I DIRETTI INTERESSATI SONO FAVORELI

Stop ai social per gli under 13, arriva la stretta della Ue | D'accordo i giovani: 1 su 2 vuole limiti all'accesso e un "patentino digitale"

Mentre Ursula von der Leyen annuncia l'EU Kids Act, la "voce" dei diretti interessati rivela una sorpresa: la Generazione Z non si ribella. Anzi, i ragazzi sono i primi a invocare regole chiare e un'educazione digitale

© Afp

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"La Commissione proporrà l'EU Kids Act. Nessun utilizzo dei social media per i minori di 13 anni. Nessun account personale per i minori di 15 anni". Eccole le parole - pronunciate dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo discorso sullo stato dell'Unione - che potrebbero segnare uno spartiacque storico nel rapporto tra i giovani e il Web. L'Europa, dopo averlo annunciato per mesi, ora ha dunque deciso di passare dalle parole ai fatti, intervenendo con "un approccio graduale e differenziato", e prevedendo per la fascia d'età dai 13 ai 15 anni solo "mini-account creati e supervisionati dai genitori, con funzionalità limitate e restrizioni di tempo".

Una mossa drastica che, nell'immaginario collettivo, dovrebbe scatenare la rivolta dei diretti interessati. Eppure, la realtà è ben diversa: i giovani non solo comprendono la necessità di un argine, ma in larga parte lo invocano. A dimostrarlo sono i dati raccolti da una recente indagine condotta da Skuola.net assieme agli psicologi e psicoterapeuti dell'Associazione Nazionale Di.Te. (Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullismo), su un campione di circa 2.500 ragazze e ragazzi tra i 10 e i 24 anni.

I destinatari della norma sono ampiamente favorevoli - Se, infatti, l'Unione europea vuole fissare l'asticella del divieto totale a 13 anni, i giovani italiani sembrano disposti a spingersi persino oltre. Alla domanda su un ipotetico divieto di utilizzo dello smartphone fino ai 14 anni e dei social fino ai 16 anni, quasi la metà degli intervistati (il 47%) si è dichiarata favorevole.

Il dato più interessante, però, emerge disaggregando le fasce d'età. I più propensi a una stretta non sono i giovanissimi (tra cui i favorevoli si fermano al 29-30%), bensì i ragazzi più grandi. Tra i 19-24enni, ovvero coloro che non verrebbero toccati dalla misura ma che hanno vissuto in prima persona l'era dell'accesso "libero e sregolato", i favorevoli salgono al 49%, mentre i totalmente contrari crollano ad appena il 18%. Chi è già passato per l'età critica, insomma, sa perfettamente quanti danni possa fare uno smartphone messo troppo presto nelle mani sbagliate.

I divieti da soli non bastano: per i giovani c'è bisogno del "patentino digitale" - I ragazzi, però, non chiedono solo proibizionismo. Vorrebbero soprattutto educazione. Da anni pedagogisti ed esperti propongono l'introduzione di un "patentino digitale": un percorso formativo obbligatorio per certificare le competenze tecnologiche e la consapevolezza dei pericoli online, da conseguire prima di ricevere il primo device.

E la Generazione Z, anche su questo, si trova in larga parte d'accordo: il 49% degli intervistati - i numeri tornano - è a favore di questa sorta di "scuola guida" per il web. Un bisogno di "istruzioni per l'uso" che, ancora una volta, si rafforza tra i più maturi: nella fascia 19-24 anni, ben il 66% vorrebbe rendere obbligatorio il patentino.

Il malessere nascosto - Da dove nasce questo appoggio sorprendente a misure così restrittive? Dal malessere generato da un uso prolungato e incontrollato delle piattaforme. I dati Skuola.net/Di.Te. tratteggiano il profilo di una generazione logorata dalla dieta digitale: il 34,2% dei giovani intervistati confessa di sentirsi triste o insoddisfatto dopo aver passato molto tempo sui social, il 49,3% ammette di sentirsi influenzato negativamente da ciò che vede nei feed, addirittura il 69% riconosce di fare molta più fatica a relazionarsi con gli altri nel mondo reale a causa dell'abuso dei social network.

Ma c'è un dato che, più di tutti, suona come un grido d'aiuto: più di 1 giovane su 10 (il 10,9%) ammette candidamente che, "se i social sparissero domani, si sentirebbe decisamente meglio". Significa che, in ogni classe italiana, ci sono almeno due o tre studenti che vivono la propria identità digitale non come uno svago, ma come una prigione ansiogena da cui non riescono a uscire per paura dell'esclusione sociale.

Dalle parole ai fatti: la proposta di legge degli studenti - A riprova che i ragazzi siano pronti a un cambio di passo epocale lo dimostrano anche le recenti mobilitazioni studentesche. Non si tratta solo di sondaggi: i giovani stanno passando all'azione, anche in Italia. È il caso dell'iniziativa messa in campo a inizio estate dalle Consulte Provinciali degli Studenti del Veneto, che hanno lanciato una proposta clamorosa: vietare per legge, su tutto il territorio nazionale, l'accesso ai social media ai minori di 14 anni.

Un progetto nato dal basso, dai banchi di scuola, che si sposa perfettamente con l'annuncio odierno di Ursula von der Leyen. L'EU Kids Act, in fondo, non farà altro che normare ciò che i giovani, sfiniti dalla pressione dell'algoritmo, stanno già chiedendo a gran voce.

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