impossibilità di scegliere di vivere mentre qualcuno ha deciso di ucciderti è la violenza peggiore al mondo.
Nella confusione, un'altra parola viene a galla e non se ne va, costringendomi a guardarla, a scriverla. È "colpa".
Perché mentre era lì, su quel cavalcavia, Federico Vella ha scritto un messaggio alla madre di Lorena Isceri. Un messaggio che fa seguito a molti altri, il cui sottotesto è uno solo, chiaro e brutalmente inequivocabile: "Tu potevi fare di più." "Non hai fatto abbastanza." "È colpa tua." E così viene messa in atto un'operazione subdola, meschina: la responsabilità viene spostata. Su chi? Sulle donne, ovvio. La risposta è talmente scontata che sembra superfluo persino doverla scrivere.
In fondo, le donne una scelta ce l'hanno sempre, no? Possono decidere se stare insieme a un uomo, oppure morire.
Ecco perché no, non si può parlare di omicidio, come tanto vorrebbe Vannacci. Non si può generalizzare, non si può normalizzare. Il mio lavoro mi insegna a nominare le cose, a definirle. E io credo che una definizione esatta, precisa, sia un buon punto di partenza per familiarizzare con l'ignoto, con lo straniero, il distante. Una definizione generica è un giro in tondo, una freccia che ha colpito solo il cerchio più esterno del bersaglio, una scusa campata in aria. Una definizione generica non ci fa guardare in faccia la realtà dei fatti. Non ci fa entrare in contatto con essa.
Si compie un omicidio per soldi, per vendetta, per questioni familiari, per soddisfare una perversione, per sbaglio, per un'infinità di motivi. Si compie un femminicidio quando un uomo crolla all’idea di non poter controllare una donna. Quando sa che la perderà e non tollera di non poterla possedere.
E allora no, non è la stessa cosa. Iniziamo a chiamare le cose per nome se vogliamo provare a cambiare il mondo.
Poi passiamo alle azioni. Come Mattarella, che proprio oggi sarà alla Stanza Rosa dell'ospedale Misericordia di Grosseto. Proprio il luogo in cui nel 2009 nacque il Codice Rosa, per accogliere e proteggere le vittime di violenza che arrivano in pronto soccorso.
Perché per cambiare le cose bisogna innanzitutto riconoscerle, e poi scegliere di esserci. Essere nei luoghi importanti, con la mente e con il corpo. Essere disposti a mettersi in ginocchio di fronte a una persona che ha appena ucciso l'ex compagna e pregarla di non gettarsi da un cavalcavia.
Chiara Baldi
Chiara Baldi è nata nel marzo del 1990 a Costigliole d'Asti, un paese tra le Langhe e il Monferrato dove torna ancora oggi per scrivere. Ha pubblicato nel 2023 con Mondadori L'erede della felicità. Attualmente sta lavorando a un nuovo titolo per Rizzoli che vedrà la luce il prossimo anno. Svolge attività di scrittura per terzi in ambito narrativo e saggistico ed è autrice televisiva per Mediaset.