Lo studio

Sos Terra: il 40% del pianeta è destinato a diventare arido entro il 2100

La regione più colpita sarà l'Australia, che nel corso del secolo vedrà i cambiamenti più marcati; po il Brasile orientale e alcune zone dell'Africa

© Istockphoto

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Più del 40% della Terra, escludendo l'Antartide, è destinato a diventare arido entro il 2100. L'allarme è stato lanciato dall'Environmental Research Letters in uno studio guidato dall'Accademia cinese di scienze forestali. Secondo i dati prodotti, l'emergenza riguarderà un aumento di 2,37 milioni di chilometri quadrati rispetto al valore di riferimento del periodo 1994-2023, pari a circa 8 volte la superficie dell'Italia.

Le aree più colpite -

 La regione più colpita sarà l'Australia, che nel corso del secolo vedrà i cambiamenti più marcati, seguita dal Brasile orientale e da alcune zone dell'Africa settentrionale e meridionale. "L'estensione delle condizioni climatiche tipiche delle aree aride verso regioni un tempo più umide potrebbe aggravare la scarsità idrica, il degrado degli ecosistemi e la desertificazione - affermano gli autori della ricerca guidati da Yifei Cai - ponendo sfide allo sviluppo sostenibile globale".

Il paradosso CO2 -

 I ricercatori si sono basati su un nuovo metodo, che permette di includere nelle previsioni anche gli effetti dell'aumento di anidride carbonica nell'atmosfera. Questo gas, infatti, nonostante sia il principale responsabile del cambiamento climatico, potrebbe rallentare l'espansione delle zone aride. Questo perché, quando la concentrazione di anidride carbonica è elevata, i microscopici pori (chiamati stomi) presenti sulla superficie delle piante si chiudono parzialmente, riducendo la traspirazione e, di conseguenza, la perdita di acqua. Ecco perché le stime prodotte dall'analisi risultano inferiori rispetto ad altre ottenute da studi precedenti.

Zone iperaride -

 Secondo i risultati ottenuti, inoltre, ad aumentare di più saranno le zone cosiddette "iperaride", le più asciutte e secche del nostro pianeta, nelle quali l'acqua che evapora dal terreno e dalle piante è almeno 20 volte superiore rispetto alla pioggia che cade durante l'anno. Attualmente queste aree coprono il 7,5% delle terre emerse e comprendono, ad esempio, il deserto del Sahara in Africa e quello di Atacama in Cile.

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