rientrano le tensioni

Legge elettorale, la maggioranza si ricompatta sulle preferenze: in Senato bocciato l'emendamento del Pd | Passa quello sui capolista bloccati | Le opposizioni in Aula: "Vergogna"

Non passa l'emendamento del Pd sulla proposta delle opposizioni di introdurre le preferenze pure. Via libera invece all'emendamento unitario della maggioranza. Festeggia Meloni

© Ansa

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Sulle preferenze la legge elettorale rimane com'era, con i capilista bloccati. Il centrodestra si è ricompattato e ha votato in Senato contro il subemendamento presentato dalle opposizioni alla legge elettorale per introdurre le preferenze "pure". Festeggia la maggioranza di governo. Dai banchi dell'opposizione sono partiti dei cori di "Vergogna". Il governo, poco prima del voto, aveva deciso di rimettersi al parere dell'aula. Il voto finale del Senato è fissato per martedì 15 settembre, poi la legge tornerà alla Camera entro il 28. 

La "trappola" del Pd -

  La nuova legge elettorale - approvata il 16 luglio alla Camera dopo aver affrontato non pochi ostacoli - è arrivata al Senato. Nell'aula di Palazzo Madama con 93 voti contrari, 63 a favore e un astenuto, la maggioranza non ha approvato l'emendamento delle opposizioni sulle preferenze a prima firma del Dem Dario Parrini per sopprimere i capolista bloccati e prevedere il voto di preferenza. La proposta consegnava agli elettori la scelta dei candidati. Oggi, invece, una parte dei candidati sarebbe scelta dai partiti. Ma non è passato il tentativo delle opposizioni di dividere le forze di governo. Nella giornata del 9 settembre, il Pd aveva infatti presentato un emendamento sulle preferenze, generando un braccio di ferro tra Fratelli d'Italia da una parte e Forza Italia e Lega dall'altra. Nello scontro si era inserito anche il leader di Futuro nazionale, Roberto Vannacci, chiedendo a Fratelli d'Italia di votare l'emendamento sulle "preferenze senza liste bloccate" e invitandoli a essere "coerenti". Sin dal primo momento, Lega e Forza Italia si sono dette contrarie all'emendamento. Più complicata è stata la posizione del partito di Giorgia Meloni. La leader di FdI, prima che salisse a Palazzo Chigi, aveva fatto dell'adozione delle preferenze una battaglia storica del suo partito. Ma le tensioni interne alla maggioranza sono terminate con il voto contrario del Senato. "Tra un emendamento strumentale sulle preferenze delle opposizioni e mantenere gli accordi di maggioranza noi non abbiamo dubbi: manteniamo la parola e votiamo contro questo emendamento", ha detto intervenendo nell'aula del Senato il capogruppo di Fdi Lucio Malan. Rientrate quindi le tensioni in maggioranza sulla legge elettorale.

Esprimere fino a tre preferenze -

  Dopo il voto che ha fatto tremare il governo, in aula di Palazzo Madama è passato - con 97 voti a favore, 67 contro e due astenuti - l'emendamento unitario della maggioranza che introduce nella riforma della legge elettorale il meccanismo delle preferenze con capolista bloccati. Respinte tutte le proposte di modifica di opposizione tranne una tecnica di drafting approvata all'unanimità. Il testo prevede la possibilità di esprimere fino a tre preferenze con alternanza di genere, pena l'annullamento della seconda e della terza preferenza nell'ordine di lista. L'elettore troverà quindi sulla scheda una lista di sette nomi: sotto al capolista bloccato (graficamente staccato dagli altri) ci saranno sei nomi accanto ai quali si può mettere la propria crocetta per esprimere fino a tre scelte con alternanza di genere. Non è prevista, come invece accade nel Rosatellum, per i capilista una quota di genere 60 a 40. Al momento della proclamazione del voto, tutti i senatori del partito di Giorgia Meloni, guidati da Lucio Malan, hanno alzato nei loro banchi fogli bianchi con su scritto "Con noi le preferenze", "Con loro zero preferenze". Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha richiamato i parlamentari FdI chiedendo di abbassare i cartelli. Alcuni senatori di opposizione hanno commentato: "Che tristezza, esultano per preferenze fasulle".

Il plauso di Meloni -

  Festeggia la leader di governo. "Le preferenze, nel voto per il Parlamento, mancavano dal 1993, cioè da quasi 35 anni. Oggi tornano perché il centrodestra ha scelto di reintrodurle, su proposta di Fratelli d'Italia", ha scritto sui social Giorgia Meloni. "Alla sinistra, che oggi sostiene che non basta, devo ricordare che non è credibile, su questo tema, chi non le ha mai volute in questi 35 anni e ha votato per bocciarle anche un mese fa. Quindi - conclude - la differenza non è tra chi vuole più preferenze e chi ne vuole meno. È tra chi le ha rimesse nella legge e chi no".

La reazione delle opposizioni -

  Dopo il voto contrario del centrodestra al Senato al subemendamento delle opposizioni sulle preferenze, il Pd ha postato sui social un video del 22 gennaio 2024 in cui Giorgia Meloni affermava: "Noi siamo disposti a votare qualsiasi legge elettorale, chiediamo una cosa: che ci siano le preferenze". "Coerenza zero" è il commento nel post del Pd sui social in cui viene pubblicato il vecchio video di Meloni.
 

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