la materia prima c'è ma non arriva sulle tavole

Guerra del grano senza fine: il Mar Nero torna a far volare i prezzi

Gli attacchi russi e ucraini mettono a rischio le rotte da cui passa una parte decisiva dell’export mondiale. Il frumento tenero è salito del 17,8% da inizio anno e il prezzo internazionale è ai massimi da oltre tre anni

© Istockphoto

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Il Mar Nero torna a essere il fronte caldo della guerra del grano: porti colpiti, navi a rischio, esportazioni sempre più difficili. Un fronte tutt'altro che chiuso con il Mar Nero che torna a far paura... alle tavole. Mentre Russia e Ucraina continuano a colpire porti, navi e infrastrutture strategiche per il commercio dei cereali, cresce il rischio per i prezzi. Il prezzo internazionale del grano è salito del 45% negli ultimi 12 mesi e del 10% nell’ultimo mese. In Europa, il frumento tenero ha guadagnato il 17,8% dall’inizio dell’anno, arrivando a 7,67 dollari per bushel: il livello più alto dal luglio 2023.  

Il Mar Nero nel mirino -

  La situazione sui porti ucraini e l'export di cereali resta ancora complicato. Da più di 30 giorni non partono più carichi di grano dai porti ucraini sul Mar Nero. Nel frattempo gli attacchi russi si sono intensificati: 35 raid missilistici contro i porti della regione di Odessa, 22 contro navi e 67 contro infrastrutture destinate all’export nell’arco di un mese. A luglio gli attacchi alle rotte del grano sono stati otto volte più numerosi rispetto a quelli registrati complessivamente nel 2025. 

Ma il fuoco incrociato riguarda anche Mosca: le forze ucraine hanno colpito infrastrutture russe sul Mar Nero e sul Mar d’Azov. Il 12 agosto i droni di Kiev hanno raggiunto Novorossiysk, uno dei principali snodi dell’export russo. 

Il grano c’è, ma non arriva -

  Non si profila una carenza fisica di grano, ma trasportarlo e farlo arrivare sulle tavole è sempre più difficile. Russia e Ucraina rappresentano insieme una quota decisiva del commercio mondiale. La Russia è il primo esportatore di frumento, l’Ucraina il quinto. Insieme rappresentano circa un quarto delle esportazioni mondiali di grano e hanno un peso particolarmente importante anche per mais, orzo e olio di girasole.  

Per l’Ucraina il Mar Nero resta essenziale. Dopo il blocco dei porti imposto dalla Russia nel 2022, un accordo mediato dalle Nazioni Unite aveva consentito la ripresa delle esportazioni. Quando Mosca si è ritirata dall’intesa nel 2023, Kiev ha aperto una propria rotta attraverso le acque territoriali di Romania e Bulgaria. In due anni e mezzo sono passate da questo corridoio circa 8mila navi, per un totale di 200 milioni di tonnellate di merci dirette verso una cinquantina di Paesi. 

Oggi però anche questa rotta è sotto pressione. Secondo Areté, società indipendente di ricerca nei settori dell'agricoltura e del food sentita da "Milano Finanza", le esportazioni ucraine sono ai livelli più bassi degli ultimi dieci anni. E le alternative via terra non bastano: possono compensare soltanto il 50-55% della capacità di esportazione garantita dalle rotte marittime. 

Come reagiscono i prezzi -

 Il mercato sta già incorporando il rischio. Dalla metà di luglio i prezzi del grano in Russia e Ucraina sono scesi di circa il 12%. In Europa, nello stesso periodo, sono invece aumentati tra il 7 e il 10%. È il segnale di un mercato che teme soprattutto le difficoltà di approvvigionamento. Il prodotto può esserci, ma se non riesce a raggiungere i compratori aumenta il suo valore nei mercati dove diventa più difficile reperirlo. A questo si aggiunge la componente finanziaria, che può amplificare i movimenti delle quotazioni. 

La guerra ma pure il clima -

 Alla geopolitica si aggiunge un’altra incognita: il meteo. Le condizioni estive hanno penalizzato i raccolti di mais negli Stati Uniti. E le previsioni indicano una probabilità superiore al 90% di un El Niño molto forte. Il rischio è che i fattori negativi si sommino: meno produzione in alcune aree, difficoltà logistiche nel Mar Nero e costi agricoli più elevati per energia e fertilizzanti.  

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