Chi va piano va sano e va lontano

Nell'era delle risposte istantanee, rivogliamo le app che inviano messaggi alla velocità dei piccioni viaggiatori

Riscoprire il piacere dell'attesa. Questo chiedono gli utenti di "Carrier Pidge" o "Roost", che sono già più di 100mila. Lasciare che sia un pennuto virtuale a gestire le nostre comunicazioni le rende più "autentiche"

© Istockphoto

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Chi appartiene a una generazione nata prima dell'esplosione di internet ricorda benissimo quello che accadeva sempre in questo periodo dell'anno, più o meno a ogni fine estate. Settembre era infatti il mese delle cartoline, quello in cui le cassette della posta si riempivano di scarabocchiati saluti da Pineto o da Miami mentre ci si preparava al ritorno da scuola. Rappresentavano un po' gli ultimi scampoli delle vacanze, echi di mesi caldi che aiutavano a sopportare l'abbassamento delle temperature. Probabilmente quei cartoncini non avrebbero mantenuto lo stesso fascino se fossero arrivati istantaneamente a destinazione, quando quelle ferie non erano ancora ricordi consumati.

Oggi quel rito è scomparso, sostituito da tante foto spedite come allegato e da una corrispondenza fitta e istantanea, che è tanto comoda quanto a volte soverchiante per chi deve gestirla. Forse per questo tanti bramano un "balzo all'indietro" e cercano alternative per tornare almeno un attimo un po' più analogici. Si spiega così il recente boom di app come Roost o Carrier Pidge, che si vantano apertamente di consegnare messaggi "alla velocità di un piccione viaggiatore".

"Peggio" is the new "meglio" -

 Cosa abbia portato già più di 100mila utenti a sposare la scommessa rappresentata da simili piattaforme è facilmente intuibile. Contro il "logorio della vita moderna" si cerca una maniera di rallentare, anche solo per ridurre il carico mentale causato dalla reperibilità costante. C'è addirittura chi per spiegare un simile boom ha scomodato il principio della frizione, un concetto che consiste nell'introdurre un ostacolo artificiale (in questo caso l'attesa) per alterare consapevolmente la frequenza con cui compiamo un'azione. Forse ha semplicemente ragione Olivia Macdonald, una utente di Carrier Pidge che ha riassunto così al New York Times la sua passione per simili app: "Alcune cose sono migliori, quando peggiorano".

Più o meno come fa un piccione -

 Eppure determinate piattaforme non nascono con problemi di usabilità. Tutte le lentezze o i ritardi di risposta sono pensati per essere lì, per rendere l'esperienza dello scambio comunicativo più umano. Carrier Pidge addirittura avvisa gli utenti che c'è uno 0,2% di rischio che il messaggio non venga mai recapitato, proprio per ricalcare i rischi di un effettivo invio tramite piccione viaggiatore. In generale spedire un pensiero attraverso questa app significa accettare che verrà recapitato in un tempo non perfettamente definito, che può variare in base alla distanza o ad altri fattori esterni simulati dallo strumento virtuale. Carrier Pidge arriva addirittura a garantire una sorta di tracking del messaggio, assimilando il piccione virtuale a un corriere capace di raggiungere una velocità media pari a 110 miglia orarie (circa 177 chilometri all'ora).

New York-Chicago in 8 ore e 49, "Alboreto is nothing" -

 Per collaudare la sua invenzione, lo sviluppatore dell'app Noah Iarrobino utilizzò una foto dell'attore Danny DeVito in C'è sempre il sole a Philadelphia. Ci vollero circa 8 ore e 49 minuti al suo piccione per coprire la distanza tra New York e Chicago e consegnare il prezioso contenuto multimediale, un'enormità per gli standard odierni, ma nessuno se ne sarebbe preoccupato secondo il papà di Carrier Pidge. Oggi possiamo dire che Iarrobino aveva ragione, la scommessa è decisamente vinta e forse al successo ha contribuito anche la gamification interna alla sua creatura.

Accudisci il tuo piccione -

 Sia Carrier Pidge che Roost infatti hanno al loro interno delle dinamiche da videogioco, che vanno dalla possibilità di accudire il proprio pennuto come un Tamagoghi alla possibilità di crearsi un'autentica flotta di uccelli addestrati ad hoc. Perché in fondo tornare nel passato ci piace, finché possiamo farlo senza rinunciare al telefono. Non è un caso che la popolarità di determinate applicazioni siano cresciute proprio grazie a social con logiche antitetiche a esse.

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