Una società che invecchia, dove si fanno sempre meno figli e ci si ritrova sempre più soli. E' l'impietosa fotografia dell’Istat all'Italia che racconta un Paese destinato a cambiare profondamente. Dai 58,9 milioni di residenti del 2025 si passerà a 55 milioni nel 2050, fino ad arrivare a 45,8 milioni nel 2080: oltre 13 milioni di abitanti in meno rispetto a oggi. E' il cosiddetto effetto "nido vuoto": un depauperamento inarrestabile lungo tutto l’orizzonte considerato. E non è soltanto una questione di numeri.
Sempre più vecchi - Nel 2050 l’età media della popolazione supererà i 51 anni. Gli over 65 saranno il 34,5%, mentre la popolazione tra i 15 e i 64 anni scenderà al 55,3%. Nel lungo periodo l’invecchiamento continuerà: nel 2080 l’età media arriverà a 52,1 anni e gli over 65 saranno circa il 36,8%. E cresceranno anche i grandi anziani: gli over 85 passeranno dal 4,1% della popolazione nel 2025 a oltre il 7% nel 2050 e all’8,4% nel 2080. È uno dei dati destinati ad avere il maggiore impatto sul sistema di welfare e sui servizi di assistenza.
Il nido si svuota - Il cambiamento si vede soprattutto dentro le case. Nel 2025 le persone che vivono sole sono circa 10 milioni. Nel 2050 saranno 11,6 milioni, il 16% in più. E la loro incidenza sul totale delle famiglie passerà dal 37,5% al 42%. La solitudine sarà soprattutto anziana. Oggi 4,6 milioni delle persone sole hanno almeno 65 anni; nel 2050 saranno 6,6 milioni, pari al 57% di tutte le persone che vivono sole. Gli over 75 soli arriveranno a 4,7 milioni, 1,7 milioni in più rispetto al 2025. E 3,4 milioni saranno donne. Il vecchio effetto nido vuoto, dunque, assume un significato nuovo. Non è più soltanto il momento in cui i genitori si ritrovano senza figli. È il risultato di un processo che comincia molto prima: meno nascite, famiglie più piccole, figli unici o assenti, coppie che rimangono senza figli e anziani che finiscono per vivere soli.
Il sorpasso delle coppie senza figli - Il dato forse più simbolico riguarda proprio le coppie. Nel 2025 quelle con figli sono 7,5 milioni, il 28,1% delle famiglie. Nel 2050 scenderanno a 5,8 milioni, appena il 21,1%. Le coppie senza figli, invece, aumenteranno da 5,4 a 5,9 milioni, con una crescita dell'8,8%. La loro quota arriverà al 21,4%. Sarà il sorpasso: nel 2050 le coppie senza figli saranno più numerose di quelle con figli. È una trasformazione che racconta bene il nuovo equilibrio familiare italiano. Le famiglie, paradossalmente, saranno più numerose, ma sempre più piccole. E la dimensione media continuerà a ridursi.
Una questione che non riguarda solo la famiglia - Ma non si tratta solo di numeri, c'è una questione sociale molto più ampia. Chi assisterà gli anziani quando i figli saranno lontani? Chi si occuperà di una popolazione sempre più longeva quando la rete familiare sarà composta da pochi componenti? E quanto potrà reggere un sistema di welfare costruito su una società nella quale la famiglia ha tradizionalmente rappresentato la prima rete di protezione? Il problema è anche territoriale. Il calo sarà più rapido nel Mezzogiorno, dove tra il 2025 e il 2050 la popolazione dovrebbe scendere da 19,7 a 16,7 milioni, mentre entro il 2080 arriverebbe a 12,3 milioni. Anche le aree interne continueranno a perdere abitanti più rapidamente dei centri, aumentando il divario territoriale.
L'Italia che scompare - Alla fine, il dato più impressionante è forse quello che arriva da lontano: 45,8 milioni di abitanti nel 2080. Significa che nell'arco di 55 anni l'Italia potrebbe perdere oltre 13 milioni di residenti. Non sarà semplicemente un Paese con meno bambini. Sarà un Paese con meno persone, più anziano e con una quota crescente di cittadini che vivono soli. E allora il vero effetto nido vuoto non sarà più soltanto quello vissuto da una madre o da un padre quando l'ultimo figlio chiude la porta di casa. Sarà quello di un'intera società che dovrà imparare a vivere con meno figli, meno famiglie numerose e più solitudini.