IN VISTA DELLA MANOVRA

Pensioni 2027, non solo uscita anticipata a 64 anni: dall'Ape sociale al fondo per i nuovi nati, ecco le ipotesi allo studio

L'esecutivo ha aperto il cantiere della prossima legge di Bilancio. Sul fronte previdenziale la maggioranza è in fermento: sul tavolo anche il rafforzamento degli assegni più bassi voluto da Forza Italia. E Quota 41...

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Il cantiere della legge di Bilancio 2027 è ufficialmente aperto, e la maggioranza è già in fermento sul fronte pensionistico. Il calendario previdenziale prevede infatti un progressivo innalzamento dei requisiti per accedere alla pensione: il primo adeguamento dovrebbe scattare nel 2027, quando l'età richiesta passerebbe dagli attuali 67 anni a 67 anni e un mese. L'incremento non si fermerebbe però al primo anno: nel 2028 è previsto un ulteriore adeguamento, pari a due mesi. Nel 2067 il requisito anagrafico potrebbe arrivare a 70 anni. Per questo la Lega sta studiando nuove forme di flessibilità in uscita, tra cui quella della pensione anticipata a 64 anni con almeno 25 anni di contributi, con un calcolo interamente contributivo dell'assegno. Ma sul tavolo dell'esecutivo non c'è solo questa proposta. Vediamo le altre.

Il fondo per i nuovi nati -

 Tra le ipotesi allo studio del governo c'è anche una misura pensata per rafforzare la previdenza dei giovani fin dai primi anni di vita. La ministra del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone ha confermato l'intenzione di istituire un fondo previdenziale individuale per ogni bimbo alla nascita. Il meccanismo partirebbe con un contributo iniziale dello Stato, anche di entità limitata, al quale potrebbero aggiungersi nel tempo versamenti volontari da parte dei genitori e dei familiari. Una volta adulto e occupato, il titolare del fondo potrebbe continuare ad alimentarlo attraverso propri contributi, trasformandolo così in uno strumento di costruzione della futura posizione previdenziale. L'ipotesi prevede un ruolo dell'Inps come soggetto gestore, mentre la vigilanza potrebbe essere affidata alla Covip.

Quota 41 -

 Resta ancora incerto il destino di Quota 41, uno dei principali obiettivi sostenuti dalla Lega sul fronte previdenziale. La proposta consentirebbe l'accesso alla pensione dopo aver maturato 41 anni di contributi, senza che l'età anagrafica rappresenti un requisito. Allo stato attuale, l'ipotesi sembra incontrare ostacoli di natura finanziaria. Le risorse disponibili, infatti, non sarebbero sufficienti per introdurre una misura strutturale con queste caratteristiche.

Ape sociale -

 Come noto, sul fronte delle uscite anticipate, l'Ape sociale è stata confermata per tutto il 2026. Si tratta di un'indennità economica erogata dall'Inps e a carico dello Stato che permette a determinate categorie di lavoratori in condizioni di difficoltà di andare in pensione in anticipo. Parliamo di caregiver, lavoratori con invalidità, persone impegnate in attività considerate gravose e disoccupati di lungo corso. Attualmente il requisito anagrafico richiesto per l'accesso al beneficio è di 63 anni e 5 mesi. Tra le decisioni che l'esecutivo dovrà assumere ci sarà, appunto, quella relativa al futuro della misura. Si dovrà infatti stabilire se tale sostegno verrà prorogato, o meno, anche al 2027.

Le pensioni minime -

 Tra le priorità indicate dal governo sul fronte previdenziale resta infine il rafforzamento degli assegni più bassi. Il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani ha rilanciato l'obiettivo di portare progressivamente le pensioni minime nell'area dei 700-800 euro al mese, ma al momento si tratta ancora di un indirizzo di governo e non di una misura definita. Bisognerà infatti discutere sia sulla platea dei beneficiari sia sulle modalità e sui tempi dell'eventuale aumento. Da considerare, inoltre, il peso economico dell'intervento.

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