ENERGIA AL RIENTRO

Rhodiola rosea a settembre: l’adattogeno contro stress e stanchezza funziona davvero?

Con il ritorno alla routine cresce l’interesse per gli integratori “adattogeni”. Tra i più conosciuti c’è la Rhodiola rosea: una pianta dalla lunga tradizione d’uso, ma dalle promesse spesso più ampie delle prove disponibili

di Silvia Trevaini
© Istockphoto

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Settembre ha una strana reputazione. Non è gennaio, eppure per molti rappresenta il vero inizio dell’anno. Si torna al lavoro, riprendono scuola e impegni, cambiano gli orari e le giornate diventano improvvisamente più piene. Proprio quando vorremmo sentirci riposati dopo le vacanze, possiamo invece avvertire stanchezza e difficoltà nel recuperare il ritmo. È anche il periodo in cui aumentano le proposte di integratori per “energia”, “concentrazione” e “resistenza allo stress”. Tra le piante più citate compare la Rhodiola rosea, conosciuta anche come radice artica o radice d’oro. Cresce spontaneamente nelle regioni fredde e montuose dell’Europa e dell’Asia e la sua radice ha una lunga storia di utilizzo tradizionale. Oggi viene soprattutto presentata come adattogeno, termine utilizzato per indicare sostanze vegetali alle quali viene attribuita la capacità di aumentare la resistenza dell'organismo agli stress di diversa natura. È una definizione affascinante. Forse persino troppo. Perché quando passiamo dalla tradizione alla medicina basata sulle prove, la storia della rodiola diventa più sfumata. Alcuni studi hanno prodotto risultati interessanti su stanchezza e stress, ma la qualità complessiva delle evidenze non permette di considerarla un rimedio dall'efficacia definitivamente dimostrata. È proprio questa distinzione a renderla interessante: la Rhodiola rosea è un buon esempio di quanto possa essere sottile il confine tra tradizione fitoterapica, ricerca e marketing del benessere.

Una pianta nata dove vivere significa adattarsi -

 Per capire perché la rodiola sia diventata quasi il simbolo degli adattogeni basta osservare dove cresce. Rhodiola rosea è una pianta perenne capace di vivere in ambienti caratterizzati da freddo e condizioni climatiche difficili. È diffusa nelle regioni montuose e settentrionali dell'emisfero boreale e sono soprattutto rizoma e radice a essere utilizzati nelle preparazioni fitoterapiche. Tra i suoi numerosi componenti sono stati studiati in particolare rosavine e salidroside, sostanze spesso utilizzate anche per caratterizzare e standardizzare gli estratti commerciali. Da qui, però, nasce facilmente un equivoco: il fatto che una pianta contenga molecole biologicamente attive non significa automaticamente che l'assunzione di un integratore produca nell'uomo tutti gli effetti osservati in laboratorio. Lo stesso vale per la parola “adattogeno”. Nel linguaggio del wellness viene spesso tradotta con formule come “aiuta il corpo ad adattarsi allo stress” o addirittura “riequilibra il cortisolo”. Quest'ultima affermazione è troppo categorica. Lo stress umano coinvolge sistema nervoso, ormoni, sonno, comportamento, condizioni sociali e salute generale. Non esiste un interruttore dello stress che una pianta possa semplicemente riportare nella posizione corretta.

Stress e stanchezza: cosa possiamo dire davvero sulla rodiola -

 La parte più interessante arriva quando guardiamo alle valutazioni ufficiali europee. Il Comitato per i medicinali vegetali dell'European Medicines Agency (EMA) ha aggiornato nel 2024 la propria valutazione della Rhodiola rosea. La conclusione consente di considerare determinate preparazioni della radice come medicinali vegetali tradizionali destinati al sollievo temporaneo dei sintomi dello stress, come fatica ed esaurimento. Ma c'è un dettaglio fondamentale: la classificazione è basata sull'uso tradizionale, non su un “well-established use” sostenuto da prove cliniche robuste. L'EMA ha esaminato studi condotti su adulti con stress e stanchezza e riconosce che alcuni abbiano mostrato possibili effetti positivi. Allo stesso tempo, segnala problemi metodologici e carenze negli studi disponibili. Nel rapporto di valutazione aggiornato si conclude che non ci sono prove sufficienti per sostenere un'efficacia clinica consolidata della rodiola nel trattamento di fatica o esaurimento. È una differenza importante per il consumatore. Dire “tradizionalmente utilizzata per alleviare temporaneamente stanchezza associata allo stress” non equivale a dire “è scientificamente dimostrato che combatte lo stress”. Ed è proprio questa seconda versione, molto più semplice e seducente, che spesso troviamo nel racconto degli adattogeni.

Se siamo esausti a settembre, forse la prima domanda non riguarda un integratore -

 Qui la rodiola ci permette di affrontare un tema ancora più interessante. Quando a settembre ci sentiamo stanchi, la tentazione è cercare qualcosa che ci restituisca immediatamente energia. Ma la stanchezza è un sintomo, non una diagnosi. Dopo le vacanze possiamo aver modificato orari del sonno, alimentazione e attività fisica. Il ritorno improvviso alle sveglie anticipate e agli impegni può richiedere qualche giorno di adattamento. In altri casi, però, una stanchezza persistente può avere cause completamente differenti e meritare una valutazione medica. Anemia, disturbi tiroidei, problemi del sonno, infezioni, condizioni metaboliche, alcuni farmaci e disturbi dell'umore sono soltanto alcune delle possibilità che possono presentarsi con affaticamento. Per questo coprire una stanchezza persistente con una sequenza di integratori senza chiedersi da dove provenga non è una strategia di benessere. Prima della capsula viene la routine: recuperare progressivamente orari di sonno regolari, muoversi, mangiare in modo equilibrato, idratarsi e concedere all'organismo il tempo necessario per ritrovare il ritmo. Se la stanchezza continua, peggiora o interferisce con le attività quotidiane, la domanda non dovrebbe essere “quale adattogeno prendo?”, ma “perché sono così stanco?”.

Naturale non significa adatto a tutti -

 Un'altra conseguenza della parola “pianta” è la percezione di innocuità. L'EMA indica la rodiola per l'uso tradizionale negli adulti sopra i 18 anni e precisa che, se i sintomi persistono per più di due settimane durante l'assunzione, è opportuno consultare un medico o un professionista sanitario qualificato. Questo non significa che qualsiasi integratore presente sul mercato sia equivalente alla preparazione valutata dall'EMA. Estratti diversi possono differire per composizione, concentrazione e metodo di produzione. Ed è un punto spesso dimenticato quando leggiamo uno studio: la parola “Rhodiola” sull'etichetta non rende automaticamente tutti i prodotti identici a quello utilizzato nella ricerca. La prudenza diventa ancora più importante in gravidanza e allattamento, quando si assumono farmaci o in presenza di patologie. In questi casi è preferibile confrontarsi con medico o farmacista prima dell'utilizzo, invece di affidarsi all'idea che un prodotto vegetale sia per definizione compatibile con tutto. La valutazione EMA aggiornata sottolinea inoltre che non sono disponibili dati clinici pubblicati specifici nelle popolazioni pediatriche.

Il vero problema degli adattogeni è quando promettono di adattarci a una vita insostenibile -

 Ed eccoci forse alla parte più interessante del discorso. La popolarità degli adattogeni racconta qualcosa del nostro rapporto con lo stress. Invece di domandarci perché siamo esausti, spesso cerchiamo un prodotto che ci permetta di continuare a esserlo senza sentirne gli effetti. Ma nessun integratore dovrebbe diventare lo strumento con cui rendere tollerabili settimane senza riposo, sonno insufficiente o carichi di lavoro costantemente eccessivi. Questo non significa liquidare la fitoterapia come inutile. Significa collocarla nella giusta dimensione. La Rhodiola rosea possiede una lunga tradizione d'uso e alcuni dati clinici interessanti; le autorità europee riconoscono l'uso tradizionale di specifiche preparazioni per il sollievo temporaneo di sintomi dello stress come fatica ed esaurimento. Ma la stessa EMA sottolinea che le prove cliniche disponibili non sono sufficienti per attribuirle un'efficacia terapeutica consolidata. È una posizione meno spettacolare rispetto alle promesse dei social. Ma probabilmente molto più utile.

A settembre non abbiamo bisogno di diventare più resistenti a tutto -

 La Rhodiola rosea è un buon esempio di come dovremmo parlare oggi degli integratori: senza demonizzarli, ma anche senza trasformarli in scorciatoie biologiche. Può avere un ruolo come prodotto vegetale tradizionalmente utilizzato per il sollievo temporaneo della fatica associata allo stress negli adulti, ma non abbiamo prove sufficienti per presentarla come una soluzione universale contro stress, burnout o stanchezza cronica. E forse settembre ci offre una riflessione ancora più importante. Il rientro non dovrebbe essere una gara per tornare immediatamente produttivi come prima. Il corpo e la mente possono aver bisogno di qualche giorno per recuperare orari, sonno e routine. Prima di cercare qualcosa che ci renda più resistenti allo stress, può valere la pena chiedersi quanto di quello stress sia davvero necessario sopportare. Perché adattarsi è una risorsa. Ma qualche volta il segnale più intelligente che ci manda la stanchezza è dirci che non dobbiamo adattarci proprio a tutto.