Torna in carcere il commesso del minimarket di Torino accusato di violenza sessuale nei confronti di una ragazzina di 13 anni e di una donna di circa 40 anni. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame. La decisione, che è stata presa a 24 ore dall'udienza del Riesame e che verrà motivata nei prossimi giorni, ribalta quella adottata dal gip lo scorso 31 agosto quando, dopo due giorni in carcere, nei confronti del 42enne originario del Bangladesh era stata disposta la scarcerazione con una misura meno afflittiva, l'obbligo di firma.
La richiesta della pm -
Come riporta La Stampa il collegio presieduto da Claudio Ferrero (a latere i giudici Stefano Vitelli e Cristiano Trevisan) ha accolto la richiesta della pm Eleonora Sciorella, che il primo settembre aveva impugnato l'ordinanza di scarcerazione del GIP, chiedendo al tribunale della Libertà il carcere per l'indagato. Una richiesta motivata dal pericolo di fuga e di reiterazione del reato. Ora l'indagato dovrà essere portato in carcere dalla polizia. La difesa può ricorrere contro la decisione del Riesame in Cassazione.
L'udienza del Riesame -
L'indagato, nella giornata di lunedì 14 settembre, non si è presentato all'udienza del Riesame ma ha fatto avere al tribunale un manoscritto. Due facciate in stampatello scritte con l'aiuto di un interprete e siglate dal suo legale. La lettera inizia con una sorta di pentimento e prosegue con una richiesta di aiuto: "Ho deciso di rivolgermi a un centro di ascolto per uomini che hanno commesso brutti gesti su donne e bambini per avere un supporto psicologico. Il mio avvocato mi sta aiutando a cercare un centro, anche se non è facile, anche perché non conosco l'italiano. Farò un corso di lingua per poter iniziare un percorso con esperti". Secondo la procura però le scuse non basterebbero.
Versioni differenti -
Secondo la procura però le scuse non basterebbero. Già nel corso dell'udienza di convalida l'indagato aveva ammesso di aver sbagliato e si era detto dispiaciuto. In seguito tuttavia avrebbe modificato la sua versione sostenendo di non aver fatto nulla di sbagliato.