Gli avvocati di Elon Musk hanno inviato una diffida ai produttori del documentario "Musk": l'avvocato Alex Spiro contesta al regista Alex Gibney di aver costruito il film attorno a conclusioni precostituite, senza condurre un'indagine imparziale e senza verificare il materiale utilizzato con l’entourage del multimiliardario.
Il documentario -
Firmato dal premio Oscar Alex Gibney, che ha lavorato al progetto per anni e presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. "Musk" ricostruisce la vita, la carriera, la personalità e gli obiettivi del tycoon. Un racconto per capitoli, a ritmo sostenuto, nonostante la lunga durata, che passa da SpaceX a Tesla, dalla legione di figli al rapporto con Trump, dall'infanzia difficile per il bullismo subito e un padre violento alla conquista di Twitter (ora X) basato su una rigorosa ricostruzione, un mare di materiali e documenti, e decine di testimonianze, fra colleghi, ex amici, avversari, giornalisti che hanno indagato su di lui. Ci sono anche molte voci della sua sfera famigliare, fra le quali la prima moglie di Musk, Justine Wilson, il padre del miliardario Errol Musk, il fratello.
Ha un ruolo importante anche l'influencer Ashley St. Clair, che ha fatto causa al fondatore di SpaceX dopo aver affermato di aver avuto un figlio da lui: un'azione che le ha scatenato contro sui social, dove ha ricevuto insulti e minacce, molti ammiratori del tycoon. Gibney inserisce la sua indagine in uno scenario da videogioco, con tanto avatar di Musk, ricreato in chiave ironica con l'IA (testa grande, corpo piccolo) che entra nel racconto con alcune delle sue frasi più discusse.
Pericolo per la democrazia -
"Nel lavorare al film - ha spiegato il regista - ho capito che, a parte gli elementi tecnologici, la storia di Musk è come un vecchio vino messo in una bottiglia nuova. Si rivela essere la storia di un truffatore, di un manipolatore di borsa. Una delle cose che mi ha colpito di più è stata, soprattutto all'inizio, l'enorme paura delle persone di parlare. È quasi una paura esistenziale, sia tra i suoi critici, sia tra i suoi colleghi d'affari, sia tra i suoi amici". Il film non fiction si conclude sulla possibilità che Musk possa di nuovo aiutare Trump, influenzando il voto nelle elezioni di Midterm il prossimo novembre. Nel film "c'è Musk al centro ma siamo tutti coinvolti nella sua storia - conclude il regista - perché a lui e a molti dei magnati della tecnologia, abbiamo permesso di accumulare un potere enorme. In questo senso, il racconto che faccio è anche un monito: speriamo di riuscire a trovare una via d'uscita dal guaio in cui ci siamo cacciati".
© Ansa/Tgcom24
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