A “QUARTA REPUBBLICA”

L’inedita lettera di Oriana Fallaci scritta da New York il giorno dopo l’11 settembre

Un documento, indirizzato all'avvocato Francesco Brizzi, che restituisce la sua testimonianza immediata di uno degli eventi che hanno cambiato la storia

© Da video

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Lunedì 14 settembre, a “Quarta Repubblica”, in prima serata su Retequattro, è stata mostrata un’inedita lettera scritta da Oriana Fallaci da New York all’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle. Alla vigilia del ventesimo anniversario della morte della giornalista, “Quarta Repubblica” rende pubblico un documento che restituisce la sua testimonianza immediata di uno degli eventi che hanno cambiato la storia contemporanea. Nel documento, indirizzato all’avvocato Francesco Brizzi, la giornalista racconta in presa diretta una Manhattan paralizzata e sconvolta: "Io credevo d’aver visto tutto, nella mia vita. E invece no. Questo scenario supera le peggiori previsioni". Fallaci descrive "un silenzio da cimitero", interrotto soltanto dagli aerei militari sopra Manhattan, e conclude con parole che restituiscono il suo stato d’animo nelle ore successive alla strage: "Sono isolata. Ammalata nella misura che sa, e furibonda. Molto furibonda". Di seguito il testo integrale della lettera:

Caro Francesco,
come ho cercato di farle sapere attraverso il mio ufficio che fino a stamani era isolato ed ora è in grado di ricevere e trasmettere fax, da qui cioè da casa mia non posso chiamare oltreoceano. Ieri ci ho provato invano per ventiquattr'ore. Ho tentato anche con la Spagna e con Parigi. In certe zone, infatti, i sistemi di comunicazione oltreoceanica dipendevano da una delle due torri crollate.
Non so che vi hanno fatto sapere i corrispondenti locali. La televisione italiana da ieri non ci arriva (suppongo per gli stessi motivi del telefono) e i giornali ancor meno. Tutti gli aeroporti di tutti gli stati sono chiusi. Comunque, ecco un sintetico rapportino.
La città è paralizzata. Le strade sono completamente vuote come nel film "L'ultima spiaggia". Tutto è immobile. Ai soliti assordanti rumori, si è sostituito un silenzio da cimitero. Un silenzio interrotto soltanto dagli aerei militari che sorvegliano l'isola di Manhattan. I ponti e i tunnel, che da Manhattan portano a Brooklyn, e altrove, sono chiusi. Si possono attraversare soltanto a piedi ma dopo l'esodo di ieri sera nessuno li attraversa più. Sono fermi anche i treni e gli autobus e la subway, naturalmente ben sorvegliata dai militari. Non funzionano che gli ospedali stracolmi. Con gli ospedali, la televisione: straordinariamente indenne ma scarsamente informata.
Io credevo d'aver visto tutto, nella mia vita. E invece no. Questo scenario supera le peggiori previsioni: naturalmente nei prossimi due, tre giorni le cose si assesteranno. Questa è gente dura. Ma il trauma è profondo. Anche per un tipo vaccinato come me. La peggiore strage che ho visto in guerra si basava su cinquecento morti. Al Messico, poco più. Qui i morti son davvero migliaia. C'è chi dice diecimila e mi stupirei se fossero meno di cinquemila. Almeno quattrocento pompieri son sepolti, schiacciati, sotto la seconda torre. E nelle due torri lavoravano decine e decine di migliaia di persone. Senza contare i visitatori, centomila al giorno. E quelli che si sono buttati dalle finestre? Insieme all’immagine del secondo aereo che si infila nella seconda torre come in un pezzo di burro, non mi va via dalla testa lo spettacolo della gente che per non bruciar viva si buttava giù dalle finestre del novantesimo piano.
Quanto a me, sono isolata. Ammalata nella misura che sa, e furibonda. Molto furibonda.
Buone cose a Lei, e grazie.
Oriana Fallaci

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