Ritratto di un uomo molto facoltoso

Chi era Klaus-Michael Kühne, uno degli uomini più ricchi di Germania (che non ha lasciato eredi)

Il patron del gigante della logistica Kühne+Nagel è scomparso il 23 agosto a 89 anni in Svizzera. Il suo ingente patrimonio andrà all'associazione benefica da lui fondata

© Afp

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Klaus-Michael Kühne era esattamente come ci si immagina un imprenditore della sua generazione: affascinante e senza paura di rischiare ma anche duro, come solo un uomo cresciuto nel tessuto produttivo di una città come Amburgo poteva essere. Non ha mai lasciato nulla di intentato in vita, programmando anche il destino della sua cospicua eredità. Un lascito gigantesco quello del secondo uomo più ricco di Germania, che verrà devoluto adesso interamente alla sua fondazione benefica. D'altra parte nella sua lunga esistenza, conclusasi il 23 agosto all'età di 89 anni, Kühne aveva fatto di tutto. Non aveva trovato il tempo solo per produrre un erede diretto, che continuasse l'impresa familiare iniziata da suo nonno.

L'impero di Kühne -

L'impero di Kühne  August Kühne fondò (insieme a Friedrich Nagel) un'azienda di spedizioni a Brema nel lontano 1890, senza immaginare probabilmente quello che sarebbe scaturito decenni dopo da quella sua iniziativa imprenditoriale. Prima che suo nipote Klaus-Michael prendesse in mano la Kühne + Nagel, ereditandola dal padre, quella società era d'altronde ancora lontana da diventare ciò che è oggi, alla morte del suo ultimo patriarca: stiamo infatti parlando di uno dei più grandi gruppi logistici del mondo, leader nel trasporto aereo e marittimo di merci, con circa 88mila dipendenti e 1300 sedi sparse in un centinaio di Paesi. 

Un gigante capace di generare gran parte di quel patrimonio stimato da Forbes attorno ai 44 miliardi di dollari. Va detto tuttavia che attraverso la sua holding privata Kühne non possedeva solo la maggioranza di Kühne + Nagel, ma anche il 30% della compagnia di navigazione Hapag-Lloyd, il 20% di Lufthansa (di cui era il primo azionista), il 20% del distributore di prodotti chimici Brenntag e varie partecipazioni in Flix (la startup che possiede Flixbus) e Aenova, oltre ad alberghi e numerosi immobili.

Un patron ambizioso ed esigente -

 Gli aggettivi che vengono più spesso associati a Klaus-Michael, nei giorni in cui abbondano i suoi necrologi, sono soprattutto tre: "ambizioso, stacanovista ed esigente". Tre aspetti che ne hanno influenzato la sua rapida ascesa nell'impresa di famiglia, culminata nella nomina a presidente del consiglio di amministrazione già nel 1966. Kühne era entrato nei quadri aziendali appena otto anni prima, dopo un rapidissimo apprendistato in banca presso la Münchmeyer & Co. "Non mi piacciono le mezze misure e dico sempre quello che penso", spiegò una volta al quotidiano Die Welt, raccontandosi come un uomo disciplinato che esigeva a sua volta disciplina: "Voglio formare bene i miei dipendenti, così posso permettermi di essere un po' esigente con loro".

A volte però pretendeva una dedizione alla causa forse sproporzionata. Si racconta per esempio che ai tempi in cui le aziende inviavano ancora molta posta, i dipendenti di Kühne fossero tenuti a portare la corrispondenza con loro durante i viaggi di lavoro all'estero. Un modo come un altro per assicurarsi che le comunicazioni arrivassero più velocemente, senza scomodare corrieri esterni.

Il legame con la Svizzera -

  Kühne era un patriarca vecchio stampo, che faceva di tutto per salvaguardare e aumentare le sue fortune. Nel 1975, Kühne + Nagel trasferì la propria sede centrale dalla Germania alla Svizzera, dove il padre di Klaus-Michel già risiedeva e dove esisteva da tempo una holding per le operazioni internazionali. Una decisione raccontata dal magnate sempre come una mera scelta di cuore, dettata dal legame familiare con il Paese elvetico, ma che per molti tedeschi nascondeva in realtà la più pragmatica voglia di sperimentare un regime fiscale più favorevole. Lo stesso Kühne d'altra parte criticò spesso la politica tedesca, lodando al contempo il sistema economico liberale svizzero e il suo basso carico fiscale.

La famiglia Kühne e il nazismo -

 Kühne ha dovuto poi più volte affrontare le accuse riferite alla vicinanza della sua famiglia con il regime nazista. Ai tempi Klaus-Michel era ancora un bambino ma è certo che padre e fratello si iscrissero al Partito Nazista in giovane età. Non solo, i due si separarono da un socio in affari ebreo nel 1933 e trasportarono per conto del regime mobili confiscati appartenenti a ebrei deportati e in fuga. Per decenni il magnate non si espresse su quelle tristi pagine del passato familiare, rompendo il silenzio solo in occasione del 125° anniversario di Kühne + Nagel, nel 2015.

"Il materiale storico a disposizione di Kühne + Nagel dimostra che dal 1939 al 1944 l'azienda ha operato al di fuori dei confini tedeschi, nei territori occupati, occupandosi principalmente di consegne di rifornimenti per l'esercito", si legge nella dichiarazione pubblicata sul sito web dell'azienda, dove viene confermato anche il trasporto del mobilio per conto del Reich. Klaus-Michael Kühne aveva solo sette anni a quei tempi. In un'intervista del 2024 alla Frankfurter Allgemeine Zeitung spiegò di aver scoperto tutto solo nel periodo in cui venne diramato quel comunicato ufficiale. Stando alle sue dichiarazioni infatti, gli archivi dell'azienda erano andati distrutti durante la guerra.

Le mani sulla città -

 La globalizzazione e le acquisizioni compiute da Klaus-Michael hanno fatto la fortuna della sua creatura, diventata un marchio leader del proprio settore in tutto il mondo. Ma anche lui ha commesso degli errori. Nell'intervista sopracitata, Kühne ammise per esempio di aver perso complessivamente mezzo miliardo di euro nella divisione immobiliare di lusso Signa Prime. Un piccolo neo nella carriera di un imprenditore capace di mettere le mani in pasta praticamente in ogni settore. Persino nella sua Amburgo, dove non viveva da decenni, gli investimenti erano stati importanti e diversificati: in città Kühne aveva partecipato alla costruzione di un teatro dell'opera, di un'università privata di una sala da concerto, di una compagnia di navigazione e, naturalmente, di un hotel di lusso. Senza dimenticare l'Elbtower, un grattacielo la cui costruzione rimase tuttavia incompiuta per quasi tre anni.

L'amore (non sempre ricambiato) per la sua squadra del cuore -

 Quello che ha legato maggiormente Klaus-Michael Kühne ad Amburgo fino all'ultimo è stato tuttavia il calcio. Nello specifico l'Hamburger SV, la squadra locale cui ha concesso prestiti per tutta la vita, arrivando a comprare in prima persona persino i diritti sui cartellini dei calciatori. Fu poi grazie al suo impegno finanziario che lo stadio riacquistò il suo nome storico di Volksparkstadion.

Eppure, nonostante gli investimenti, Kühne non era molto apprezzato dai tifosi, che arrivarono anche a insultarlo più volte allo stadio. Questo perché per anni il miliardario non aveva mai rinunciato a uscite poco gradite su come il club gestiva i suoi soldi.

Famoso poi è il "caso Han". Il magnate acconsentì infatti all'ingaggio del giocatore solo a patto che venisse in contemporanea rinnovato il contratto anche a Bobby Wood, un attaccante che ormai vedeva ben poco la porta ma che era gestito da un suo consulente diretto (Volker Strut). Per anni Kühne è stato di fatto il proprietario occulto dell'Amburgo. Ha provato addirittura a ottenere un aumento della sua quota azionaria nel club, pari al 39,9% (quella massima che può avere in Germania un investitore esterno). Il tentativo ebbe poca fortuna, con la dirigenza che preferì rifiutare la sua iniezione di 120 milioni di euro piuttosto che violare le regole. Col senno di poi possiamo dire che quella alla sua squadra del cuore resti una delle poche scalate mancate da Klaus-Michael Kühne, il magnate tedesco che ha cambiato la logistica (e non solo).

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