Certi amori fanno giri immensi...

Tutti insieme appassionatamente (di nuovo), Maneskin e altre reunion

"Per soldi o per amore". Queste le due motivazioni principali che hanno convinto un po' qualunque musicista a riunirsi a un certo punto coi vecchi compagni. I Maneskin sono solo gli ultimi di una lunga serie. Dai Police ai Black Sabbath, fino ad arrivare ai Club Dogo e  agli Oasis. In fondo anche i fratelli più litigiosi del rock si erano alla fine arresi al vento della riconciliazione, cantando un a suo modo profetico "Don't look back in anger"

di Manuel Santangelo
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"Le band si sciolgono" era il titolo di un disco di metà anni Duemila a opera di Luca Carboni, che non a caso conteneva un fortunato singolo intitolato Malinconia. In fondo questo è il sentimento prevalente quando vediamo certe avventure musicali chiudersi, distruggendo quell'illusione di idillio artistico e relazionale che si portavano dietro. Non tutti sono i Rolling Stones, capaci di sopravvivere persino ai lutti e ai loro stessi eccessi, ma accettarlo da fan è quantomeno complicato. Anche perché non si è mai veramente in salvo dal rischio dello scioglimento del proprio gruppo preferito, chiedere per informazione ai fan degli Hollies, che hanno visto i ragazzi di Manchester dividersi dopo 64 anni di onorato servizio giusto qualche giorno fa. Un rischio che gli stessi gruppi provano a esorcizzare, come hanno fatto quest'anno gli italiani Eugenio in via di Gioia che hanno pubblicato un libro dal titolo paradigmatico: Storie di una band che non si è ancora sciolta. Va tuttavia ricordato che c'è sempre una speranza per gli ascoltatori più accaniti, una estrema ratio per quegli stessi collettivi che a un certo punto scoprono di funzionare solo insieme: la reunion. Una mossa provata da tantissimi in momenti diversi della carriera e ora anche dai Maneskin, che sono solo gli ultimi ad arrendersi al teorema messo in musica dal loro concittadino Antonello Venditti: "Certi amori fanno giri immensi e poi ritornano". Se poi lo facciano per un effettivo ritorno di fiamma o se per mero interesse dipende dalla situazione.

Brevi ma intensi -

 Certi ritorni si esauriscono in rapide celebrazioni, come quelle storie d'amore che si riattivano per il tempo di una nottata di passione. È il caso di una delle ultime reunion cui abbiamo assistito, quella dei Deep Purple il 12 agosto 2026 a New York. Quella sera Richie Blackmore è tornato nei ranghi della band dopo 33 anni, giusto per il tempo di una versione estesa di Smoke on The Water con annesso assolo di chitarra flamboyant. Una vera sorpresa per i fan che suonava però al contempo più come un modo per chiudere il discorso. D'altra parte i Purple avevano rifiutato di riunirsi persino in occasione dell'entrata del gruppo nella hall of fame del rock, un'occasione che di solito appiana qualunque controversia almeno per il tempo di un paio di brani. I Talking Heads per esempio nel 2002 riuscirono addirittura a stare insieme sullo stesso palco per l'esecuzione di tre brani, lo stretto necessario prima di salutarsi per i successivi 24 anni.

Buttare i semi -

 A volte però certi happening nati per esaurirsi in un solo iato diventano qualcosa in più. È questo il caso dell'esibizione dei Velvet Underground per l'inaugurazione di una retrospettiva di Andy Warhol a Jouy-en-Josas il 15 giugno del 1990. Quel giorno infatti un'esibizione improvvisata buttò i semi per l'effettiva burrascosa reunion di un paio di anni dopo. E pensare che Lou Reed non ci pensava proprio a rimettere assieme la band prima di mettere piede in terra transalpina. Lou aveva preventivato di cantare solo Songs for Drella ma alla fine non resistette a coinvolgere anche il batterista Mo Tucker e il chitarrista Sterling Morrison in una esecuzione sul momento del classico Heroin (ovviamente con anche il sodale JJ Cale). Un capolavoro che non riproponevano dal vivo addirittura dal 1968.

Ricongiungimenti privati -

 Anche i Police avranno diverse occasioni per rimettersi assieme durante la loro lunga storia. Anche se il ricongiungimento più memorabile resta anche in questo caso quello deciso sul momento il 22 agosto 1992, quando tutti insieme furono convinti a salire sul palco al matrimonio di Sting con Trudie Styler. Fu un bel momento in cui quei britannici che avevano trovato il modo di far convivere post-punk e reggae sembrarono davvero tornare indietro nel tempo. Non gli servirono prove né strumenti pensati apposta per loro per fargli riprendere il filo durante hit come Roxanne o Message in a Bottle, come confessa lo stesso sposo nel documentario Behind the Music per VH1: "Avevo bevuto un po' troppo a quel punto e, nel giro di quattro battute, stavo già lanciando un'occhiataccia a Stewart. La chitarra di Andy era scordata e si era un po' dimenticato il riff. Ma eravamo tornati! Era come indossare un vecchio vestito”. Certi ricongiungimenti forse sono destinati a rimanere così, momenti privati che possono esistere solo per riuscire a fare pace con il proprio passato. Probabilmente se qualcuno non avesse caricato il video su Youtube non avremmo mai saputo della jam session a casa di Stephen Stills, nell'estate del 1986, che riportò assieme per un'ultima volta i Buffalo Springfield.

Quando qualcuno oscura gli altri -

 Alcune reunion sono ammantate di malinconia quasi naturalmente, perché accadono nel momento più sbagliato. Basti pensare a quando Diana Ross tornò a fianco a Mary Wilson e Cindy Birdsong per la prima volta dopo tredici anni in occasione del concerto Motown 25: Yesterday, Today, Forever del 1983.  Quell'evento doveva rappresentare l'annuncio del grande ritorno delle Supremes ma finì per essere oscurato da un giovane di nome Michael Jackson, che quella sera si staccò definitivamente dai Jackson 5 per cantare Billie Jean e presentare al mondo il "moonwalk".

MJ si mise presto alle spalle la band "di famiglia", finendo per diventare quello che sappiamo da solista. Anche Justin Timberlake visse una parabola simile, staccandosi presto dai compari degli N'Sync per trovare maggior fortuna. Tuttavia nemmeno l'autore di Sexy Back resistette alla tentazione della reunion con i vecchi amici, ironia della sorte proprio nel giorno in cui gli veniva consegnato da MTV il Michael Jackson Video Vanguard Award nel 2013. Fu un ritorno ai vecchi fasti un po' triste tuttavia, soprattutto per gli altri membri della boyband, relegati a fare da gruppo di supporto per il più quotato frontman. 

Grandi nonostante le difficoltà -

 Anche Peter Gabriel sentiva ormai di essere diventato più grande dei Genesis e non aveva alcuna intenzione di tornare nei ranghi a inizio anni Ottanta. Cambiò idea solo quando, sommerso dai debiti, si ritrovò a essere minacciato fisicamente dai creditori. La situazione dopo il disastroso concerto WOMAD era talmente grave da non lasciare altra scelta al nostro: solo rimettere assieme la band per un concerto al National Bowl di Milton Keynes gli avrebbe permesso di rimettere a posto i conti. L'impresa poté dirsi alla fine riuscita, nonostante la pioggia che funestò praticamente l'intero live.

Ci sono appuntamenti che sanno rimanere nella storia a prescindere dalle condizioni esogene, da quello che accade fuori dal microcosmo del concerto. Chi assistette all'addio alle scene di Ozzy Osbourne nel 2025 magari non avrebbe ma immaginato che il cantante sul palco sarebbe scomparso appena 17 giorni dopo ma comunque respirava a pieno la gravitas di quel momento. Back to the Beginning era un'ultima grande celebrazione di un artista già in difficoltà, che nel giorno della definitiva discesa del sipario nello stadio della sua Birmingham aveva deciso di circondarsi dei suoi sodali di sempre. Quel giorno salutavano tutti insieme, Ozzy e i Black Sabbath, consci forse che sarebbero presto tornati a scomparire nelle loro amate tenebre.

Fuori tempo, fuori posto, fuori fuoco -

 "Non escludo il ritorno", cantava Franco Califano. Ma qualcuno avrebbe fatto bene a mantenere certi propositi nel cassetto. È il caso dei membri del supergruppo Crosby, Stills, Nash & Young, che ebbero nel mondo della musica l'effetto di una supernova prima di disfarsi presto in tante diverse (e ottime) avventure soliste. Avrebbero fatto meglio a continuare per la propria strada piuttosto che partorire American Dream, un disco che nel 1988 appariva decisamente fuori tempo massimo, un relitto appartenente a un'altra era.

Fu la prima grande reunion del rock. Non la più controversa però visto che il record di bisticci appartiene alla coppia formata da David Gilmour e Roger Waters dei Pink Floyd. Due che proprio non sembravano poter stare insieme in una stanza senza far riaffiorare vecchi risentimenti. Gilmour liquidò così il tentativo di deporre le armi, che andò definitivamente  a ramengo dopo un live a Hyde Park nel 2006: “Le canzoni che voleva suonare Roger non erano quelle che pensavo potessimo eseguire in quel range di tempo. Gli arrangiamenti che voleva fare Roger non erano quelli giusti. Non mi è piaciuto tanto, non è stato un ritorno così emotivo. Esistono i compromessi”. Compromessi che non potevano tuttavia sussistere tra loro due. La loro storia era stata in fondo sempre quella di un infinito muro contro muro, tra due artisti che non erano disposti a fare nemmeno per sogno "another brick in the wall".

Non basta essere stati grandissimi d'altronde per poter garantire un grande comeback. Quando i Led Zeppelin si ripresentarono al leggendario Live Aid del 1985 in mezzo a tanti gruppi in rampa di lancio fecero un po' la figura di quei grandi campioni destinati ad arrendersi al passare del tempo. Certo, quel giorno mancava lo scomparso John Bonham ma dietro la batteria sedeva comunque un certo Phil Collins. Non si poteva immaginare un tale disastro. Ma, tra la voce roca di Robert Plant e la chitarra scordata di Jimmy Page, alla fine l'effetto fu quello di assistere al concerto improvvisato di una cover band a corto di prove. Finì con un tutti contro tutti, con Plant che incolpò l'ultimo arrivato Collins, il quale non si fece problemi a chiudere la questione rispondendo per le rime: "Non è stata colpa mia se abbiamo fatto schifo... Se avessi potuto andarmene, l'avrei fatto".

Reunion made in Italy -

 Finora abbiamo parlato di rock principalmente ma sarebbe sbagliato ridurre l'abitudine alla reunion agli esponenti di un singolo genere. Forse aveva ragione Fabri Fibra: alla fine anche il rap ha finito per uniformarsi alle regole della scena musicale abbracciandone persino la tendenza al ricongiungimento. Senza andare troppo lontano anche collettivi fondamentali per la nostra scena hanno deciso a un certo punto di ritrovarsi, magari anche solo "per la gente" (come i Club Dogo o i Co'Sang).

Di quell'ecosistema che ha prodotto certe realtà un altro nome forte è stato a lungo quello degli Articolo 31, un duo che ha dato al rap in Italia una dimensione popolare fino a quel momento inedita. J-Ax e Dj Jad hanno deciso di celebrare il loro grande ritorno in quello che è il tempio della musica italiana, quel Festival di Sanremo che ha celebrato in egual misura divorzi e seconde nozze. Da Paola & Chiara ai Pooh, passando per Cugini di Campagna e Ricchi e Poveri. Tutti ci riprovano almeno un'ultima volta sul palco dell'Ariston. Lo stesso che farà da sfondo nel 2027 al grande ritorno dei Maneskin, con buona pace di chi a ragione ricorda come Damiano David e compagni non si siano davvero mai sciolti. D'altra parte una seconda chance non si nega a nessuno, nemmeno a chi come gli emiliani Üstmamò erano rimasti un piccolo culto di nicchia anche dopo lo scioglimento nel 2003.

Il vecchio adagio suggerisce che "la band si riunisce quando il bassista o il batterista finiscono i soldi" ma non sembra questo il caso dei Maneskin. Semplicemente i tempi per arrivare alla reunion sembrano essersi notevolmente accorciati in questa era di nostalgia istantanea, dove anche un ricongiungimento dei fratelli Gallagher viene salutato con favore e non troppa sorpresa dai fan degli Oasis. E c'è da capirli. In fondo Liam e Noel sono arrivati al grande passo ben dopo gli Suede e persino dopo i rivali storici Blur. Nessuno scappa all'effetto revival ormai, nemmeno il britpop. D'altra parte erano proprio gli alfieri di quella corrente a suggerire di "non guardare indietro con rabbia" in tempi non sospetti.

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