Quando Lawrence Wong salì al potere, diventando il primo leader nato dopo la separazione di Singapore dalla Malesia nel 1965, tanti abitanti della città stato asiatica salutarono l'elezione come un segnale di grande cambiamento. Singapore infatti era stata per anni nelle mani della famiglia Lee, che dall'anno dell'indipendenza aveva mantenuto di fatto il potere guidando il PAP (Partito d'Azione Popolare). Wong a onor del vero non era estraneo ai quadri del partito. Ma, in un Paese in cui non si eleggono i nuovi leader attraverso vere e proprie elezioni, possedeva comunque almeno due aspetti che facevano di lui la faccia perfetta del cambiamento: era infatti solo il secondo premier non direttamente imparentato con i Lee e poteva contare su un percorso unico, che lo aveva portato al vertice nonostante le umili origini.
Una traiettoria umana simile lo rendeva capace di capire meglio i bisogni della gente, o almeno questa era la speranza di tanti dei suoi sostenitori. Gli stessi che oggi si sono sentiti in parte un po' traditi, quando il primo ministro ha annunciato un provvedimento capace di rendere ancora più ricchi sia lui che i suoi ministri e funzionari.
Il leader più ricco -
Già prima di ratificare l'aumento di stipendio, Wong era il leader politico più ricco del mondo con ampio margine sui suoi colleghi. Percepiva infatti uno stipendio annuo di 2,2 milioni di dollari di Singapore, una cifra astronomica che salirà ora oltre il 60%, arrivando a toccare i 3,6 milioni di dollari (il cambio tra dollari americani e singaporiani è grossomodo lo stesso). Per rendere l'idea il presidente degli Stati Uniti Donald Trump guadagna 400mila dollari l'anno, mentre il primo ministro britannico Andy Burnham ne arriva a percepire "appena" 230mila.
Le critiche hanno investito subito Wong, che si è difeso ricordando come nessuno a Singapore opponga "ostacoli finanziari eccessivamente elevati" a chi volesse abbandonare la propria carriera per dedicarsi alla politica. Non esattamente una dichiarazione perfetta per buttare acqua sul fuoco, anzi. Tanto è vero che in questi giorni il premier ha dovuto cambiare rotta a livello comunicativo, prima facendo sapere che devolverà l'aumento in beneficenza nei prossimi cinque anni e poi raccontando la misura come un modo per scongiurare possibili tentativi di corruzione nel governo.
Non che si tratti di un'assoluta novità. Da anni infatti l'elite politica singaporiana sottolinea la scarsa corruzione nel Paese (certificata anche dall'indice annuale di percezione della corruzione di Transparency International) come prova dell'efficacia del sistema di retribuzione ministeriale. L'idea è piuttosto semplice: se guadagni già tantissimo, difficilmente sarai portato in tentazione da eventuali tangenti.
Il volto nuovo -
Il ragionamento alla base della decisione tuttavia non pare aver fatto breccia stavolta nell'opinione pubblica, tanto che martedì lo stesso Wong ha dovuto riconoscere come gli stipendi dei ministri siano stati oggetto di critiche da parte di quegli stessi cittadini che guadagnano decisamente meno. Il reddito mensile medio nel Paese è infatti di 5775 dollari di Singapore, una cifra alta ma sostanzialmente ferma, che giustifica la crescente preoccupazione per la sicurezza del lavoro e per l'aumento del costo della vita nella città stato. D'altronde era stata proprio la crescente disuguaglianza di reddito tra le fasce più ricche e quelle più povere della popolazione a spingere il direttivo del PAP a puntare su un economista come Lawrence Wong per la leadership del Paese. Wong sembrava effettivamente il profilo perfetto per rispondere alla sfiducia interna e la sua popolarità è stata sempre altissima, almeno fino a questo inciampo che rischia di minarne almeno un po' l'immagine.
Quarta generazione -
Di oltre vent'anni più giovane rispetto al suo predecessore, l'attuale premier rappresentava la faccia nuova capace di rinfrescare le stanze del potere singaporiano. La sua ascesa politica, iniziata solo nel 2011, era stata rapida e impetuosa. Entrato nel palazzo a meno di quarant'anni, sembrava rappresentare un approccio diverso alla leadership classica dei Lee. La sua elezione a primo ministro era stata salutata dai dirigenti del PAP stesso come un passaggio di consegne alla "quarta generazione" (4G) dei leader del partito. Lawrence Wong d'altra parte era ormai già al tempo un volto conosciuto dai singaporiani, che ne avevano apprezzato l'ottimo lavoro svolto come co-presidente della task force creata per gestire l'emergenza Covid.
Il premier chitarrista -
Wong poi era stato capacissimo di costruirsi una sua credibilità anche sui social network, strumenti ancora alieni per la generazione del suo predecessore Lee Hsien Loong. Diventato il quarto premier della storia del Paese ad appena cinquantuno anni il nostro era diventato virale anche fuori dai confini della città stato grazie alla sua cover per chitarra di Love Story di Taylor Swift. La musica era stata in fondo la vera stella polare di tutta la vita di Lawrence, che più avanti avrebbe ammesso di aver scelto di studiare negli Stati Uniti soprattutto perché era il Paese dei suoi artisti preferiti. Provetto chitarrista e pianista, Wong compone addirittura musica nel suo tempo libero. Un aspetto che ha contribuito a renderlo più umano agli occhi dell'opinione pubblica, che vedeva in quell'uomo un profilo lontano dai classici grigi funzionari singaporiani.
Il sogno singaporiano -
L'empatia e l'affabilità del nuovo premier ha rappresentato la sua vera arma segreta. Le origini umili di Wong, un normale figlio di insegnanti cresciuto in un alloggio popolare e senza alcun passato in una scuola d'élite, gli permettevano di comprendere le sfide affrontate dai cittadini comuni di Singapore. Tutta la sua linea comunicativa è stata improntata sempre a farlo passare per un politico vicino alla gente. La sua storia di successo di fatto ha creato il mito di un autentico "sogno singaporiano", autorizzando in qualche modo tutti a credere che il duro lavoro e la dedizione potessero spianare la strada verso l'affermazione personale, indipendentemente dal punto di partenza. Lawrence Wong ha passato tutta la sua carriera politica a raccontarsi come uno del popolo, insomma. E forse proprio per questo la sua scelta di aumentarsi la retribuzione stride tanto, come la nota stonata in una di quelle canzoni che tanto ama suonare con la chitarra.