L'intervista

Emergenza caldo, Carlo Ratti: "Un viale alberato in città abbassa la temperatura fino a 10 gradi"

L'afa soffocante che attanaglia da mesi gran parte d'Europa non accenna a dare segnali di tregua. Soprattutto nelle grandi città. Urge ripensarle. Ne parliamo con l'urbanista italiano che a Boston dirige il MIT Senseable City Lab: "Seguiamo l'esempio di Parigi e Singapore"

di Emanuela Griglié
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Nato a Torino nel 1971, Carlo Ratti, architetto, ingegnere, direttore del Senseable City Lab del Mit di Boston, professore al Politecnico di Milano, è il nome che viene subito in mente quando si vuole riflettere su come ripensare i centri urbani. La sua visione di un’architettura che percepisce e risponde è più che mai attuale. A Tgcom24 spiega come riprogettare le nostre città per affrontare la sfida del cambiamento climatico.

L'estate 2026 sarà ricordata come quella dalle temperature record. Come dovrebbero cambiare le città per diventare più vivibili e fresche? Quali strategie architettoniche e urbanistiche potrebbero essere adottate?

"Inizierei guardando al passato. L'architettura mediterranea sapeva raffrescare le città molto prima dell'elettricità. Pensiamo all'Andalusia, ai patii di Cordova e Siviglia, dove una fontana, un albero, un cortile ombreggiato e muri spessi rinfrescano le case da secoli. Acqua che evapora, alberi che fanno ombra, strade che incanalano la brezza. Il primo passo è riportare in città questi due alleati, il verde e l'acqua, con la precisione che oggi ci danno i dati. Le nostre scansioni termiche al MIT mostrano che un filare di alberi maturi può abbassare la temperatura di una strada di cinque o dieci gradi. Il secondo passo riguarda il costruito, con superfici chiare, tetti ad alta emissività che irradiano il calore verso il cielo, e ventilazione naturale. Il terzo passo, quando il termometro segna 40 gradi, è l'aria condizionata. Ma anche questa va ripensata, scambiando, quando possibile, con il sottosuolo e con la falda acquifera. Lo scatolotto appeso alla facciata raffredda il salotto scaldando la strada: un cane che si morde la coda".

Quali sono le città più virtuose in questo senso?

"Tra le migliori, Parigi. La capitale francese ha messo insieme forestazione urbana, rifugi climatici e la più grande rete di teleriscaldamento e teleraffrescamento d'Europa, alimentata dalla Senna. Poi Singapore, che da decenni si progetta come una città dentro un giardino, con chilometri di ombra continua. Infine Medellín, che con i suoi corridoi verdi ha abbassato le temperature di alcuni gradi spendendo relativamente poco".

E le ultime della classe?

"Le peggiori preferisco descriverle come modelli. La città infinita dello sprawl all'americana, dove si vive da un parcheggio climatizzato all'altro. La città che ha sigillato ogni metro di suolo sotto l'asfalto. La città che continua ad appiccicare condizionatori alle facciate".

In Italia a che punto siamo in questa trasformazione?

"Molti sindaci ci stanno provando, con programmi seri. Per il lavoro positivo sul verde mi vengono in mente Milano e Modena".

Quali sono invece gli errori urbanistici che si pagano di più? 

"Sicuramente la lentezza. Milano ha imboccato la strada giusta, tra Forestami e le nuove piazze. Ma a volte, in Italia, siamo un po' lenti. È fondamentale, inoltre, portare a bordo le soprintendenze. Il verde è un intervento reversibile, e dovremmo avere un dibattito partecipato su come portarlo nelle piazze storiche".

 La tecnologia potrebbe cambiare intrinsecamente il modo in cui rinfreschiamo le città?

"Assolutamente.  Come ho scritto pochi giorni fa sul Financial Times, l’innovazione più importante è un cambio di prospettiva: pensare al fresco come qualcosa da scambiare con il sottosuolo e con l'acqua di falda. E poi pensarlo come un servizio di rete, al pari dell'acqua potabile. A Parigi, Fraîcheur de Paris raffresca il Louvre e centinaia di edifici con l'acqua della Senna. Ginevra usa il suo lago e ha dovuto persino inventare raschiatori meccanici per liberare i tubi dalle cozze invasive. Sono sistemi che consumano molto meno ed evitano di riversare aria calda nelle strade. L'acqua può fare da batteria termica, producendo freddo quando l'energia abbonda e costa poco, per poi liberarlo nelle ore di punta, togliendo pressione a reti elettriche che già vanno in blackout. Sensori e intelligenza artificiale possono aiutare a orchestrare tutto in tempo reale. Il ritardo dell'Europa rispetto agli Stati Uniti nella diffusione dell'aria condizionata potrebbe diventare un'opportunità di leapfrogging, creare sistemi di nuova generazione invece di replicare quelli esistenti".

 Il caldo (oltre ai prezzi) sta spingendo la gentrificazione della provincia in prossimità delle grandi città. Potrebbe essere la fine residenziale delle megalopoli?

"Il certificato di morte delle grandi città viene redatto a ogni crisi, dal colera in poi, e ogni volta si rivela prematuro. Detto questo, il caldo sta diventando un fattore di competizione territoriale, come lo furono le fognature nell'Ottocento. Oggi la provincia che offre notti fresche e affitti sostenibili ha un vantaggio reale. Le città che investiranno in ombra, verde e reti di raffrescamento se lo riprenderanno. Con l'inverno demografico, le città europee dovranno contendersi i giovani residenti. Nessuno sceglie un posto dove d'estate si esce solo all'alba".

Come si immagina la città del 2050?

"Più simile a un giardino che a una fabbrica. O almeno, questa è la mia speranza".