Lo Scheherazade, il superyacht di circa 140 metri, conosciuto come lo "yacht di Putin" è tornato in mare, dopo più di quattro anni trascorsi sotto sequestro nel porto di Marina di Carrara. Fermo dal 2022, l'imbarcazione ha lasciato il porto nella mattina di venerdì 28 agosto e si è diretto verso il Golfo della Spezia. Dopo una sosta, ha iniziato il viaggio di ritorno verso Marina di Carrara.
Perché lo yacht è uscito dal porto? -
La navigazione non sarebbe stata una decisione improvvisa: l'uscita era programmata e l'ipotesi più accreditata è che sia servita a verificare le condizioni tecniche dell'imbarcazione, in particolare dopo il lungo periodo trascorso ferma. Lo Scheherazade è stato sottoposto a interventi di manutenzione e refitting durante gli anni trascorsi a Marina di Carrara. Dopo un periodo così lungo senza navigare, una prova in mare può consentire di controllare il funzionamento dei motori e degli apparati di bordo. La breve crociera davanti alle Cinque Terre avrebbe quindi avuto una finalità tecnica e non rappresenterebbe, almeno per ora, una normale ripresa della navigazione dello yacht.
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La storia del sequestro cominciata nel 2022 -
Per capire perché lo Scheherazade sia rimasto fermo così a lungo bisogna tornare al 2022, quando l'imbarcazione era già ormeggiata a Marina di Carrara per lavori. Il superyacht aveva attirato l'attenzione internazionale per il mistero sulla sua proprietà. Il suo valore, le dimensioni e soprattutto le indiscrezioni sulla possibile vicinanza del proprietario al Cremlino avevano alimentato l'ipotesi che potesse appartenere a Vladimir Putin. Il comandante dell'imbarcazione aveva però negato che Putin fosse il proprietario dello yacht e aveva escluso anche che il presidente russo fosse mai salito a bordo. La reale identità dell'armatore rimase comunque al centro delle verifiche.
Il nome dell'oligarca Eduard Khudaynatov -
Gli accertamenti portarono all'individuazione di Eduard Khudaynatov come soggetto formalmente riconducibile allo Scheherazade. Il nome dell'oligarca russo era già emerso in relazione ai rapporti con ambienti vicini al potere russo. Proprio queste circostanze finirono sotto la lente delle autorità italiane nel quadro delle sanzioni adottate dall'Unione europea dopo l'invasione dell'Ucraina.
Il 6 maggio arriva il provvedimento di congelamento -
La svolta arrivò il 6 maggio 2022, quando venne firmato il decreto di congelamento dello Scheherazade. Il provvedimento fu quindi eseguito dalla Guardia di Finanza a Marina di Carrara. L'imbarcazione, che si trovava già nel porto toscano, non poté più lasciare lo scalo e iniziò così un lungo periodo di immobilità. Il congelamento rientrava nelle misure adottate dall'Italia in applicazione delle sanzioni europee nei confronti di soggetti ritenuti collegati alla Russia.
Com'è fatto lo "yacht di Putin" -
L'imbarcazione si sviluppa su sei ponti e dispone di numerosi ambienti di lusso. A bordo ci sono aree per il benessere, una palestra, una sala cinema, una discoteca e spazi caratterizzati da finiture particolarmente pregiate, compreso l'utilizzo del marmo. Sono presenti anche strutture e piattaforme destinate, tra le altre funzioni, all'utilizzo di elicotteri. Un vero palazzo galleggiante che, proprio per le sue caratteristiche, ha attirato per anni l'attenzione di curiosi, fotografi e appassionati di nautica.