LE PAROLE DELL'ATTORE

Javier Bardem sull'immigrazione: "Viviamo nel lusso costruito sulla miseria degli altri"

Secondo l'attore, alla base delle migrazioni ci sono una serie di fattori politici, geopolitici, sociali e climatici che richiedono attenzione

© Ansa | Javier Bardem a Venezia

© Ansa| Javier Bardem a Venezia

Dal red carpet di Venezia, Javier Bardem interviene sul tema dell'immigrazione e invita a guardare oltre le sole politiche di accoglienza per interrogarsi sulle cause che spingono milioni di persone a lasciare i propri Paesi. L'attore, al Lido come protagonista di Bunker di Florian Zeller, ha parlato delle responsabilità dei Paesi occidentali e del legame tra migrazioni, guerre, povertà e cambiamenti climatici.

"L'Europa sta diventando più estrema sull'immigrazione" -

 Bardem ha osservato come in diversi Paesi europei le posizioni sull'immigrazione stiano diventando sempre più radicali. A suo giudizio, tuttavia, il fenomeno non può essere affrontato limitandosi alla questione dei confini o delle politiche migratorie. Secondo l'attore, alla base delle migrazioni ci sono una serie di fattori politici, geopolitici, sociali e climatici che richiedono maggiore attenzione. Ignorare queste cause, ha spiegato, significa rischiare di trovarsi davanti a flussi migratori sempre più consistenti.

Dalle guerre alla crisi climatica -

 Nel suo intervento Bardem ha ricordato che le persone sono spesso costrette a lasciare le proprie terre perché fuggono da conflitti, miseria e condizioni di vita diventate insostenibili. Tra i fattori destinati ad avere un peso crescente ha citato anche il cambiamento climatico, evocando luoghi nei quali le temperature possono arrivare a rendere praticamente impossibile vivere. Per l'attore, quindi, il problema dell'immigrazione deve essere collegato alle condizioni che rendono necessario partire. Se queste situazioni non vengono affrontate alla radice, la pressione migratoria è destinata a proseguire.

"Noi ne siamo responsabili" -

 Bardem ha poi spostato il discorso sulla responsabilità dei Paesi più ricchi e sui consumi quotidiani dei cittadini occidentali. "Noi ne siamo responsabili", ha affermato, sostenendo che una parte del benessere di cui godono i Paesi occidentali sia legata alla povertà e allo sfruttamento presenti altrove. L'attore ha utilizzato anche un esempio personale per rendere concreto il concetto: il telefono che utilizza, spiegando di essere lui stesso un consumatore e citando il cobalto contenuto nei dispositivi elettronici. Un meccanismo che, secondo Bardem, riguarda tutti e non soltanto una parte della società.

La consapevolezza senza il senso di colpa -

 L'attore ha precisato che riconoscere queste responsabilità non dovrebbe tradursi semplicemente in un sentimento di colpa. Bardem ha parlato della necessità di evitare di affrontare la questione attraverso quello che ha definito il "senso di colpa giudaico-cristiano". Il punto, nella sua prospettiva, è piuttosto riflettere sulle proprie responsabilità, acquisire consapevolezza e agire di conseguenza. Una presa di coscienza che dovrebbe riguardare tanto i comportamenti individuali quanto le scelte collettive.

Sostenere politiche per aiutare chi vuole restare -

 Bardem ha, infine, indicato anche una possibile direzione sul piano politico e sociale. A suo avviso, oltre a gestire le conseguenze delle migrazioni, sarebbe necessario sostenere quelle misure capaci di migliorare le condizioni di vita nei Paesi di origine. L'obiettivo, ha spiegato, dovrebbe essere aiutare le persone che desiderano costruirsi una vita migliore a poterlo fare nel proprio Paese, intervenendo sulle condizioni che le spingono a partire. Per questo l'attore ha invitato a sostenere politiche e iniziative sociali capaci di incidere sulle cause profonde del fenomeno migratorio.

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