Più che una rivoluzione sarebbe un ritorno al passato: fino a 50 anni fa, tornare a scuola il 1° ottobre era semplicemente la normalità. Per generazioni di studenti italiani, infatti, il mese di settembre era ancora di vacanza. L'ultima volta accadde nel 1976. Poi arrivò la svolta: con la legge n. 517 del 4 agosto 1977, per l’anno scolastico 1977/78 l’inizio delle lezioni venne anticipato al 20 settembre, aprendo la strada al calendario che conosciamo oggi. Mezzo secolo dopo, quella data torna di prepotenza d’attualità. Non per nostalgia del passato, ma per un problema molto più concreto: il caldo nelle aule.
Secondo un sondaggio realizzato da La Tecnica della Scuola, i cui risultati sono stati ripresi dal portale Skuola.net, su 400 insegnanti, il 78,3% dei docenti sarebbe favorevole a far iniziare le lezioni il 1° ottobre, anche a costo di ridurre gli attuali 200 giorni di scuola. Quasi otto insegnanti su dieci, quindi, sarebbero pronti a riportare il calendario scolastico indietro di 50 anni pur di evitare le settimane più calde di settembre. Oppure in caso di allerta rossa per l’eccessiva afa, preferirebbero restare tutti a casa facendo lezione a distanza.
Quasi 8 docenti su 10 vorrebbero iniziare il 1° ottobre - In effetti, siamo uno dei Paesi d’Europa dove l’anno scolastico dura di più in termini di giorni: in Francia, ad esempio, si limitano a 180 giorni mentre in Finlandia e Germania a 188. C’è anche da dire che in questi paesi il tempo pieno - anche alle superiori - è quasi la regola per via di strutture che consentono lo svolgimento di attività pomeridiane: da noi la maggior parte di scuole medie e superiori non sarebbe attrezzata, riducendo di conseguenza le ore destinate alla formazione. Cosa di cui tiene ben conto il restante 21,8% del campione interpellato: in altre parole, quasi quattro docenti su cinque tra quelli che hanno partecipato alla rilevazione sarebbero pronti a modificare in modo sostanziale il calendario attuale pur di evitare le settimane più calde di settembre.
Nelle risposte aperte della consultazione, in ogni caso, i docenti hanno chiesto a gran voce la climatizzazione delle classi. In presenza di caldo afoso, come in questi giorni, c’è anche chi chiede modifiche all’orario giornaliero delle lezioni: "Ridurre l’orario scolastico solo le prime tre ore", "Tempo scuola dalle 8,00 alle 12,00 dall’inizio e fino a tutto il mese di ottobre", "Riduzione delle ore a 45 minuti", sono alcune delle proposte pervenute.
A fare da sfondo alla richiesta ci sono soprattutto le condizioni degli edifici scolastici. Secondo gli Open Data del ministero dell’Istruzione e del Merito relativi all’anno scolastico 2022/23 e analizzati dalla testata, in 57.350 edifici scolastici non è garantita la refrigerazione, pari al 93,55% del totale.
Nel 93% delle scuole del sondaggio niente condizionatori - A mostrare quanto sia ancora lunga la strada sono poi anche i dati più recenti di Cittadinanzattiva. Secondo il XXIV Rapporto sulla sicurezza a scuola, solo il 7,42% degli edifici scolastici dispone di sistemi di condizionamento o ventilazione: appena 4.457 plessi, circa uno su 13. Rispetto alla rilevazione precedente, l’aumento è stato di sole 490 scuole.
Procede lentamente anche la transizione energetica degli edifici: gli impianti solari termici sono presenti appena nel 2,45% dei plessi, pari a 1.472 scuole, solamente 206 in più rispetto all’anno precedente. Numeri che mostrano come la maggior parte degli istituti sia ancora poco attrezzata per affrontare temperature sempre più elevate. Una situazione che trova conferma anche nelle risposte degli insegnanti coinvolti nella rilevazione.
Alla domanda sulla presenza di condizionatori o di interventi programmati per installarli nel proprio istituto, 373 docenti, il 93,3%, hanno risposto negativamente. Solo 27, pari al 6,8%, hanno invece indicato la presenza degli impianti o di lavori previsti per realizzarli. Nelle risposte aperte, molti partecipanti chiedono proprio di intervenire sulla climatizzazione degli edifici. Altri propongono invece di modificare temporaneamente gli orari quando le temperature diventano troppo elevate: tra le soluzioni indicate ci sono lezioni limitate alle prime tre ore, un orario dalle 8:00 alle 12:00 fino alla fine di ottobre oppure la riduzione delle singole ore a 45 minuti.
Con l’allerta rossa, il 59,8% è favorevole alla Dad - Il sondaggio ha affrontato anche un’altra possibile soluzione: sospendere le normali lezioni in presenza durante le giornate caratterizzate da un’allerta rossa per il caldo. Il riferimento è alla decisione del sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, che prevede per le scuole comunali la possibilità di rimanere chiuse o adottare modalità alternative, come la didattica a distanza, in presenza di un'allerta rossa. Anche in questo caso prevalgono i favorevoli, sebbene con una maggioranza meno ampia: 239 docenti su 400, il 59,8%, si sono detti d’accordo con il ricorso alla Dad in queste circostanze. I contrari sono 161, pari al 40,3%.
Per raffrescare le scuole sono stati stanziati 20 milioni - Sul problema delle temperature nelle aule è intervenuto anche il ministero dell’Istruzione e del Merito. A inizio settembre il ministro Giuseppe Valditara ha annunciato 20 milioni di euro destinati alle scuole per apparecchi e dispositivi di raffrescamento. Secondo i calcoli riportati da La Tecnica della Scuola, però, lo stanziamento corrisponderebbe a circa 50 euro per classe, mentre dotare un’aula di condizionatori può richiedere una spesa di alcune migliaia di euro. Per questo sarebbe necessario anche l’intervento degli enti locali.
Resta poi l’ostacolo del calendario. La normativa prevede infatti 200 giorni di lezione, un vincolo che il ministro Valditara ha definito un paletto da rispettare. Il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, ha ricordato però che il numero dei giorni può essere ridotto tramite ordinanze dei sindaci in presenza di circostanze eccezionali legate anche alla tutela della salute, come accaduto a Palermo. Nel frattempo, la proposta di spostare il rientro fino al 1° ottobre è arrivata anche attraverso una petizione lanciata da una docente delle superiori della Campania e diventata popolare online.
Per ora, dunque, il ritorno a scuola a ottobre rimane un’ipotesi. Ma il risultato del sondaggio fotografa un orientamento piuttosto chiaro tra gli insegnanti che hanno partecipato: davanti ad aule che spesso non dispongono di sistemi di raffrescamento, per molti il calendario scolastico non è più un elemento intoccabile.