Non si ferma l'iter della legge elettorale in Parlamento. Nelle scorse ore ha ottenuto il via libera alla Camera un nuovo emendamento, a prima firma della senatrice di FdI Antonella Zedda, che attesta la cancellazione di qualsiasi soglia di voti per contribuire al premio di maggioranza. Il testo rivede anche il numero minimo di firme che le formazioni politiche fuori dal Parlamento devono raccogliere per potersi presentare alle elezioni: il numero passa da 1.500 a seimila per collegio. E qui scoppia il caos, con Elly Schlein e Giuseppe Conte che attaccano e Giorgia Meloni e Antonio Tajani che rispondono.
L'incremento delle firme per le nuove formazioni -
L'emendamento approvato con 87 voti favorevoli quadruplica di fatto le firme da raccogliere per chi non è in Parlamento. La quota delle 6mila firme per collegio abbassa addirittura l'ipotesi iniziale: in origine la proposta prevedeva una cifra ancora più alta, ossia 9mila firme. Restano comunque delle esenzioni - come già nella legge elettorale attuale - che riguardano chi ha due gruppi in Parlamento, così come chi ha almeno un gruppo formatosi entro il 31 dicembre 2025, come Italia Viva o Azione. L'obiettivo, in sostanza, sarebbe quello di impedire la nascita di liste elettorali fittizie create da partiti o coalizioni peraggirare determinati vincoli o meccanismi di una legge elettorale.
Conte e Schlein tuonano: "Faremo muro" -
Immediato lo scoppio del caos sulla raccolta firme. Sono insorte le opposizioni, con il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte che ha dichiarato quel provvedimento "è costruito per tutelare la casta che è già lì in Parlamento. Chiedo a Sergio Mattarella di bloccare questa norma che è una vergogna. Con queste norme Emma Bonino e altri leader radicali non sarebbero entrati in Parlamento".
Analogo l'appello di Elly Schlein: "Faremo muro su questa pessima legge elettorale che è diventata l'unica priorità di Giorgia Meloni. Hanno inserito un nuovo emendamento contro cui dovremo continuare a batterci perché prevede, per le liste che si presentano per la prima volta, una raccolta di firme con un numero di firme esorbitante che limita l'accesso alle elezioni. Quindi insieme faremo questa battaglia ed è una ragione in più per fare muro insieme", ha spiegato la segretaria del Pd in videocollegamento alla Festa dell'Avanti! a Campobasso.
Meloni e Tajani replicano -
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha mandato il suo di messaggio: "Gli italiani avranno la possibilità di scegliere. Sono fiera che questo lo abbia fatto il centrodestra, mi pare poco credibile che ci venga detto che non sia abbastanza, per esempio sulle preferenze". Anche Antonio Tajani è intervenuto sulla questione: "È una vergogna giocare con la democrazia cercando di presentare liste finte o liste civetta. Per concorrere alle elezioni serve il consenso di base, per andare in Parlamento, non basta mettere un simbolo, qual è la garanzia di serietà e di affidabilità? Serve ci sia un consenso, credo sia giusto mettere delle firme per dimostrare che chi partecipa rappresenta qualche cosa. Sennò è uno strumento per creare cose tipo 'forza Roma forza Lazio'. La democrazia è una cosa seria".