DIVERSI FERITI NELL'ATTACCO

L'Arabia Saudita: "Oleodotto Est-Ovest colpito da droni provenienti dall'Iraq" | Pezeshkian: "Non ci piegheremo agli Usa"

Riad: "Per ora nessuna risposta al raid". Rinviati i colloqui tra Israele e Libano previsti a Roma. Houthi: "Non abbiamo chiesto a Trump di intervenire in Yemen"

L'attività dell'oleodotto Est-Ovest dell'Arabia Saudita è stata temporaneamente sospesa "in via precauzionale" in seguito a diversi raid con droni subiti nella giornata di giovedì 10 settembre nelle regioni di Riad e Medina. Lo ha reso noto il ministero dell'Energia saudita, spiegando che alcune persone sono rimaste ferite e hanno ricevuto assistenza medica. Team tecnici sono stati "immediatamente" attivati per mettere l'oleodotto in sicurezza, si legge nel comunicato. Secondo Riad, i droni provenivano "dall'Iraq". Intanto, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, a margine dei Brics a Nuova Delhi, ha dichiarato che "Teheran resta salda di fronte agli Stati Uniti e al regime sionista e non cederà alle loro prepotenze". Intanto, l'esercito israeliano continua a effettuare incursioni in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.

"Droni provenienti dall'Iraq" -

 I droni che hanno colpito l'oleodotto Est-Ovest in Arabia Saudita, portando alla sospensione delle sue attività, provenivano "dall'Iraq". È quanto affermato dal ministero degli Esteri saudita, in un comunicato. Lo stesso ministero, condannando l'attacco, ha aggiunto che le strutture danneggiate dal raid sono "attualmente in fase di riparazione". In Iraq operano milizie filo-iraniane.

"Per ora nessuna risposta al raid" -

 Il ministero degli Esteri saudita ha sottolineato nel suo comunicato che è stata presa la decisione di "non rispondere in questa fase" all'attacco contro l'oleodotto, sulla base della richiesta del "fraterno governo iracheno" di "adottare misure per prevenire attacchi lanciati dallo stesso territorio iracheno verso l'Arabia Saudita e Paesi limitrofi". Riad si riserva tuttavia "il diritto di adottare le misure necessarie per proteggere la propria sovranità, sicurezza, infrastrutture e cittadini".

Rinviati i colloqui Israele-Libano a Roma -

 Il nuovo round di negoziati tra Israele e Libano a Roma, previsto per la settimana prossima, è stato rinviato a ottobre. Lo ha dichiarato un funzionario degli Stati Uniti. Il presidente libanese, Joseph Aoun, ha confermato che "al momento non ci sono nuovi colloqui con Israele".

Idf continua incursioni in Cisgiordania -

 L'esercito israeliano ha condotto una serie di incursioni in tutta la Cisgiordania e a Gerusalemme Est, ferendo un uomo a Silwan e facendo irruzione in almeno sei villaggi e città. Lo ha riferito l'agenzia di stampa ufficiale palestinese Wafa. Un giovane è rimasto lievemente ferito dopo essere stato colpito da un proiettile sparato dall'esercito israeliano nel quartiere di Ras al-Amud, a Silwan, a sud della moschea di al Aqsa, secondo quanto riferito dal governatorato di Gerusalemme. Ad Al-Mughayyir, a nord-est di Ramallah, l'esercito ha lanciato lacrimogeni, mentre i bulldozer hanno iniziato a spianare il terreno sui versanti orientale e occidentale del villaggio, aprendo strade per agevolare gli spostamenti dei coloni durante l'incursione, secondo quanto dichiarato dal capo del consiglio del villaggio, Amin Abu Aliya. Non sono stati segnalati feriti. Al-Mughayyir ha subito ripetute incursioni e attacchi da parte dei coloni nelle ultime settimane, ha aggiunto Abu Aliya.

"Gli Usa riducono le finestre giornaliere per la difesa delle petroliere" -

 Gli Stati Uniti hanno ridotto a due finestre giornaliere i periodi durante i quali offrono protezione aerea alle petroliere in transito nello stretto di Hormuz. Lo riferisce il quotidiano Financial Times, citando comunicazioni inviate dal Centro statunitense di coordinamento marittimo. La limitazione è entrata in vigore all'inizio di settembre, dopo l'intensificazione degli attacchi iraniani contro le navi che attraversano lo stretto nelle ore notturne. Secondo la ricostruzione, Washington fornisce da maggio copertura di difesa aerea alle navi che percorrono una rotta vicina alla costa dell'Oman. Agli operatori viene raccomandato di programmare il passaggio durante le due finestre previste, senza tuttavia imporre l'obbligo di rispettarle. La misura riguarda quindi gli orari della protezione offerta dagli Stati Uniti, non un divieto di navigazione nelle altre fasce della giornata. Il dispositivo sostiene il transito commerciale attraverso il passaggio che collega il Golfo al golfo di Oman, dove l'Iran ha imposto un blocco nelle prime fasi della guerra iniziata il 28 febbraio. Il percorso vicino alla costa omanita consente alle navi di attraversare il settore meridionale dello stretto

Iran, Pezeshkian: "Saldi di fronte agli Usa" -

 "Oggi l'Iran resta saldo di fronte agli Usa e al regime sionista e non cederà alle loro prepotenze", ha detto Pezeshkian a margine del Forum Brics a Nuova Delhi, incontrando esponenti religiosi e del mondo degli affari indiani. "Questi sedicenti paladini dei diritti umani sono, in realtà, attori malevoli che ci etichettano come terroristi", ha aggiunto, citato dall'agenzia Irna. "Stiamo pagando il prezzo di questa posizione - ha detto il presidente iraniano -. Eppure, finché vivremo, perseguiremo la verità e la giustizia e non ci piegheremo all'oppressione, alla tirannia o alle prepotenze".

Accordo tra Iran e Oman non prevede la riapertura di Hormuz -

 Un accordo tra Iran e Oman non prevede la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, ma stabilisce le basi per una sua possibile riapertura. Lo ha dichiarato una fonte iraniana all'agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim. La fonte afferma che l'accordo rappresenterebbe un passo avanti verso l'esercizio della sovranità iraniana sullo stretto e che la sua riapertura dipenderebbe interamente dal rispetto da parte degli Stati Uniti delle condizioni poste da Teheran.

Houthi: "Non abbiamo chiesto a Trump di intervenire" -

 Gli Houthi hanno smentito l'affermazione di Donald Trump, secondo cui il gruppo avrebbe chiesto a Washington di non intervenire nel conflitto in corso nello Yemen. In un post su X ripresa dalla tv iraniana PressTV, Hazem al-Assad, membro dell'ufficio politico di Ansarullah (Partigiani di Dio), l'organizzazione armata dei ribelli, ha definito l'affermazione "infondata e falsa", sottolineando che nessun funzionario del governo di Sana'a ha contattato la Casa Bianca. "Come al solito, con la sua abitudine di parlare a vanvera e raccontare bugie ridicole, il criminale Trump tesse narrazioni prive di fondamento. Ma la realtà lo descrive bene con il vecchio proverbio: 'La mano che non puoi spezzare, baciala e prega affinché si spezzi'", ha scritto Assad su X.

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