Lauro De Marinis, meglio noto al grande pubblico con il nome d’arte Achille Lauro, è il nuovo Direttore Creativo di Dondup. L’artista è oggi alla guida dell’ufficio stile del brand per le collezioni donna, uomo e accessori. È così che la sinergia tra musica e moda si manifesta attraverso un’espressione creativa unica e potente, dando origine ad una cultura dinamica, in continua evoluzione.
© Ufficio stampa
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Cantautore dallo stile eclettico e trasformista, Lauro De Marinis esprime la propria estetica visionaria attraverso un nuovo punto di vista, quello della moda, forma d’arte che da sempre lo contraddistingue e gli appartiene. Iconici i suoi travestimenti scenografici, primo tra tutti, per sempre impresso nell’immaginario collettivo, il suo San Francesco di Giotto, esibito come in una rappresentazione teatrale sul palco di Sanremo: una tutina in strass nude viene svelata oltre una cappa di velluto nero, ricamata a mano con paillettes oro e argento.
Grande performer, appassionato del mondo visual, Lauro spesso sceglie di calcare le scene a piedi nudi, affermando gli stilemi “gentlemen rock”, tra cappotti lunghi, uso evocativo del nero, trasparenze, completi super fitted, che si alternano a volumi più ampi, sino al classico smoking. Memorabili l’omaggio a Mina con lunghissima treccia rossa e le citazioni visive di altri personaggi indimenticabili, dalla Marchesa Casati Stampa sino alla Regina Elisabetta.
Da questa profonda sensibilità artistica nasce la partnership con Dondup, azienda fondata nel 1999 a Fossombrone, nelle Marche, nel cuore della Denim Valley italiana, da Manuela Mariotti e Massimo Berloni. Il brand produce e distribuisce abbigliamento prêt-à-porter uomo e donna, 100% Made in Italy. Dal 2021 il marchio fa parte del portfolio di Made in Italy Fund, fondo di private equity gestito da Quadrivio & Pambianco. Radicato nella manifattura italiana e mosso da un'ossessione per il fit, Dondup unisce ricerca, qualità e cultura del saper fare in ogni suo capo, realizzando un universo di collezioni ready-to-wear dalla forte identità urbana e cosmopolita.
Il progetto risponde al desiderio personale dell’artista di esprimere la propria creatività come autore e non solo come testimonial. L’obiettivo è quello di preservare le radici del brand, rafforzandone l’identità, attraverso collezioni altamente desiderabili, che esprimano una visione fortemente contemporanea del lusso moderno.
Lauro torna quindi all’attitudine sensuale e all’estetica sofisticata degli esordi, ripartendo proprio dallo storico jeans Dondup che, fin dalle origini, è diventato celebre per la sua capacità di esaltare il famoso “lato B”: un denim progettato per valorizzare la silhouette e per scolpire il corpo femminile come nessuno, sino ad allora, aveva mai fatto in Italia.
Il debutto ufficiale di Lauro De Marinis nella nuova veste di Direttore Creativo del brand si è tenuto lo scorso 15 giugno a Milano, allo stadio San Siro. Durante il concerto sold-out dell’artista, alla presenza di 60.000 persone, è stata presentata la sua prima capsule collection, "Erotica", composta da cinquanta pezzi, pensati per la stagione Follow-Winter 2026/2027.
Per la prima volta in assoluto una vera e propria sfilata si è svolta durante un concerto in uno degli stadi più importanti del mondo. Un evento straordinario che ha visto sfilare top model internazionali come Frida Aasen, Cindy Mello e Ikram Abdi. Ambiziosa, magnetica, dominante, la donna di Lauro per Dondup impone la propria presenza con naturalezza, attraverso una sensualità misurata.
Il corpo femminile, come insegna la miglior tradizione sartoriale italiana, non è mai esibito ma valorizzato. La seduzione nasce dalla precisione di un taglio, dalla caduta di un tessuto, dal modo in cui un capo aderisce e accompagna il movimento. Una narrazione fatta di contrasti e armonie in cui il rigore sartoriale incontra una femminilità decisa. I gessati e il tailoring costruiscono una silhouette autorevole. Trasparenze, superfici luminose, abiti e tailleur vestono perfettamente il corpo. I dettagli preziosi introducono tensione e provocazione. Si apre quindi un capitolo nuovo nella storia di Dondup: più maturo, più deciso e più consapevole della propria identità.
Quando e com’è nata questa tua interessante collaborazione con il celebre marchio denimwear?
È una storia nata con calma, senza fretta, come tutte le cose che poi restano. Nasce da un'esigenza artistica, non da un rapporto a fine commerciale: sono guidato da passione e intuito ormai da anni, ed è con questo spirito che sono approdato in Dondup. Non sono arrivato come testimonial o come volto di una campagna: volevo essere un autore, qualcuno che costruisce, disegna e firma. Con Mauro Grange, l'Amministratore Delegato, c'è stata fin dai primi momenti una sintonia bellissima, ed è insieme a lui che stiamo portando avanti questo percorso, che non è un gesto isolato ma un progetto di lungo periodo: l'inizio di un cammino creativo che nei prossimi anni influenzerà l'immagine, le collezioni e il posizionamento di Dondup, preservandone il DNA e rafforzandone l'identità. Ho sentito, poi, il bisogno di incontrare Manuela Mariotti e Massimo Berloni, i fondatori del marchio, di ascoltare la loro storia e capire davvero cosa Dondup rappresenta ancora oggi per loro. È da quell'incontro che è nata la mia volontà di ripartire dalle origini, rispettando quella visione e reinterpretandola.
Cosa hai apportato del tuo stile personale al DNA del brand? Come riesci ad equilibrare il tuo estro creativo con l'estetica di Dondup e a reinterpretare l'heritage del marchio?
Il mio compito non era cancellare nulla, ma riconoscere il valore di ciò che Dondup era già e costruire da lì qualcosa di nuovo. Credo che Dondup sia, in fondo, ancora oggi figlio dei suoi fondatori originali e, per questa mia prima collezione, ho sentito il bisogno di ripartire proprio dalle origini. Quello che ho portato del mio linguaggio personale è soprattutto un'attitudine: un'eleganza sartoriale che interpreta la sensualità come energia, non come dichiarazione esplicita. Ho fatto tornare protagonista il logo originale del brand, ho recuperato il "Rosso Dondup", il riferimento cromatico che accompagna il marchio fin dalle origini, e sono ripartito dai capi iconici del passato per reinterpretarli attraverso uno sguardo nuovo. L'equilibrio, per me, sta proprio qui: nel restare fedele a un'eredità fortissima — quella di un brand che ha saputo scolpire il corpo femminile come nessun altro in Italia — e allo stesso tempo portarci dentro la mia voce, senza tradire né l'una né l'altra. In questo percorso ho piena libertà e sento il sostegno di tutta la filiera aziendale: è quello che mi permette di lavorare con serenità sul confine tra il mio estro personale e l'estetica di Dondup, senza sentirmi mai in conflitto tra le due cose.
Come mai la scelta di ritornare alle origini della cultura denim e dallo storico jeans Dondup, che per primo celebrava e valorizzava il famoso "lato B"? Quali sono gli elementi di continuità con il passato che hai voluto reintrodurre in collezione?
Perché è lì che tutto è cominciato. Dondup, fin dal 1999, è diventato celebre per un denim progettato non per essere uguale per tutti — come faceva gran parte del mercato allora — ma per valorizzare la silhouette, le forme, per scolpire il corpo femminile. Quel celebre "lato B" non è mai stato uno slogan: è stato un modo di pensare il jeans come strumento di valorizzazione del corpo, quando nessun altro in Italia lo faceva. Per me era fondamentale ripartire da lì, dalle manifatture di Fossombrone, nelle Marche, dove Dondup è nato e ha costruito la propria storia. Ho voluto recuperare quell'attitudine sensuale e quell'estetica sofisticata degli esordi: un’estetica rock-chic che fondeva l'eleganza sartoriale con l'energia della sensualità. Dondup è stato il brand che ha portato il denim fuori dalla luce del giorno, dentro la notte.
Qual è il tuo personale rapporto con la moda e, nella libera espressione della tua creatività, quali sono – se esistono – le contaminazioni tra i due mondi, musica e moda?
La moda mi dà la possibilità di creare dei mondi, di trasferire ciò che ho in testa nei miei spettacoli. Ho avuto la fortuna di lavorare con tantissimi direttori creativi che mi hanno permesso di immergermi completamente, a 360 gradi, nella moda. Amo creare progetti estetici ed è proprio in quello spazio che musica e moda, per me, si toccano davvero. Per me la moda è un linguaggio, esattamente come la musica. Credo che quello che ogni mattina scegliamo di indossare sia più di un semplice vestito: è uno strumento di identità. E se la musica racconta chi sei attraverso il suono, la moda lo fa attraverso la forma, il tessuto, il modo in cui un capo accompagna il movimento del corpo. Le contaminazioni tra questi due mondi, per me, non sono un esercizio di stile: sono il motivo per cui ho scelto di sfilare durante un concerto, dentro uno stadio, davanti a 60.000 persone, anziché in una location tradizionale. Erotica è nata proprio da questa fusione: una vera sfilata si è svolta durante un concerto, in uno degli stadi più importanti del mondo. La musica si è fusa con la moda sul palco di San Siro ed è stato un evento unico nel suo genere.
Quali sono quindi le cifre stilistiche delle creazioni della tua prima collezione, Erotica, e quali sono i capi di punta che hai proposto per la stagione FW26/27? Come mai la scelta di questo nome?
Erotica è una collezione di cinquanta pezzi tra capi e accessori, pensata per la stagione FW26/27, nata da un dialogo tra contrasti e armonie: il rigore sartoriale incontra una sensualità decisa e controllata. L'elemento centrale è il gessato, declinato in bianco, grigio e tono su tono, che diventa il simbolo di una nuova idea di eleganza: penso ai blazer scolpiti sul punto vita, ai trench sartoriali, agli chemisier dalle proporzioni scenografiche, agli smoking femminili. E poi c'è il pantalone Lexi, un capo che è già icona del brand, che ho reinterpretato flared, a vita media, con una linea slanciata che valorizza la silhouette. Accanto al tailoring ci sono materiali che amplificano la dimensione sensoriale della collezione: velluti profondi, maglierie lurex tridimensionali, shantung di seta, chiffon impalpabili. E, a completare il tutto, una selezione di accessori — borse Hobo, clutch, cinture — con dettagli in metallo satinato, che diventano la firma visiva di questo universo. Il nome Erotica è un manifesto, prima ancora che un titolo. Volevo riportare la sensualità nella moda contemporanea, non come provocazione ma come eleganza. È il racconto di una donna che non cerca approvazione: l'istinto diventa consapevolezza, la consapevolezza diventa erotismo. È un erotismo intellettuale, quello di una donna che conosce se stessa e sa cosa vuole.
Com'è la donna alla quale ti rivolgi? Qual è la tua personale visione del rapporto tra moda e femminilità?
È una donna ambiziosa, magnetica, dominante, una presenza che si impone con naturalezza, senza bisogno di dichiarare il proprio potere. Si manifesta attraverso l'atteggiamento, la presenza, una sensualità controllata: quel tipo di fascino costruito che appartiene alla tradizione sartoriale italiana, dove il corpo femminile viene valorizzato, mai esibito. Per me la seduzione nasce dalla precisione di un taglio, dalla caduta di un tessuto, dal modo in cui un capo aderisce e accompagna il movimento. La mia visione del rapporto tra moda e femminilità è tutta in una frase che sento davvero mia: volevo creare qualcosa che restasse, non come volto ma come autore. Ed Erotica, in fondo, è proprio questo: il modo in cui vedo la donna. Forte, elegante, consapevole del proprio corpo. La sensualità non è un accessorio, è un'attitudine. E la moda deve saperla raccontare.
Progetti e sogni per il futuro?
Il mio desiderio è contribuire, attraverso questo incarico di Direttore Creativo, a scrivere un nuovo capitolo nella storia di Dondup e, più in generale, nel modo di raccontare la moda oggi. Non mi interessa semplicemente fare collezioni: voglio costruire un immaginario, dare vita a qualcosa che abbia una propria identità e che possa lasciare un segno. Il mio sogno è fare arte. Utilizzare la moda come un altro linguaggio, come ho sempre fatto con la musica, per creare mondi, emozioni e visioni. Con Dondup voglio avere il tempo e la libertà di sviluppare questo percorso, rispettando ciò che il brand è stato e, allo stesso tempo, portandolo verso qualcosa che ancora non esiste. Se riusciremo a farlo, non avremo semplicemente realizzato delle belle collezioni: avremo costruito una storia.