Un caso ancora avvolto nel mistero. È quello che riguarda Ana, la figlia di Ratko Mladic, morto oggi in carcere all'Aia nei Paesi Bassi, che nel lontano 25 marzo 1994 si tolse improvvisamente la vita. Un suicidio enigmatico, senza messaggi e senza testimoni, che ha dato luogo alle più svariate congetture, ma che nella vulgata comune si ritiene sia stata la conseguenza dello shock, della vergogna e del profondo dolore per le azioni del padre, ex comandante militare dei serbo-bosniaci condannato per crimini di guerra.
Uno degli episodi più oscuri nella vita privata di Mladic -
Ana aveva solo 23 anni quando scelse di togliersi la vita. A distanza di 32 anni, la sua scomparsa rimane ancora misteriosa. Secondo la versione ufficiale, Ana si è suicidata con la pistola che il padre aveva ricevuto come ricompensa durante la sua carriera militare, senza lasciare alcun biglietto d'addio. Sua madre Bosiljka e suo fratello Darko erano presenti in casa al momento del suicidio. Ecco come la morte dell'amata Ana si trasformò in uno degli episodi più oscuri della vita privata di Ratko.
Le molteplici voci in circolazione -
Senza risposte relative al suicidio, varie voci iniziarono ad aleggiare intorno al caso. Speculazioni, teorie. Il suo fidanzato dell'epoca non accettò il suicidio di Ana e sostenne che fosse stata assassinata dai nemici di Mladic. Circolava anche un'altra storia, secondo la quale Ana era in realtà innamorata di un altro ragazzo, morto sul campo di battaglia nella guerra del padre. Ancora, questa volta anni dopo, si diffusero voci secondo cui Mladic non lo volesse in compagnia della figlia e fosse stato lui a ordinarne segretamente la partenza per il fronte.
Ma da quasi subito cominciò a prendere piede l'ipotesi che la giovane Ana avesse gradualmente scoperto cosa stava accadendo in Bosnia ed Erzegovina e avesse contrapposto l'immagine del suo amato padre a quella di un comandante militare le cui forze commettevano crimini contro i civili. Una consapevolezza che la distrusse.
L'ultima visita e quella negata -
Senza mai conoscere la verità, il 31 maggio 2011, un Mladic arrestato e in procinto di essere spedito all'Aia per essere processato, fu lasciato da solo davanti alla tomba della figlia Ana nel cimitero di Topčider a Belgrado, dove nei 16 anni di latitanza non aveva mai osato recarsi per paura di essere catturato. Rimase sulla tomba per circa 10-20 minuti, depose dei fiori e accese una candela.
Nel febbraio 2019, invece, Mladic chiese un rilascio temporaneo dal carcere di Scheveningen per poter visitare di nuovo la tomba della figlia nel 25esimo anniversario della sua morte, ma la richiesta fu negata. Ora il cerchio potrebbe chiudersi definitivamente. In seguito al decesso avvenuto nell'ospedale penitenziario dell'Aia, dove negli ultimi tempi era stato colpito da diversi ictus, il "boia di Srebrenica" sarà ora sepolto accanto alla figlia Ana nel cimitero di Belgrado.