"Io lei non l'ho vista. Non ho visto il barchino in canale, ho solo sentito il colpo. Mi sono fermato subito, ho guardato cos'era successo: c'era la barca che stava affondando, c'era il ragazzo ferito, e infatti ho chiamato immediatamente il 118, ho chiesto cosa dovevo fare. Ma Gabriella non l'ho vista". Sono le parole - riportate da Il Gazzettino - dell'autista del taxi acqueo che, all'alba di sabato scorso, si è scontrato contro il cofano sul quale stavano viaggiando Sean Micheli, morto poi in ospedale, e sua moglie Gabriella Querino, ancora dispersa. Secondo l'uomo il natante della coppia gli avrebbe tagliato la rotta all'improvviso impedendogli di evitare l'impatto. Ma c'è di più, il tassista riferisce di aver visto la sagoma del 25enne ma non quella della donna. Se Querino si trovava in barca con il marito, quindi, sarebbe stata sbalzata subito lontano, nelle acque buie delle cinque del mattino.
La contestazione di omicidio nautico e gli accertamenti tossicologici -
Al tassista, un 38enne veneziano, viene contestato il reato di omicidio nautico. Gli inquirenti hanno predisposto nei suoi confronti anche una serie di esami tossicologici volti a capire se al momento dell'impatto con il barchino della coppia fosse lucido o avesse assunto sostanze (lo stesso è già stato deciso per Michieli su cui è stata predisposta un'autopsia completa). L'uomo è assistito dagli avvocati Stefania Pattarello, Augusto Palese e Jacopo Molina. Quest'ultimo è specializzato proprio sul fronte amministrativo della navigazione.
La ricostruzione dell'impatto tra i mezzi e il nodo delle luci -
Nella prima mattinata di sabato il tassista lavorava come sostituto utilizzando una barca e una licenza intestata a un collega. La corsa delle cinque del mattino verso l'aeroporto di Venezia era la prima del suo turno. Dopo l'isola di Tessera, secondo quanto raccontato dal 38enne, il barchino di Sean e Gabriella sarebbe spuntato improvvisamente davanti al taxi. L'impatto ha visto la chiglia di prua della barca cabinata sfondare il cofano a babordo, la parte posteriore sinistra finita distrutta - praticamente a ridosso del pozzetto di poppa, la postazione del pilota. Il tassista ha spiegato di non aver visto né la luce, né la sagoma del natante che gli stava piombando davanti e che forse, per essere stato centrato in questa maniera, potrebbe aver tentato una virata dell'ultimo minuto. L'indagato assicura anche che, al contrario, la sua barca era illuminata a giorno: tutte le lampadine presenti in cabina erano accese.
Gli attimi dopo l'incidente -
Negli istanti immediatamente successivi all'impatto tra i due natanti il tassista ha provveduto immediatamente a spegnere il motore. Si è sporto a controllare e ha visto il relitto del barchino che affondava e Sean riverso sulla vetroresina arancione. Il 38enne ha allertato il 112 e, secondo quanto da lui riferito, gli sarebbe stato suggerito dall'operatore di pensare a mettere in sicurezza i clienti che stava trasportando. Così il tassista ha provveduto ad affidarli a un collega di passaggio. I sanitari, arrivati in pochi minuti, hanno poi provveduto a recuperare Michieli e a portarlo in ospedale dove poi è spirato.
Le testimonianze dei tassisti e quelle dei turisti -
Dopo lo schianto tra i mezzi due taxi acquei sono passati nella zona dell'incidente. Il primo è passato affianco ai rottami delle barche senza neanche fermarsi. Il secondo, invece, ha accettato di prendersi in carico la coppia di turisti americani che si trovava a bordo del mezzo coinvolto nell'incidente. Sia i tassisti che la coppia di vacanzieri dovranno essere sentiti dal pubblico ministero Daniela Moroni in quanto si tratta di persone che potrebbero fornire dettagli utili a ricostruire quanto successo. I due conducenti verranno ascoltati di persona mentre i forestieri potranno raccontare la propria testimonianza a distanza.
Il mistero sulla scomparsa di Gabriella -
Durante le operazioni di salvataggio di Sean gli operatori del 118 non hanno trovato alcuna traccia di Gabriella. Eppure, se la 26enne fosse finita in acqua - al netto delle correnti forti e del vento - avrebbe potuto essere portata proprio tra i fondali bassi. La procura comunque non ha dubbi, la 26enne di origine brasiliana si trovava a bordo del barchino insieme al marito. In effetti la sua borsetta contenente alcuni effetti personali quali il portafoglio con all'interno i documenti è stata recuperata sul fondale. Fatto, quest'ultimo, che avvalora ancora di più l'ipotesi - sempre più concreta - che la donna fosse uscita con l'uomo. Ciononostante i carabinieri continuano a seguire ogni pista possibile: dalla famiglia di lui, a Cavallino, fino a quella di lei, in Brasile.