Cercasi casa per la fine del mondo

Sempre più miliardari stanno pensando di trasferirsi in Patagonia per scampare all'apocalisse (se verrà)

Grandi notizie per gli agenti immobiliari dell'Argentina. Gli uomini più danarosi del mondo hanno individuato nella Patagonia il luogo ideale per sostenere la vita dopo un disastro nucleare o qualsivoglia altra catastrofe 

Dimenticate gli assembramenti di yacht a Montecarlo o la danarosa clientela che affolla la Costa Smeralda. Un domani i più grandi ricchi del Pianeta potrebbero darsi appuntamento per un brunch nei locali più chic della Patagonia. Un cambio di prospettiva dettato dall'istinto di sopravvivenza più che da un'improbabile passione collettiva per il camping e la natura selvaggia. Lo sanno bene gli agenti immobiliari della zona che, contro ogni aspettativa, si stanno ritrovando subissati di richieste per una casa nella zona.

Cosa ha di speciale la Patagonia -

  Caratteristiche alla mano, la Patagonia sembrerebbe una sorta di bunker a cielo aperto. Un'oasi in grado di sopravvivere a qualunque catastrofe, dall'apocalisse nucleare a una "semplice" Terza Guerra Mondiale. Stiamo d'altronde parlando di un angolo di mondo sostanzialmente isolato e potenzialmente autosufficiente, in grado di garantire in autonomia il fabbisogno di energia e sufficiente acqua. Ovviamente servono delle risorse per riuscire a garantirsi lo sfruttamento di tutti questi tesori nascosti, soprattutto in un possibile contesto estremo. Ma questo non è un problema per chi pare aver deciso di puntare l'ago della sua bussola verso la Patagonia.

Ricchissimi fan dell'Argentina -

 Diversi miliardari, soprattutto quelli con le mani in pasta dalle parti della Silicon Valley, hanno scelto di cercare casa per la fine del mondo a quelle latitudini. Si parla per esempio del Ceo di Palantir Peter Thiel anche se, il primo protagonista di questo volontario "rotolare verso sud" ha un nome e cognome ben preciso: Martín Varsavsky. Varsavsky conosce bene l'Argentina, Paese da cui fuggì a sedici anni con la famiglia per scampare alla dittatura, anche se poi ha fatto fortuna tra la Spagna e gli Stati Uniti. A oggi risulta fondatore di cinque start-up, ognuna delle quali ha raggiunto una valutazione superiore a 1 miliardo di dollari.

Il sogno di Wamani -

  Ha insomma un patrimonio tale da permettergli di pensare anche a lunghissimo termine, tanto da iniziare a programmare un buen retiro nella terra delle sue origini. Il progetto ha già un nome, Wamani, e consiste in una sterminata magione capace di sopravvivere a eventuali Armageddon. Non pensate tuttavia ai sobri bunker anti-atomici degli stereotipi: Wamani è un piccolo universo autosufficiente nell’estremo ovest dell’Argentina, con tanto di pista di atterraggio capace di estendersi su un terreno grande 5 volte Manhattan.

La visione apocalittica di Varsavsky -

 Le ambizioni di Varsavsky  vanno oltre la semplice creazione di una magione dove sentirsi al sicuro. Il "tech bro" sta infatti  già lavorando a un romanzo che immagina la vita a Wamani dopo che una guerra nucleare ha spazzato via gran parte degli Stati Uniti, dell'Europa e dell'Asia. Un vero e proprio manifesto in forma di racconto che ha come protagonista proprio Martín Varsavsky e la sua famiglia, in fuga precipitosa da Madrid dopo che il nostro ha notato movimenti navali insoliti sui satelliti.  "Siamo già nella terza guerra mondiale, le linee del fronte sono già tracciate", ha detto il magnate in un’intervista al Financial Times in cui ipotizzava un prossimo conflitto globale che avrebbe reso "perfettamente sensato" dotarsi di un rifugio. Una tesi che ha convinto anche il suo amico personale Peter Thiel, con cui ha ammesso di aver parlato di una possibile "fuga" in Argentina spingendolo ad acquistare una casa a Buenos Aires e dei terreni in Uruguay.

Verso il "cono sud" -

 A dirla tutta il piano di Varsavsky non si fermerebbe tuttavia alla sola Patagonia. L'Argentina con tutto un potenziale "cono sud" sarebbe nella sua visione in grado di diventare la casa di nuove società complesse dopo qualsivoglia possibile disastro. D'altra parte si parla di una parte di Pianeta abbastanza distante dai più importanti obiettivi militari e da possibili nubi radioattive. Peccato che la salvezza in un tale panorama sembrerebbe tuttavia appannaggio solo di chi può permettersela. Lo hanno capito gli abitanti di Gli abitanti di Eugenio Bustos, una cittadina vicina di 12mila abitanti, che nutrono forti sospetti sul progetto Wamani. "È davvero strano acquistare così tanto terreno solo per sé, senza un piano commerciale", ha raccontato sempre al Finacial Times una benzinaia che ha preferito rimanere anonima.

Un possibile "visto della tranquillità" -

  Nato democratico, Varsavsky ha seguito le orme di Elon Musk, spostandosi sempre più a destra. Oggi è un fervente sostenitore di Javier Milei. Lo ha accompagnato in diversi viaggi a San Francisco per incontrare i leader del settore tecnologico e ha spesso cenato con lui a Buenos Aires.  Il feeling tra i due è tale da aver spinto l'imprenditore a suggerire al Presidente di istituire una riserva nazionale di semiconduttori e trasformatori elettrici. Soprattutto Varsavsky avrebbe proposto all'inquilino della Casa Rosada di implementare un "visto della tranquillità" che aiuti i magnati a trasferirsi in Argentina. D'altronde perché non fare concorrenza a Nuova Zelanda e Islanda, da sempre mete preferite dai magnati col terrore dell'Apocalisse? 

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