GUERRA COMMERCIALE... O UN GIOCO?

Trump e i "bizzarri" dazi contro il Canada: dai pony ai golf cart, fino bambù e mezcal | Nel mirino anche merci che Ottawa... non produce

The Donald e Carney si sfidano a colpi di tariffe stravaganti. Anche con "ritorsioni" sugli sport preferiti

© Tgcom24

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Dalla pelliccia di pony al mezcal, dai golf cart fino ai lustrini e ai mobili di bambù. Le nuove vittime dell'inasprimento della guerra commerciale tra Usa e Canada, più che un elenco di obiettivi commerciali da colpire, sembrano parte di una lista della spesa per un bazar. Dopo un primo affondo di Donald Trump a fine agosto, e i contro-dazi con cui ha risposto il premier canadese Mark Carney, la Casa Bianca ha deciso di puntare i piedi e mettere nuovamente alle strette Ottawa minacciando tariffe al 50% e addirittura lo stop alla frontiera di alcuni prodotti. O, almeno, vuole dare l'impressione di farlo. Anche perché la merce simbolo del Canada - lo sciroppo d'acero - non è stata quasi sfiorata dalle tariffe a stelle e strisce. E altri prodotti, inseriti nelle liste di proscrizione americane, non possono essere nemmeno prodotti legalmente nel Paese della foglia d'acero. 

Il paradosso del mezcal e dei pony -

 Partiamo, innanzitutto, dalla pelliccia di pony. La merce, spuntata nel secondo aggiornamento dei dazi americani pubblicato martedì 8 settembre e in vigore dalla fine del mese, ha rappresentato meno di 470mila dollari delle esportazioni canadesi verso gli Usa nel 2025. Export che, stando ai dati ufficiali americani, valgono in totale 334 miliardi di dollari annui.

Insomma, una decisione che ha la possibilità di impattare sullo 0,0001% del commercio tra le due potenze nordamericane. Ancora più "comica" la questione del mezcal. Tra le diverse bevande analcoliche e alcoliche su cui Trump ha voluto alzare un muro tariffario, compare anche il distillato ottenuto dalla pianta dell'agave. Peccato che, essendo un prodotto di cui il Messico è molto geloso, il Canada non possa legalmente produrlo sul proprio territorio a causa delle rigide norme in materia di etichettatura.

La guerra "simbolica" -

 Ma allora perché queste tariffe? L'obiettivo, ha spiegato un funzionario americano alla Cnn, è prettamente simbolico. Non è un caso, infatti, che i dazi imposti dagli Usa vadano a colpire solo una frazione di quello che è l'import a stelle e strisce dai vicini settentrionali. "La disponibilità di Trump a imporre un divieto di importazione è un'ulteriore prova, se ce ne fosse bisogno, che queste ultime misure mirano a infliggere un danno economico al Canada", ha spiegato il funzionario. Ma, per fare un'azione dimostrativa, la Casa Bianca ha per ora optato per merci facilmente reperibili sul mercato americano e comunque facilmente importabili da altri partner commerciali.

Ironia e sgambetti, così le tariffe diventano un gioco -

 E così la guerra dei dazi si è trasformata in un "gioco", in cui la postura commerciale intransigente è più importante di arrecare effettivamente danni concreti al partner. Non è un caso che Trump, nella prima tornata di tariffe, abbia incluso le mazze da hockey, un chiaro cenno allo sport identitario del Canada. E non è altrettanto un caso che il primo ministro canadese Carney abbia deciso di rispondere inserendo nella propria lista le mazze da golf di fabbricazione americana, riferendosi allo sport preferito dell'attuale presidente Usa.

Dove, in questo batti e ribatti provocatorio, si inseriscano i nuovi dazi sui golf cart ancora non è dato saperlo. Forse, molto semplicemente, a Trump si può toccare tutto, anche i pregiati superalcolici a stelle e strisce. Ma il golf... quello no.

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