RADICI DEL FUTURO

Save the Olives, la sfida per salvare gli ulivi: in campo anche Helen Mirren

A Ugento nasce uno dei più estesi campi sperimentali contro la Xylella. Scienza, imprese e istituzioni insieme per selezionare le varietà di olivo resistenti al batterio

A Ugento, in provincia di Lecce, è stato inaugurato uno dei campi sperimentali più estesi al mondo dedicati alla ricerca sulla Xylella fastidiosa. Al suo interno è stato impiantato un patrimonio di biodiversità olivicola ottenuto da incroci mirati, selezionati per una doppia caratteristica: la resistenza al batterio e la qualità dell'olio che ne deriva. È una risorsa genetica pensata per rigenerare un territorio che l'epidemia ha colpito nelle risorse naturali e nell'economia delle comunità.

Chi ha firmato l'accordo -

 Il partenariato riunisce l'Istituto per la protezione sostenibile delle piante del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IPSP), il gruppo Salov attraverso il marchio Filippo Berio, l'organizzazione non profit Save the Olives e l'Azienda Agricola Melcarne (Forestaforte), realtà produttiva del territorio.

L'obiettivo è accelerare i processi di selezione e screening delle piante resistenti, potenziando le infrastrutture di laboratorio e le attività sperimentali sul campo. Tra gli strumenti previsti c'è un laboratorio mobile che consente di coltivare piante sperimentali in condizioni controllate.

Per Filippo Berio l'adesione risponde all'esigenza di valorizzare gli investimenti della ricerca pubblica, che senza il sostegno del mondo produttivo rischiano di disperdersi. "Ci sentiamo responsabili del futuro dell'olivo e della filiera italiana nel mondo", afferma Gianmarco Laviola, amministratore delegato di Salov – Filippo Berio.

Il ruolo della ricerca: dentro il progetto OMIBREED -

 Tra i programmi che beneficeranno dell'accordo c'è OMIBREED, uno dei tre progetti nazionali finanziati dal Ministero dell'Agricoltura sulla resistenza genetica alla Xylella. Il suo compito è chiarire i meccanismi genetici della resistenza al patogeno nelle cultivar di olivo, mandorlo e ciliegio, ricorrendo alle scienze cosiddette "omiche": genomica, trascrittomica, proteomica, fenomica ed epigenetica.

I risultati raggiunti danno la misura del lavoro. La caratterizzazione molecolare ha riguardato oltre 2.600 genotipi di olivo di diversa provenienza, portando all'identificazione di 1.500 profili molecolari unici. Nei primi mesi del 2026 sono stati analizzati i dati sintomatologici e diagnostici raccolti su circa 200 cultivar esposte per un decennio all'infezione naturale in pieno campo.

Per Maria Saponari, ricercatrice del CNR-IPSP di Bari e coordinatrice di OMIBREED, il rafforzamento della collaborazione con i partner privati è indispensabile per programmi che richiedono "investimenti di lungo termine". Una collaborazione che, spiega, assicura continuità e agevola il trasferimento delle innovazioni dal laboratorio al mondo operativo. Nel caso specifico, aggiunge la ricercatrice, la disponibilità di ampie superfici agricole condivise con i privati è ciò che rende possibile valutare in campo le progenie da incrocio più promettenti.

Helen Mirren: "Un patrimonio che appartiene al mondo" -

 All'inaugurazione ha preso parte Helen Mirren, premio Oscar e ambasciatrice di Save the Olives. "Gli ulivi della Puglia non sono solo alberi: sono memoria, paesaggio, lavoro e cultura", ha affermato l'attrice, osservando che la Xylella ha ferito profondamente quella terra ma non può cancellarne il futuro. Per questo, ha aggiunto, il sostegno alla ricerca e la collaborazione tra scienza, imprese e comunità locali sono oggi indispensabili per consegnare alle nuove generazioni una terra ancora viva e fertile.

All'evento hanno partecipato rappresentanti istituzionali, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e una delegazione internazionale di scienziati giunti in Puglia per la quinta edizione della Conferenza europea sulla Xylella fastidiosa. Una presenza che misura la dimensione del problema: se il batterio si estendesse agli altri Paesi olivicoli del Mediterraneo, dalla Spagna alla Grecia, le conseguenze sull'intera filiera dell'olio sarebbero difficilmente calcolabili.