Un avvertimento forte e chiaro. È quello mandato dai capi dei governi locali di Scozia, Irlanda del Nord e Galles, tutti di orientamento separatista, al governo centrale britannico. John Swinney, Michelle O'Neill e Rhun ap Iorwerth hanno firmato un memorandum d'intesa che ha il sapore di sfida al Regno Unito: "Abbiamo il diritto all'autodeterminazione e nessun governo di Westminster ha diritto di bloccare la democrazia", si legge nel documento. Sì, perché nell'ombra si nasconde un'altra possibile Brexit: quella, appunto, di Scozia, Irlanda del Nord e Galles che potrebbero far crollare l'Uk. O forse soltanto stringere dei rapporti più forti con l'Unione Europea.
Un documento firmato che è un monito -
L'intesa fra Scozia, Irlanda del Nord e Galles è stata formalizzata a margine di un vertice a Cardiff. "Le nostre nazioni hanno il diritto all'autodeterminazione. Nessun governo di Westminster (governo centrale britannico, ndr) ha diritto di bloccare la democrazia o di minare il principio secondo cui i nostri popoli dovranno decidere del loro futuro", si legge nel memorandum d'intesa firmato dai tre in forma di appello. Insomma, con questo documento i tre Paesi rivendicano il diritto a decidere il proprio futuro costituzionale in autonomia ed eventualmente a prevedere un rafforzamento dei rapporti con le nazioni europee. Nonostante le norme in vigore oggi nel Regno Unito non permettano la convocazione di referendum o altre forme di iter secessionisti senza il benestare di Londra e del governo britannico, Scozia, Irlanda del Nord e Galles hanno fatto fronte comune per mettere pressione.
Può accadere davvero? -
Il Regno Unito uscì dall'Unione Europea con il referendum sulla Brexit del 2016 grazie al voto favorevole della maggioranza degli inglesi (che rappresentano da soli oltre l'80% della popolazione dell'intero Regno) e di una maggioranza più risicata di gallesi, ma solo d'una minoranza di scozzesi e nordirlandesi. Oggi questi popoli sembrano voler ritrovare un ruolo centrale e staccarsi dall'Uk e infatti a Cardiff si sarebbe anche parlato di rapporti con l'Europa. L'attuale premier laburista del Regno, Andy Burnham, ha da parte sua ribadito di recente, come già fatto dai predecessori, di non voler concedere nuovi voti referendari sull'indipendenza delle nazioni minori del Regno (dopo quello perduto dagli indipendentisti in Scozia nel 2014) a meno che non emerga un desiderio chiaramente maggioritario e consolidato nel tempo in questo senso fra le popolazioni locali. Cosa che i sondaggi correnti non accreditano. I leader Swinney, O'Neill e Ap Iorwerth, comunque, hanno fatto una prima mossa.
Sogni di gloria -
La firma del memorandum punta anche a rafforzare i legami tra le tre nazioni, in vista di una possibile evoluzione dell'assetto costituzionale britannico. Ma cosa si nasconde nei sogni di Scozia, Irlanda del Nord e Galles? Le prime due nazioni sognano la nascita di Paesi indipendenti da Londra, mentre i repubblicani nordirlandesi (perlopiù cattolici) ambirebbero alla riunificazione con la Repubblica d'Irlanda dopo la pace del Venerdì Santo che nel 1998 mise fine alla sanguinosa guerra civile con gli unionisti protestanti. Per quanto riguarda l'Unione Europea, Scozia e Galles potrebbero chiedere l'adesione come nuovi Stati membri. Un terremoto potrebbe presto scoppiare.
Burnham "impegnato nel rispettare l'accordo del Venerdì Santo" -
Come riferito da Downing Street, Burnham nel frattempo è "pienamente impegnato" a rispettare l'Accordo del Venerdì Santo. La puntualizzazione arriva dopo le critiche ricevute dal Sinn Féin, partito nazionalista irlandese. Il mese scorso, durante una visita a Belfast, Burnham aveva affermato che un referendum sulla riunificazione dell'Irlanda era "fuori discussione". Parole definite "offensive" dalla premier nordirlandese O'Neill.
L'Accordo del Venerdì Santo consente al governo britannico di indire un referendum qualora appaia probabile una maggioranza favorevole alla riunificazione in Irlanda del Nord. Un portavoce del premier ha precisato che la decisione "spetta al ministro per l'Irlanda del Nord", ma che al momento "non vi sono elementi chiari" per ritenere che la popolazione voglia separarsi dal Regno Unito. Anche il presidente statunitense, Donald Trump, ha dichiarato che gli "piacerebbe vedere" un'Irlanda unita.