Davide Fontana, accusato dell'omicidio premeditato di Carol Maltesi, è stato condannato all'ergastolo. Lo ha deciso la Corte d'Assise d'appello di Milano nel processo di secondo grado "ter" riconoscendo la premeditazione e chiudendo così il sesto processo del caso. È avvenuto dopo due sentenze di Cassazione che avevano annullato con rinvio la condanna all'ergastolo proprio sul punto di quell'aggravante.
L'omicidio di Carol e il corpo a pezzi -
Era l'11 gennaio del 2022 quando Fontana, ex bancario, uccise a martellate l'allora 26enne Carol Maltesi all'interno dell'appartamento di quest'ultima a Rescaldina, nel Milanese. Il corpo della donna fu poi fatto a pezzi, conservati all'interno di un congelatore per due mesi e infine abbandonati all'interno di sacchi neri in una discarica in provincia di Brescia. Maltesi lasciò un figlio piccolo.
Le parole di Fontana: "Mi vergogno di ciò che ho fatto, chiedo scusa" -
Prima della sentenza, l'ex bancario 46enne ha pronunciato davanti all'aula le sue dichiarazioni spontanee. "Non ho mai potuto organizzare di far del male a lei", ha detto sostenendo l'assenza di premeditazione nel delitto efferato da lui commesso. "Ciò è lontano da ciò che ero e che sono. Mi spiace e mi vergogno, quell'orrore non mi è mai appartenuto, chiedo scusa a tutti. Con il passare del tempo realizzo ciò che ho fatto. Anche se posso sembrare freddo, provo grande dolore dentro di me e non potrò mai riparare al dolore e alla sofferenza causata, ma ci proverò fino ultimo giorno".
L'odissea giudiziaria e il punto della premeditazione -
L'iter giudiziario è stato caratterizzato da un cammino tortuoso. In primo grado, nel giugno 2023, Fontana era stato condannato a 30 anni dal tribunale di Busto Arsizio, che aveva escluso le aggravanti della premeditazione e della crudeltà. Nel marzo 2024 la Corte d'appello di Milano aveva invece riconosciuto le aggravanti infliggendogli l'ergastolo. Nel settembre dello stesso anno la Cassazione aveva annullato con rinvio la sentenza, disponendo un nuovo processo d'appello limitatamente alla premeditazione.
Nel febbraio scorso era arrivata una nuova condanna all'ergastolo, successivamente annullata dalla Cassazione per "vizi di motivazione" sempre in merito all'aggravante. Nel terzo processo d'appello la procura generale ha quindi chiesto ancora una volta la massima, richiesta accolta dai giudici. La difesa ha continuato a chiedere l'esclusione della premeditazione, soffermandosi anche sul percorso di giustizia riparativa intrapreso da Fontana. "Sono contenta per questa sentenza", ha commentato Anna, sorella di Carol, subito dopo la lettura del verdetto. "L'ergastolo è l'unica consolazione che abbiamo. Speriamo che questa volta sia finita".