Una superpetroliera è esplosa e ha preso fuoco dopo aver urtato delle mine mentre tentava di attraversare ("illegalmente", dicono i pasdaran) una zona a traffico limitato nello Stretto di Hormuz: lo ha reso noto il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, secondo quanto riferito dall'agenzia Fars, senza tuttavia specificare quando si sia verificato l'incidente. La Marina dei Pasdaran ha identificato la nave come Algeira, battente bandiera di Panama, e ha affermato che i tentativi di contenere l'incendio sono falliti, con l'intera imbarcazione ormai avvolta dalle fiamme. Le Guardie della Rivoluzione hanno poi affermato di aver emesso avvisi sui pericoli derivanti dall'utilizzo di quella rotta e hanno ribadito che lo Stretto rimane sotto la loro sorveglianza e il loro controllo.
Un conflitto che prosegue anche fuori dal campo -
La tensione resta alta anche nel Golfo, con i nuovi raid incrociati fra gli Houthi e l'Arabia Saudita e lo scontro a distanza fra Iran e Stati Uniti all'Aiea, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica. Teheran ha infatti accusato Washington di aver escluso dal vertice a Vienna il capo dell'Organizzazione per l'energia atomica dell'Iran, Mohammad Eslami, e ha convocato l'incaricato d'affari austriaco per protestare contro la mancata concessione dei visti agli iraniani. Washington ha replicato secca: Eslami è oggetto di sanzioni, per questo non gli è stato permesso di partecipare. Il segretario dell'Energia americano Chris Wright ha quindi spiegato di aver provato a chiedere una deroga, "ma gli è stata negata".
Negoziati difficili -
L'incidente conferma le difficoltà persistenti nel cercare di riavviare un dialogo che porti a una fine della guerra in corso da più di sei mesi. "L'Iran, un Paese in crisi, vuole concludere un accordo, in fretta e male. Deciderò io se gli Stati Uniti sceglieranno o meno di avviare un confronto, un'ipotesi a cui siamo aperti", ha detto Donald Trump mostrandosi quantomeno possibilista su una riapertura dei colloqui. Se e quando accadrà è tutto da vedere. Così come è da verificare la disponibilità di Teheran.
In attesa delle mid-term -
I nodi delle trattative fra Washington e Teheran restano gli stessi, da Hormuz al nucleare. Sullo Stretto il pressing americano è elevato. Trump vuole vedere scendere i prezzi del petrolio prima delle elezioni di metà mandato così da rassicurare gli americani. "Crolleranno non appena finirà il conflitto militare con l'Iran, e non ci vorrà molto", ripete da settimane rivendicando che il "petrolio scorre a Hormuz" e ventilando la possibilità di chiedere rimborsi ai Paesi del mondo che usano il petrolio in transito nello Stretto. "Lo stiamo facendo molto di più per gli altri che per noi stessi, e lo abbiamo fatto per generazioni", ha aggiunto.
Hormuz e Bab el-Mandeb -
Ma Hormuz non è l'unico cruciale passaggio in pericolo in Medio Oriente. Con i raid degli Houthi, a tremare è anche lo Stretto di Bab el-Mandeb, una delle rotte mondiali più importanti per il trasporto di petrolio dal Golfo verso il Mediterraneo. Un mix fatale per il mercato petrolifero: l'instabilità in Medio Oriente fa infatti temere per le scorte globali e fa volare le quotazioni del greggio. Gli Houthi stanno continuando con la loro offensiva: dopo aver conquistato due isole nel Mar Rosso, hanno nuovamente lanciato decine di droni e missili balistici contro obiettivi militari in Arabia Saudita, per rappresaglia contro i raid aerei di Riad che, hanno rivendicato, hanno colpito lo Yemen 50 volte nelle ultime 24 ore. Sotto pressione dagli attacchi, il principe alla corona saudita Mohammed bin Salman vola in Egitto per fare il punto con il presidente Fattah El-Sisi su una situazione che dempre di più mette in pericolo Riad, esposta ora su più fronti ad attacchi di ritorsione.