È successo nel cuore della notte tra domenica 30 e lunedì 31 agosto, nella casa di Max Laudadio a Cuasso al Monte, nel Varesotto. Un uomo è riuscito a introdursi nella proprietà dove l'ex inviato di Striscia la Notizia vive con la moglie Loredana Bonora, sindaca del paese, e la figlia Bianca. Quando la sua presenza è stata scoperta, ne è nato uno scontro fisico che ha coinvolto Laudadio e il giovane fidanzato della figlia. L'inviato ha riportato alcune conseguenze ed è stato portato all'ospedale di Circolo di Varese per i controlli. L'uomo entrato in casa, però, non era uno sconosciuto: la famiglia lo conosceva già. Ed è proprio questo elemento, insieme ad alcuni particolari emersi dalle registrazioni della videosorveglianza, a sollevare interrogativi sulle ragioni dell'intrusione.
Volevo innanzitutto chiederle come sta, come sta sua moglie e come sta sua figlia.
"Mia figlia è molto impaurita ora sta dormendo dal suo fidanzato. Mia moglie è molto preoccupata perché siamo certi che non è un'azione di tentativo di furto, perché lei fa il sindaco qua nel comune e ci sono tutte le immagini delle telecamere di sorveglianza che fortunatamente hanno anche l'audio e si sente proprio bene la persona che prima di entrare parla con qualcuno al telefono e chiede proprio: Ma da dove si entra, che faccio scavalco, ma qua non c'è nessuno, ma loro dove sono?. È una situazione molto preoccupante".
Lei pensa che il motivo possa essere legato all'incarico di sua moglie? Avete mai ricevuto minacce o intimidazioni?
"Ma no, mia moglie non è un politico, mia moglie è un civico che fa questo lavoro per una sorta di missione. Ci siamo trasferiti in questo posto per prenderci cura di un piccolo pezzo di mondo, non potendo fare niente per il resto. Sembrerà un po' da sognatori, ma questa è la verità. Quindi abbiamo creato un progetto che evidentemente ha un po' cambiato le abitudini che qua c'erano, le vecchie amministrazioni abituate a costruire, noi invece puntiamo alla natura, penalizzando quei business che arrivano dall'edilizia. E quindi si è creato un clima d'odio intorno a mia moglie, non da parte di tutto il paese, anzi la stragrande maggioranza è con lei. Quando crei odio in un ambiente, l'odio porta odio. In questo caso c'era al telefono qualcuno che diceva all'aggressore - un campione di arti marziali, il rischio era grosso - dove andare e cosa fare. Fortunatamente era sotto effetti di sostanze e la sua intromissione in casa è stata maldestra. E io sto bene atleticamente, il fidanzato di mia figlia è un giocatore di basket di due metri e in due siamo riusciti a bloccarlo, non senza conseguenze, perché insomma le abbiamo prese ben bene".
Sapere che l'aggressore è della zona, che lei lo conosce e lo aveva già visto, come rende adesso il ritorno alla normalità?
"Io vengo da 23 anni di servizi sulla strada e non ho mai avuto il timore di ripercussioni così come non le ho oggi. Ci metto la faccia e in questi casi bisogna denunciare, bisogna fare chiarezza, se non si denuncia si rischia di lasciare che diventi un caso di intrusione in una casa fine a se stesso".
Lei si è fatto un'idea di che cosa volesse fare? Pensa che volesse rubare o farvi del male?
"Sono sicuro che non avesse nessuna intenzione di rubare o di farci del male. Voleva spaventarci. Questo ragazzo faceva parte dei redditi di cittadinanza che mia moglie aveva attuato (I PUC, Progetti Utili alla Collettività, erano attività svolte dai beneficiari del Reddito di cittadinanza nell'ambito di progetti organizzati dai Comuni. L'attivazione dei PUC spettava quindi al Comune, mentre il riconoscimento del Reddito di cittadinanza non era a discrezione del sindaco. ndr). E lui per due anni ha lavorato con noi e con mia moglie in paese. Aveva già dei problemi psichiatrici e di droga. Da un momento all'altro è sparito. Io non ce l'ho neanche con lui perché so che lui non c'entra niente, uno così va aiutato. Il problema è l'incapacità della società di aiutare queste persone che hanno bisogno e la gravità di chi li sfrutta per fare azioni del genere. Vorrei anche andarlo a trovare e chiedergli: Perché l'hai fatto?".
Ha depositato la denuncia nei suoi confronti?
"Per forza, per aggressione e per violazione di domicilio, perché credo profondamente nella giustizia. Bisogna denunciare: non si può far finta di niente. Quando vivi in paesi anche le stazioni dei carabinieri sono tutte stazioni molto piccole, ci conosciamo tutti per nome e per cognome, quindi non posso che ringraziare anche per l'intervento e per la celerità con la quale stanno provando a fare le cose. Speriamo che diano loro i mezzi per poter andare avanti a indagare e trovare da chi arrivavano quelle telefonate".