"Il deserto demografico bussa alla porta, occorre fare investimenti e sicuramente la Legge di Bilancio dovrà dare un occhio di riguardo a questo aspetto". Lo afferma al Forum Teha di Cernobbio il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, secondo il quale "la variabile demografica è un tema particolarmente serio e pesa sia sull'andamento del Pil, sia sulla produttività". "Sicuramente - prosegue - dovremo prevedere anche regole per richiamare i talenti".
Quanto al Pil "L'economia italiana si è dimostrata relativamente resiliente, nel senso che noi abbiamo fatto delle valutazioni molto prudenziali per quanto riguarda la crescita, tenuto conto sia dell'impatto della guerra commerciale dei dazi, sia evidentemente dell'impatto della crisi del Medio Oriente: rispetto alla crescita dello 0,6% che avevamo messo nel documento di finanza pubblica, oggi, per ora, abbiamo acquisito lo 0,8%, e se le cose vanno come da indicatori potremmo avvicinarsi anche all'1%". "La stabilità finanziaria che abbiamo conseguito in questi anni in termini di capacità di gestione del debito pubblico sicuramente ci ha consegnato la capacità di affrontare con diverso atteggiamento la tempesta che si sta profilando sul mercato dei bond dei tassi di interesse a lungo termine", conclude.
"Non siamo stati dei fenomeni, ma la barca è rimasta in galleggiamento", aggiunge il ministro, sottolineando, poi, che "l'Italia e molto più rispettata all'estero che in casa". "Sono un sovranista pragmatico ed è una definizione di cui vado molto fiero, si definisce il titolare dell'Economia, che poi precisa: "Riuscire a gestire il debito pubblico in questo modo" è "una dimostrazione di sovranismo pragmatico". "Si può essere sovranisti facendo i fatti - conclude - e questo mi sembra la cosa più importante".
Giorgetti richiama all'ordine gli imprenditori, a cui intima di investire di più negli stipendi dei proprio dipendenti per far incentivare maggiore produttività: "Sul tema delle retribuzioni non ci può essere solo il governo, che può fare la sua parte in termini di incentivi fiscali e contributivi, ma ci devono essere anche gli imprenditori, che devono vedere i salari come una delle prime forme di investimento per far ripartire il ciclo".
"Naturalmente", continua, c'è poi "il grande tema della sfida energetica: l'Italia paga due guerre a cui assistiamo, quella del Medio Oriente e quella in Ucraina, le paga due volte e elevata in potenza". "Ci approvvigionavamo del gas russo, non lo possiamo più fare, ci siamo fidati altri fornitori e se pensate altri fornitori hanno difficoltà a fornircelo e hanno prezzi aumentati, metà della capacità di raffinazione russa è stata distrutta dagli ucraini, quindi il prezzo del gasolio non dipende tanto dal prezzo, dipende dal fatto che nessuno raffina più il gasolio", sintetizza il ministro. "L'Italia che è un Paese particolarmente esposto, per decisioni politiche di tanti anni fa, purtroppo è un Paese che dipende strategicamente dall'energia e senza energia non si fa economia", conclude Giorgetti.