colpa di trump ma non solo

Cuba, la crisi si aggrava: blackout, acqua razionata e sanità sotto pressione

Anche l'embargo e il blocco petrolifero degli Stati Uniti giocano il loro ruolo, ma non sono l'unica causa

© Afp

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La crisi economica può avere l'aspetto di intere città senza luce, case senza acqua corrente o carenza di carburante e medicinali essenziali. È quello che sta accadendo a Cuba, dove l'embargo e il blocco petrolifero imposti dagli Stati Uniti stanno contribuendo a mettere in ginocchio famiglie, imprese e strutture sanitarie nell'intera isola. La situazione è peggiorata drasticamente nel corso dell'ultimo anno, dopo la forte riduzione delle forniture di petrolio provenienti dal Venezuela - a lungo il suo principale fornitore - e il rafforzamento della pressione economica statunitense sul Paese, a seguito della quale anche le importazioni dal Messico sono state interrotte. Allo stesso tempo, Cuba deve fare i conti con problemi interni di lunga durata: una rete elettrica vecchia, una crisi economica profonda e infrastrutture che richiedono investimenti significativi.

L'elettricità: una rete al limite -

 Il simbolo più evidente della crisi sono i blackout. Nel corso del 2026 la rete elettrica nazionale cubana è collassata ripetutamente, con tre blackout a livello nazionale nel solo mese di Luglio, oltre a un nuovo collasso all'inizio di agosto. Il problema non riguarda soltanto la produzione di energia: la scarsità di carburante rende difficile far funzionare le centrali disponibili e una parte significativa dell'infrastruttura energetica cubana è ormai obsoleta, tanto che l'agenzia di stampa britannica Reuters arriva a definire gran parte della Cuba rurale, nelle province più remote e con una produzione economica limitata, "una caricatura della vita del XIX secolo".

La situazione energetica si è aggravata in particolar modo all'inizio dell'anno quando gli Stati Uniti, dopo la cattura dell'ex presidente Nicolás Maduro, hanno esercitato una forte pressione sulle forniture di petrolio destinate a Cuba. Il Venezuela era una delle principali fonti di carburante dell'isola e la sua riduzione ha lasciato Cuba con margini molto più ridotti per alimentare la rete elettrica. Già da mesi, però, la vita sull'isola era particolarmente complicata, proprio a causa dei continui blackout e di carenze diffuse. La conseguenza è una spirale difficile da interrompere: meno carburante significa meno generazione elettrica e meno elettricità significa maggiori difficoltà per trasporti, industrie, distribuzione degli alimenti, approvvigionamento idrico e ospedali.

L'acqua: quando il blackout diventa una crisi sanitaria -

 Strettamente legata alla crisi energetica è anche quella idrica. Gli impianti che pompano e distribuiscono l'acqua hanno bisogno di elettricità. Quando la rete idrica viene interrotta per molte ore, anche l'approvvigionamento può fermarsi o diventare irregolare. La Paho, l'Organizzazione Panamericana della Sanità, ha documentato le conseguenze delle interruzioni energetiche e delle difficoltà infrastrutturali sui servizi essenziali nell'isola. "Le attuali difficoltà che incidono sull’approvvigionamento energetico a Cuba stanno compromettendo i sistemi idrici, igienico-sanitari e alimentari di fondamentale importanza, aumentando il rischio di trasmissione di malattie di origine idrica e alimentare. Le interruzioni nella disponibilità di energia incidono sulle operazioni di approvvigionamento idrico e di trattamento delle acque, poiché oltre l’80% dei sistemi di pompaggio dipende dall’elettricità, limitando l’accesso all’acqua potabile sicura e compromettendo le condizioni igieniche", si legge in un rapporto della Pan American Health Organization risalente allo scorso marzo, che classifica come "molto alto" il livello di rischio collegato alle malattie connesse all'acqua e agli alimenti. "Le limitazioni nella disponibilità di carburante restringono ulteriormente la distribuzione dell’acqua tramite autocisterne e il trasporto di generi alimentari, riducendo l’accesso ai beni essenziali e indebolendo la capacità di risposta alle emergenze". Il problema è quindi più ampio della semplice disponibilità fisica di acqua: la mancanza di energia può impedire di pomparla, trattarla e distribuirla regolarmente, creando ulteriori rischi per la salute pubblica.

Gli ospedali: meno farmaci e meno risorse -

 La sanità cubana, per decenni uno dei settori più rappresentativi del modello sociale dell'isola, sta affrontando una fase particolarmente difficile. La carenza di carburante e le interruzioni elettriche hanno conseguenze dirette anche sulle strutture sanitarie: gli ospedali hanno bisogno di energia continua per apparecchiature, refrigerazione dei medicinali, laboratori, sale operatorie e sistemi di distribuzione dell'acqua. La Paho ha segnalato difficoltà nell'accesso a medicinali, forniture mediche e altri materiali necessari al funzionamento del sistema sanitario. Le emergenze energetiche e infrastrutturali hanno, inoltre, reso più difficile mantenere regolari diversi servizi sanitari. Attenzione a non generalizzare, però: la crisi non significa che il sistema sanitario cubano sia semplicemente "collassato", ma piuttosto che la capacità del sistema di garantire regolarmente servizi e cure è sottoposta a una pressione crescente, soprattutto nelle strutture che dipendono maggiormente da energia, carburante e forniture importate.

"Le unità di terapia intensiva e i servizi di pronto soccorso sono particolarmente vulnerabili a causa della loro dipendenza da un'alimentazione elettrica ininterrotta", si legge ancora nel rapporto della Paho. "La carenza di carburante e l’instabilità dell’alimentazione elettrica compromettono i sistemi della catena del freddo, influenzando la produzione, lo stoccaggio e la distribuzione di vaccini, emoderivati, insulina e altri farmaci sensibili alla temperatura. Anche i servizi diagnostici che richiedono un’alimentazione elettrica stabile operano a capacità ridotta. Le interruzioni dei trasporti hanno influito in modo significativo sull’accesso dei pazienti alle cure. La disponibilità limitata di carburante limita i servizi di ambulanza, i sistemi di trasferimento dei pazienti e il loro trasporto di routine".

L'embargo americano: cosa è cambiato nel 2026? -

 Per capire la situazione attuale bisogna distinguere tra il tradizionale embargo statunitense contro Cuba e le misure specifiche adottate nel 2026. Gli Stati Uniti, infatti, mantengono da decenni un ampio regime di sanzioni nei confronti di Cuba - per la precisione dal 1962, con la presidenza di J. F. Kennedy -. Queste restrizioni riguardano, tra le altre cose, transazioni finanziarie e commercio con l'isola. Nel 2026, però, è la questione energetica a essere diventata particolarmente importante. Gli Usa di Donald Trump hanno intensificato drasticamente la pressione sulle forniture di petrolio a Cuba, imponendo - lo scorso giugno - anche sanzioni alla compagnia petrolifera statale cubana Union Cuba Petroleo (Cupet), creando ulteriori ostacoli al governo dell'isola. La politica di Washington ha, di fatto, ostacolato per mesi l'arrivo di greggio e carburanti sull'isola, anche attraverso minacce di sanzioni e imposizione di dazi verso i Paesi che avessero continuato a rifornire Cuba.

Le misure Usa hanno preso la forma di un vero e proprio "oil blockade", ovvero un blocco petrolifero, mentre le autorità statunitensi la presentano come uno strumento di pressione nei confronti del governo cubano. Un'eccezione però, spiega Reuters, consentirebbe "alle aziende statunitensi di esportare carburante a imprese private cubane", dando il via, così, "a un caotico mercato nero". La politica americana non è, quindi, semplicemente quella di "vietare tutto il petrolio a Cuba", ma è più complessa: Washington sta cercando di limitare le risorse destinate allo Stato cubano, consentendo allo stesso tempo determinati flussi verso il settore privato.

L'embargo degli Stati Uniti è all'origine della crisi? -

 Il blocco economico imposto dagli Usa, però, non è sufficiente per spiegare tutta la crisi. Le sanzioni statunitensi hanno un effetto concreto sull'economia cubana e nell'ultimo anno la pressione sulle importazioni di petrolio ha avuto un ruolo particolarmente importante, ma Cuba presenta anche problemi strutturali precedenti e indipendenti dalle misure più recenti. La rete elettrica è vecchia e necessita di investimenti. L'economia cubana soffre da anni di bassa produttività, scarsità di valuta estera, difficoltà nelle importazioni e forte dipendenza dall'estero per diversi beni fondamentali.

Il carburante resta il punto centrale -

 La scarsità di petrolio rimane comunque il nodo che collega molte delle difficoltà dell'isola. A marzo gli Stati Uniti hanno consentito, per motivi umanitari, l'arrivo a Cuba di una nave russa precedentemente sottoposta a sanzioni che trasportava circa 100mila tonnellate di petrolio: una fornitura che ha dato un sollievo temporaneo al sistema energetico cubano. Ma una singola fornitura non può risolvere un problema strutturale. La rete rimane fragile e il Paese continua ad avere bisogno di un flusso regolare di carburante per mantenere in funzione centrali elettriche, trasporti e servizi pubblici.

Una crisi che si alimenta da sola -

 La situazione cubana, quindi, può essere descritta come una catena di problemi collegati. La scarsità di carburante riduce la produzione di elettricità. I blackout compromettono la distribuzione dell'acqua. La mancanza di energia e acqua rende più difficile il funzionamento degli ospedali. Le difficoltà nei trasporti ostacolano la distribuzione di alimenti e medicinali. La crisi economica riduce ulteriormente la capacità dello Stato di acquistare carburante, pezzi di ricambio e forniture dall'estero. Nel frattempo, anche per cercare di uscire da questo impasse, il governo cubano ha iniziato a introdurre alcune riforme economiche, compresa una maggiore apertura al settore privato e la possibilità per operatori privati di importare e distribuire carburante. "Non implementeremo un capitalismo predatorio né effettueremo una massiccia privatizzazione dei beni nazionali, come alcuni temono", ha però precisato il presidente cubano Miguel Díaz-Canel. "Non ci sarà, e questo deve essere chiarito in modo inequivocabile, alcuna privatizzazione della sanità, della scienza, della cultura o dei servizi strategici per la nazione." 

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