L'amministrazione americana di Donald Trump non si è opposta all'iniziativa a guida britannica per imporre nuove sanzioni agli insediamenti illegali israeliani nella Cisgiordania occupata. Lo riporta Axios, in base a quanto riferito da alcuni funzionari statunitensi e diplomatici occidentali.
La decisione della Casa Bianca di non ostacolare l'iniziativa di Londra, a cui hanno aderito altri 11 Paesi occidentali, segnala la frustrazione del tycoon per la politica del governo Netanyahu in Cisgiordania. Le sanzioni della Gran Bretagna contro individui ed entità coinvolti nella costruzione di insediamenti in Cisgiordania sono state abbinate anche al divieto di importazione di merci provenienti dagli stessi insediamenti. La decisione è giunta in risposta alla scelta del governo Netanyahu di procedere con un nuovo insediamento nella delicata area E1 che porterebbe a dividere la Cisgiordania, impedendo la continuità territoriale di un futuro Stato palestinese.
Le amministrazioni Usa, sia repubblicane sia democratiche, si sono sempre opposte all'edificazione nell'area E1. Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia si sono uniti al Regno Unito nell'annunciare "l'intenzione di introdurre restrizioni nazionali e/o sostenere restrizioni europee sul commercio di merci con gli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata". In risposta, il governo Netanyahu ha annunciato la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme Est, che gestisce i rapporti con l'Autorità Palestinese, oltre a espellere diplomatici e ufficiali militari britannici assegnati a una task force per Gaza a guida statunitense.