Verso la sperimentazione clinica

Cancro, una sostanza psichedelica in aiuto ai pazienti oncologici contro i danni della chemioterapia

Uno studio dell'Università di Cambridge pubblicato su Science svela come il composto estratto da alcuni funghi allucinogeni previene la neuropatia periferica senza intaccare l'efficacia della cura

© Istockphoto

© Istockphoto

Mani che non sentono più il calore di una tazza di caffè, dita che formicolano senza sosta o piedi attraversati da scariche di dolore: sono effetti collaterali della chemioterapia che possono accompagnare i pazienti oncologici oltre la fine delle cure. La neuropatia periferica è una conseguenza del danno che i farmaci chemioterapici infliggono ai nervi: contro questo nemico silenzioso potrebbe arrivare in aiuto la psilocibina, il principio attivo psichedelico estratto da alcune specie di funghi allucinogeni.

Una molecola già nota per un impiego tutto nuovo -

 La psilocibina non è una novità per la ricerca scientifica: da anni è studiata come possibile trattamento per le forme di depressione resistenti alle terapie tradizionali, e più recentemente anche in relazione ad alcune patologie metaboliche. Lo studio pubblicato su Science, coordinato dai ricercatori dell'Md Anderson Cancer Center di Houston, apre un fronte completamente diverso: quello della protezione dei nervi durante i trattamenti chemioterapici.

Negli esperimenti condotti su modelli animali, i ricercatori hanno somministrato due dosi di psilocibina prima dell'inizio della chemioterapia, osservando risultati sorprendenti: l'ipersensibilità al freddo non si è manifestata, le terminazioni nervose sono rimaste protette e la sensibilità al tatto si è conservata. Un dato cruciale, sottolineano gli autori, è che questo effetto protettivo non ha in alcun modo ridotto l'efficacia della cura antitumorale.

Come agisce psilocibina sui nervi? -

 Il team ha ricostruito nel dettaglio i meccanismi biologici alla base dell'effetto protettivo, individuando un'azione mirata sui mitocondri, le strutture cellulari che forniscono energia alle cellule. "La psilocibina fa molto di più che ridurre i segnali del dolore: protegge i nervi stessi attraverso l'apporto di energia" ha spiegato Patrick Dougherty, tra gli autori dello studio. "Questo effetto neuroprotettivo potrebbe aiutare i pazienti a tollerare lo stress della chemioterapia, preservando sensibilità, mobilità e qualità della vita, durante il trattamento e a lungo termine nel percorso di guarigione".

Verso la sperimentazione clinica -

 I risultati ottenuti sui modelli animali rappresentano solo il primo passo. I ricercatori hanno annunciato l'intenzione di avviare uno studio clinico vero e proprio, con l'obiettivo di verificare se i meccanismi protettivi osservati in laboratorio si traducano in benefici concreti per i pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia.  

Ti potrebbe interessare