L'indagine

Quasi sette lavoratori su dieci preferiscono il welfare all'aumento di salario

Secondo la ricerca, il benessere dato dall'equilibrio vita-lavoro è sempre più determinante

© Istockphoto

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Si dice spesso che i soldi non fanno la felicità, ma aiutano di certo a crearla. Ma prima dell'agio economico a renderci appagati e sorridenti ci sono tanti piccoli altri benesseri quotidiani che il datore di lavoro può offrire ai suoi lavoratori: dal rimborso del nido all'assicurazione sanitaria, dalla palestra al supporto psicologico. È quanto emerge in anteprima dalla nuova edizione de Il Grande Gap, la ricerca promossa da Epassi Italia, parte dell’indagine europea Gebs (Great Employee Benefits Study), che fotografa lo stato dell’arte del welfare in otto paesi europei, analizzando le aspettative dei dipendenti e le visioni dei datori di lavoro.

Più welfare per tutti -

 In particolare, in Italia il quadro delle priorità evidenzia come le persone chiedano risposte concrete sui grandi temi della conciliazione vita-lavoro: se le assicurazioni di vario tipo rappresentano la prima priorità per il 46% dei dipendenti italiani, un ruolo centrale è ricoperto dal supporto ai familiari a carico, indicato dal 38% del campione.

Questo dato intercetta una necessità urgente legata al carico di cura, alla genitorialità e all'assistenza familiare, confermando che le politiche di welfare più flessibili e vicine ai bisogni reali sono oggi il principale motivo di soddisfazione e fidelizzazione. Non a caso, il report evidenzia come i dipendenti con un’alta soddisfazione per il proprio pacchetto welfare siano significativamente più propensi a rimanere nella propria azienda, con un tasso di fedeltà che sale al 94% a fronte del 69% registrato tra chi vive una scarsa soddisfazione.

Cambio di rotta confermato dai dati -

 Il 62% dei lavoratori a livello globale preferirebbe che il proprio datore di lavoro investisse concretamente nel proprio benessere piuttosto che ricevere un incremento salariale diretto, a testimonianza di quanto l'equilibrio vita-lavoro sia ormai una priorità non negoziabile. Un'evidenza confermata anche dai recenti report internazionali sul lavoro di cura, che evidenziano come il peso dell’assistenza ai familiari rappresenti un fattore critico di stress e possa generare cali di produttività e assenze forzate se non adeguatamente supportato da tutele mirate.

"I dati ci dicono qualcosa che chi lavora con le persone già sente: il peso della cura - di un figlio, di un genitore anziano, di un familiare in difficoltà - è diventato uno dei principali fattori di stress lavorativo. E con una forza lavoro che invecchia e vite professionali sempre più lunghe, questo peso non è destinato a diminuire. Un'azienda che ignora questa realtà non sta solo perdendo un'opportunità di welfare: sta perdendo la fiducia delle sue persone. Per questo il welfare che funziona non si esaurisce con un catalogo di servizi, ma da una domanda semplice: di cosa hanno bisogno davvero le persone che lavorano per me, oggi e negli anni che verranno?" sottolinea Paola Blundo, Amministratrice Delegata di Epassi Italia.

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