LO STUDIO

Social, oltre 150 minuti al giorno aumenta il rischio di depressione

Undici anni di dati e oltre 183mila questionari suggeriscono un legame sempre più netto

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A volte si perde la cognizione del tempo. Lo scrolling infinito, una storia dopo l'altra, cinque minuti diventano mezz'ora. Mezz'ora diventa un'ora e a volte ci si accorge di quanto tempo sia passato soltanto quando si alza lo sguardo dallo schermo. Un nuovo studio americano aggiunge un elemento alla discussione: più tempo trascorso sui social è associato a una maggiore probabilità di riferire sintomi depressivi. La soglia osservata dai ricercatori è di almeno 150 minuti al giorno. Non significa che due ore e mezza di Instagram o TikTok provochino automaticamente la depressione, ma che l'uso dei social emerge come uno dei segnali più fortemente associati alla depressione auto-riferita.

Undici anni per capire cosa succede dietro lo schermo -

 La ricerca, pubblicata su Npj Mental Health Research, è stata condotta da ricercatori dell'Università di Cincinnati e della Northwestern University. Il team ha analizzato 11 anni di dati provenienti dal Media Behaviors and Influence Study, un'indagine realizzata annualmente su abitudini mediatiche, comportamenti e condizioni di salute. Il questionario è stato sottoposto a 183.300 adulti tra i 18 e i 70 anni, in forma anonima, e raccoglie informazioni su un numero molto ampio di aspetti della vita degli intervistati, con 1.318 domande e 31 parametri legati anche allo stato di salute. Tra questi c'è la depressione auto-riferita. I ricercatori hanno quindi utilizzato un modello di apprendimento automatico per individuare quali comportamenti fossero maggiormente associati alla depressione e il risultato, secondo gli autori, si è ripetuto in tutti gli 11 anni presi in considerazione.

Il dato che fa più impressione: 150 minuti -

 La soglia che emerge dalla ricerca è quella dei 150 minuti quotidiani sui social media. Superato questo livello di utilizzo, i ricercatori hanno osservato una correlazione crescente con la depressione auto-riferita. È un dato che colpisce perché due ore e mezza, nell'economia di una giornata, possono sembrare moltissime e pochissime allo stesso tempo. Non serve necessariamente trascorrere una serata intera davanti allo smartphone: bastano piccoli frammenti disseminati nell'arco della giornata. Qualche minuto appena svegli. Una pausa pranzo passata a scorrere. Il telefono in mano sui mezzi pubblici. Un'altra occhiata mentre aspettiamo qualcuno. E poi quella mezz'ora prima di dormire che doveva essere soltanto "un attimo".

Il problema, però, è che lo studio non dimostra che siano i social a causare la depressione, mostra un'associazione. E la distinzione è importante: una persona che sta già vivendo un periodo di difficoltà psicologica potrebbe, per esempio, trascorrere più tempo online. Oppure potrebbero esserci altri fattori, individuali e sociali, a influenzare entrambe le variabili.

Più dei videogiochi, della tv e del web -

 Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda il confronto con altre forme di consumo digitale e mediatico. Secondo i ricercatori, l'uso elevato dei social media si è rivelato un indicatore della depressione auto-riferita più affidabile rispetto ad altri comportamenti considerati comunemente problematici, come giocare molto ai videogiochi, navigare a lungo sul web o guardare molta televisione. Non sarebbe dunque semplicemente la quantità di tempo trascorsa davanti a uno schermo a fare la differenza.

Potrebbe essere il modo in cui i social sono progettati e utilizzati: una successione praticamente infinita di contenuti, ricompense immediate, confronto con gli altri e un flusso che non suggerisce naturalmente quando fermarsi. Hans Breiter, autore corrispondente dello studio e professore all'Università di Cincinnati, sottolinea proprio il ruolo dei meccanismi di coinvolgimento delle piattaforme, arrivando a definire il quadro emerso dalla ricerca particolarmente preoccupante.

Il confronto con gli altri non finisce mai -

 C'è poi una componente che distingue i social da molti altri media: non guardiamo soltanto contenuti, guardiamo anche le vite degli altri. Il viaggio che non abbiamo fatto, il corpo che non abbiamo, la carriera che sembra procedere più velocemente della nostra, la coppia apparentemente perfetta, la casa sempre in ordine, la cena impeccabile, la giornata produttiva iniziata alle cinque del mattino. Naturalmente, sappiamo che quello che compare sui social è una selezione, ma non significa essere immuni dal suo effetto. Il confronto sociale può diventare continuo proprio perché non ha più bisogno di essere cercato: arriva direttamente sullo schermo, ogni volta che lo accendiamo. E quando il tempo trascorso sulle piattaforme cresce, cresce anche l'esposizione a questo flusso.

Non è solo una questione di tempo -

 La domanda, allora, non è soltanto "quanto tempo passi sui social?". È anche come ti senti mentre li usi e dopo averli usati. Ci sono persone che trascorrono molto tempo online e non percepiscono particolari conseguenze negative. Altre possono accorgersi di un cambiamento nell'umore, del sonno disturbato, della difficoltà a concentrarsi o della sensazione di essere costantemente in confronto con qualcun altro. Anche per questo il dato dei 150 minuti non dovrebbe trasformarsi in una nuova soglia ansiogena da controllare ossessivamente. Il punto interessante è piuttosto un altro: quando un comportamento digitale occupa una parte significativa della giornata, vale la pena chiedersi che cosa sta sostituendo. Sonno? Movimento? Relazioni reali? Tempo senza stimoli? O semplicemente noia, che forse non è sempre una cosa da eliminare?

Il telefono che non lasciamo mai davvero -

 Martin Block, professore emerito della Northwestern University e coautore principale dello studio, paragona i social a una delle grandi tecnologie che hanno segnato la nostra epoca, come l'automobile un secolo fa. Con una differenza sostanziale: mentre l'automobile ha trasformato il modo di muoversi, i social hanno finito per inserirsi direttamente nel modo in cui comunichiamo, ci informiamo e costruiamo la nostra immagine di noi stessi. È difficile, quindi, immaginare una vita completamente senza social. La questione potrebbe essere imparare a non vivere permanentemente dentro di essi.

Negli Usa Meta paga 16,7 miliardi di dollari -

 Il tema arriva intanto anche nelle aule di tribunale americane. Il 26 agosto 2026 Meta ha raggiunto un accordo con 47 Stati Usa, il distretto di Columbia e i territori statunitensi, accettando di pagare 16,7 miliardi di dollari nell'ambito del patteggiamento relativo alle accuse di aver creato dipendenza dai social nei ragazzi. L'intesa prevede anche misure per limitare il tempo trascorso dagli adolescenti sulle piattaforme, notifiche push disattivate durante l'orario scolastico, sistemi di verifica dell'età e maggiori controlli parentali. 

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