"Quarto Grado" torna a occuparsi della vicenda di Noemi Impellizzeri, la 33enne trovata morta impiccata nella sua abitazione nel Catanese, dove poco dopo è divampato un incendio che ha avvolto l’appartamento. Una dinamica complessa, su cui gli inquirenti stanno cercando di fare chiarezza.
Al momento, l’unico indagato è Toni Proietto, sposato e padre di due figli, che sostiene di essere soltanto un amico della giovane. È stato lui a trovare il corpo per primo, senza però chiamare i soccorsi. "Per motivi familiari non me la sono sentita", racconta all’inviato della trasmissione, spiegando che la frequentazione con Noemi gli aveva creato non pochi problemi in casa.
Proietto ricostruisce le ore precedenti alla morte della ragazza: dice di averla vista la sera prima, di aver discusso con lei e di averla riaccompagnata a casa con la sua auto. Una volta rientrato nella propria abitazione, sostiene di aver ricevuto una telefonata da Noemi. La giovane, secondo il suo racconto, gli avrebbe detto di smetterla di rivolgerle certe frasi, minacciando di compiere un gesto estremo. Durante una videochiamata, gli avrebbe anche mostrato una corda.
"Con la semplicità con cui me l’ha detto, le ho creduto poco", afferma l’uomo. Tuttavia, non sentendola più, racconta di essersi recato da lei verso le due del mattino. "Ho provato a chiamarla, poi sono entrato e l’ho trovata in quelle condizioni", confida, aggiungendo di aver tentato di contattare i familiari della ragazza senza ottenere risposta.
Proietto torna poi in quell’abitazione circa due ore dopo. "La madre di Noemi mi ha chiamato dicendo che la casa era avvolta dalle fiamme. Siamo arrivati lì mentre i pompieri stavano spegnendo l’incendio", racconta. È in quel momento, secondo lui, che sarebbero iniziate le prime accuse nei suoi confronti. L’uomo ribadisce di essere sempre stato presente per Noemi, di averla aiutata nei momenti difficili e di non aver mai avuto intenzioni ostili nei suoi confronti.