Prima ancora che iniziassero gli omicidi, gli incubi e le musiche dei Goblin, c'era uno sguardo, quello di Dario Argento capace di trasformare un dettaglio, un'ombra o un corridoio vuoto in una minaccia. Il 7 settembre compie 86 anni uno degli autori più celebri del cinema italiano, protagonista di una carriera, che ha attraversato generi, epoche e confini, lasciando in eredità film diventati autentici cult.
Nato a Roma nel 1940, è uno dei nomi più riconoscibili del cinema italiano e un autore che ha saputo trasformare il thriller e l'horror in un'esperienza visiva e sonora personalissima. La sua carriera, iniziata alla fine degli anni Sessanta, attraversa più di mezzo secolo di cinema e comprende regia, sceneggiatura e produzione. Nel corso degli anni Argento ha costruito un universo cinematografico fondato sulla tensione, sull'ossessione, sul mistero e su una particolare attenzione all'immagine. Un percorso che gli è valso anche importanti riconoscimenti alla carriera, tra cui il David di Donatello Speciale nel 2019 e, più recentemente, il Premio SIAE Andrea Purgatori alla Carriera 2025.
Gli inizi: dalla sceneggiatura alla regia -
Figlio del produttore cinematografico Salvatore Argento e della fotografa Elda Luxardo, Dario Argento entra nel mondo del cinema come sceneggiatore. Tra i suoi primi lavori c'è la collaborazione alla sceneggiatura di C'era una volta il West di Sergio Leone, uscito nel 1968. Il passaggio alla regia arriva nel 1970 con L'uccello dalle piume di cristallo, film che inaugura quella che sarebbe diventata la cosiddetta Trilogia degli animali. Il successo dell'esordio viene seguito da Il gatto a nove code nel 1971 e Quattro mosche di velluto grigio, sempre nei primi anni Settanta. Con queste opere Argento contribuisce a ridefinire il cosiddetto giallo all'italiana, mescolando indagine, suspense, violenza e una forte componente visiva. Nel 1973 arriva una parentesi lontana dal thriller con Le cinque giornate. Ma è soltanto una deviazione temporanea.
Profondo rosso, il film della consacrazione -
Nel 1975 arriva Profondo rosso, considerato uno dei titoli fondamentali della carriera del regista. Il film rappresenta un momento di svolta nel suo percorso: il giallo diventa sempre più oscuro, visionario e vicino all'horror. La pellicola è ricordata anche per la collaborazione musicale con i Goblin, destinata a diventare una delle caratteristiche più riconoscibili del cinema argentiano. Profondo rosso ottiene inoltre il premio per la regia al Festival di Sitges nel 1976. Il film consolida così la reputazione internazionale di Argento e prepara il terreno alla fase più apertamente horror della sua produzione.
Suspiria e la trilogia delle Tre Madri -
Due anni dopo Profondo rosso, nel 1977, Argento dirige Suspiria, probabilmente il titolo più emblematico della sua ricerca estetica. Il film porta al centro della narrazione una scuola di danza avvolta da presenze inquietanti e da un'atmosfera soprannaturale. Il Festival di Cannes lo inserisce oggi tra i classici del proprio programma, riconoscendone il rilievo nella storia del cinema. Suspiria inaugura la cosiddetta trilogia delle Tre Madri, completata da Inferno nel 1980 e da La terza madre nel 2007. La trilogia rappresenta uno dei nuclei più caratteristici dell'immaginario di Argento e mostra il progressivo allontanamento dal giallo tradizionale verso un horror sempre più fantastico e visionario.
Gli anni Ottanta: Tenebre, Phenomena e Opera -
Gli anni Ottanta sono tra i più importanti della carriera di Dario Argento. Nel 1982 dirige Tenebre. Seguono Phenomena nel 1985 e Opera nel 1987, due opere nelle quali il regista continua a sperimentare con fotografia, musica, montaggio e costruzione della suspense.
Il cinema internazionale e gli anni Novanta -
Alla fine degli anni Ottanta Argento si sposta anche negli Stati Uniti. Nel 1990 realizza, insieme a George A. Romero, Due occhi diabolici, film composto da due episodi ispirati ai racconti di Edgar Allan Poe. Successivamente dirige Trauma e, nel 1996, La sindrome di Stendhal, tornando progressivamente a lavorare in Italia. Negli anni Novanta arrivano anche Il fantasma dell'Opera, nel 1998, e altre produzioni che confermano la volontà del regista di continuare a confrontarsi con il thriller e l'horror.
Dal 2000 a Occhiali neri -
Con il nuovo millennio Argento continua a dirigere film come Non ho sonno (2001), Il Cartaio (2004), La terza madre (2007), Giallo (2009), Dracula 3D (2012) e Occhiali neri (2022). Il suo percorso non si è limitato al cinema. Argento ha scritto libri autobiografici e di narrativa, ha lavorato in televisione e si è confrontato anche con il teatro musicale e l'opera lirica.
I premi e il riconoscimento internazionale -
Nel 2019 Dario Argento ha ricevuto il David di Donatello Speciale alla carriera, uno dei riconoscimenti più importanti del cinema italiano. Nel 2021 il Locarno Film Festival gli ha assegnato un Lifetime Achievement Award, mentre nel 2025 SIAE gli ha conferito il Premio SIAE Andrea Purgatori alla Carriera, riconoscendo il peso della sua opera nel cinema di genere italiano e internazionale.