Non è solo un gioco per ragazzi, ma un fenomeno competitivo globale da milioni di dollari. I Campionati Mondiali di Pokémon che si disputeranno dal 28 al 30 agosto a San Francisco (Stati Uniti) rappresentano l'Olimpo degli allenatori, virtuali e non: un palcoscenico dove strategia, riflessi e mesi di preparazione si fondono in sfide a prova di nervi che possono valere una vita. Ma per capire cos’è e come funziona una delle manifestazioni più attese del panorama ludico sportivo abbiamo intervistato Andrea Zorat, 29 anni, che non solo ha vissuto il Mondiale da protagonista lo scorso anno, ma è oggi uno dei principali punti di riferimento di un mondo, quello dei Pokémon, che è sempre più un fenomeno sociale in continua e rapida espansione. E che strizza l’occhio soprattutto agli adulti.
Andrea, cos’è il Mondiale di Pokémon?
Partiamo con il dire che è letteralmente l'evento più ambito da chiunque giochi a Pokémon, che sia con le carte o con il videogioco. È un evento enorme, che di solito dura 3 giorni, a cui partecipano qualcosa come 5mila giocatori, anche se l’affluenza è di gran lunga superiore perché arrivano curiosi, appassionati e collezionisti da tutto il mondo. E poi quest’anno ci sarà per la prima volta anche il Pokémon Expo, una sorta di fiera colossale interamente dedicata al settore.
Com’è strutturato il torneo?
Ci sono quattro categorie: Trading Card Game (TCG), dedicato alle carte, e Video Game Championships (VGC), ovvero le sfide attraverso il videogioco classico; poi ci sono Pokémon Go e Unite, che sono due varianti sempre videoludiche la cui struttura di gioco è tuttavia differente. Ciascuna delle categorie, poi, è divisa per fascia d’età: junior, senior e master.
Chi può partecipare?
La partecipazione è esclusivamente su invito. A differenza di molti altri giochi di carte, Pokémon ti permette di andare al Mondiale in base alla tua posizione nella classifica continentale. I continenti sono America, Sud America, Europa, Africa/Medioriente e Oceania. L’Asia rappresenta un mercato a parte, gestito separatamente, che confluisce nel circuito competitivo solamente in occasione dei Mondiali.
Spiegaci meglio i requisiti.
Per ricevere l’invito devi essere tra i migliori 125 giocatori del continente. Il circuito si divide in tornei locali (quelli nei negozi per esempio) e regionali, di cui solitamente ne viene organizzato uno al mese in ogni continente. Parliamo di tornei enormi, aperti a tutti. E meglio ti posizioni, più punti collezioni per il tuo ranking. Che poi farà fede per l’eventuale invito al Mondiale.
Ma c’è di più.
Sì. L'anno solare Pokémon è diviso in tre quadrimestri. Alla fine di ognuno c'è un torneo internazionale: uno in America, a New Orleans; uno in Europa, a Londra; uno in Sud America, a San Paolo. Sono tornei da 15mila giocatori, sono enormi e probabilmente anche i più difficili.
Come si gioca concretamente?
Il TCG prevede che ogni giocatore parta con un mazzo da 60 carte. Lo scopo è sostanzialmente eliminare i Pokémon avversari attraverso un meccanismo di attacco e difesa di cui ogni carta Pokémon è dotata. Lo scopo è usare al meglio le proprie carte, comprese quelle speciali che riguardano attrezzature, potenziamenti e così via, per attaccare e azzerare la vita dei Pokémon avversari. A ogni eliminazione effettuata il giocatore pesca una carta premio: la partita finisce quando se ne pescano sei.
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Andrea Zorat nel suo negozio di Milano
Per il videogioco, invece, come funziona?
Il VGC segue le orme del videogioco tradizionale: ogni allenatore mette in campo una squadra di sei Pokémon, che si scontrano tra loro due alla volta. Chi elimina per primo i Pokémon avversari, vince. Pokémon Go è concettualmente simile, ma profondamente diverso nel modo di affrontare la battaglia. Mentre la variante Unite è un "tutti contro tutti" e prevede un campo di battaglia in cui ogni allenatore deve difendere una specifica area: vince chi per primo conquista tutte le aree dell’arena.
Tutto semplice, ma anche complesso.
Sì, la teoria è molto semplice, ma in realtà è tutto molto più difficile. Ci sono strategie, tattiche, carte o elementi speciali che permettono a ogni giocatore di differenziare il proprio stile di gioco e prendere in contropiede l’avversario. Non c’è nulla di scontato, in un torneo tutto può succedere. Come in tutti gli sport, non sempre vince la squadra più forte.
Hai detto la parola chiave, sport.
Da noi in Italia non è considerato tale, ma questo è a tutti gli effetti uno sport. A mio avviso dobbiamo perdere quella mentalità secondo cui uno sport sia solo qualcosa di fisico. Anche partecipare a eventi Pokémon, specialmente di alto livello, richiede uno sforzo mentale non indifferente, senza contare l’investimento in termini di tempo, allenamenti, sacrifici, impegno e pressione.
In futuro ci sarà spazio per questo genere di discipline, per esempio, alle Olimpiadi? Se ne era già parlato in vista di Los Angeles 2028, ma forse i tempi non sono ancora maturi...
Secondo me sì, mi aspetto che a lungo andare anche il mondo Pokémon, o comunque quello degli sport virtuali, entri nel programma delle Olimpiadi. Tanto per dire, in Asia oggi c’è più gente che gioca a questi sport piuttosto che a quelli più classici…
C’è il doping anche qui?
No, ma c’è chi bara… soprattutto con le carte.
Esiste però un settore criminale in rapida espansione.
Eccome, la criminalità si è infiltrata anche in questo settore con una rete gigantesca. Non tanto per la contraffazione, ma più che altro per i furti, le rapine, le truffe. Come ogni settore in cui c’è qualcosa di valore, c’è qualcuno pronto a guadagnarci anche in maniera illecita.
Ma c’è chi, come nello sport, vive di questo?
A differenza di molti altri giochi, i migliori giocatori del mondo sono stipendiati direttamente da Pokémon. Ma sono pochissimi i professionisti che riescono a vivere di questo. Perché parliamo di un gioco che è quasi matematico, ma è composto da una miriade di componenti variabili, quindi è veramente difficile fare bene a ogni torneo. Però ci sono giocatori che tra campionati, canali social e sponsor riescono a farlo diventare un lavoro vero. Anche perché qualcuno diventa allenatore a tutti gli effetti e insegna alla gente a giocare.
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Andrea Zorat durante i Mondiali dello scorso anno
E vincere un mondiale cambia la vita?
In un certo senso sì. È una soddisfazione enorme, ti porti a casa un sostanzioso premio e se sei un buon giocatore puoi vivere di rendita per qualche tempo. Indicativamente al vincitore vanno 50mila dollari. Più tutta una serie di carte e prodotti che, se venduti, arrivano a valere altri 200mila dollari. E, sì, vengono venduti praticamente all'istante perché come ritiri il premio c’è chi è pronto ad acquistare tutto e a pagarti sull’unghia. Magari non ti cambia la vita, ma ti aiuta parecchio. Se le gestisci bene, le vincite fruttano bene.
L’anno scorso tu hai partecipato ai Mondiali, raccontaci la tua esperienza diretta.
È stata un’esperienza straordinaria, veramente difficile da spiegare in poche parole. Ma in generale essere un giocatore professionista di questo gioco è bellissimo: mi ha dato la possibilità di girare e vedere il mondo, aprire una finestra su un settore che mi ha sempre appassionato, ma anche conoscere persone che ormai sono diventate una seconda famiglia. E poi per me i Pokémon sono diventati un lavoro a tempo pieno.
Cioè?
Lavoravo come chimico in un’azienda, ma questa passione mi stava assorbendo troppo tempo, anche perché ero sempre in giro per il mondo. Così un giorno ho deciso di lasciare l’impiego e dedicarmi totalmente a ciò che mi piaceva davvero. Poi, un anno e mezzo fa, ho aperto anche un negozio di carte a Milano insieme a un amico: una sfida che oggi ci sta dando soddisfazioni enormi.
Hai abbandonato il gioco, ma non del tutto.
Non gioco più a livello professionistico, anche se mi piace partecipare a qualche torneo minore giusto per divertimento. Semplicemente ho trasferito il tempo che dedicavo a giocare ad accrescere la mia azienda, tra eventi, fiere e tutto il resto. E poi ho anche un mio team, che parteciperà ai Mondiali e che conta alcuni dei giocatori più forti d’Italia: uno ha chiuso la stagione al vertice del ranking nazionale, un altro invece è nei primi cinque d’Europa.
Spettatore interessato dei Mondiali, insomma.
Sì, ma quest’anno sarò anche caster della manifestazione, ovvero il commentatore per il principale influencer italiano del mondo Pokémon, che trasmetterà la manifestazione in diretta sui propri canali social.
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Outplayed, la squadra Pokémon di Andrea Zorat
L’avrai sentita spesso questa frase: i Pokémon non sono un gioco per bambini?
Nascono per loro, certo. Ed è molto bello vederli all’opera, francamente. Anche perché è un gioco che, se preso con impegno, permette loro di girare il mondo insieme ai genitori e, grazie a qualche premio qua e là, vivere esperienze veramente uniche. Anche in questo caso però il ruolo genitoriale è fondamentale. Ma l’aspetto più interessante è quello sociale: non è un passatempo che coltivi chiuso in casa, ma lo vivi in mezzo agli altri e questo permette di creare legami con coetanei di tutto il mondo.
C’è un però...
L'immaginario è che Pokémon sia un qualcosa solo per bambini, invece c'è dietro anche tutto un mondo di adulti che cresce sempre di più. L’età media dei giocatori dei Mondiali, per esempio, va ben oltre quella legata all’infanzia. Molta gente, tuttavia, è ignorante, parla per luoghi comuni e non ha idea di cosa ci sia davvero in questo settore. E purtroppo ancora oggi sento ogni genere di stereotipo legato a questo settore. Quando però si accorgono di cosa c’è realmente…
E cosa c’è realmente?
C’è un mercato pazzesco, in continua crescita. La richiesta di carte Pokémon oggi va oltre ogni immaginazione. E tutti le vogliono, credimi. Qualcuno si vergogna ancora a dirlo apertamente, ma tutti i giorni lavoro e commercio carte con personaggi dello sport, dell’imprenditoria, dell’economia, persino della politica…
Un boom incredibile. A cosa è dovuto secondo te?
Il settore delle carte è esploso come conseguenza dei Bitcoin, che la gente ha cominciato a utilizzare come moneta digitale di scambio per le carte. Oggetti perfetti per il collezionismo perché sono piccoli, pratici, tascabili. E questo ambito, nato in una nicchia, è presto diventato sempre più grande, suscitando l’interesse di tutti e aprendo un mercato di dimensioni inimmaginabili. Insomma, nasce tutto come semplice investimento per i propri risparmi.
Questo è stato l’inizio. Poi cos’è successo?
Il Covid ha fornito un impulso incredibile a questo mercato, perché da casa tutti si sono cimentati nella compravendita. Compreso chi ha perso il lavoro, che qui ha trovato un’opportunità di rimettersi in gioco e lanciarsi in un mercato nuovo, alla portata di tutti. La pandemia ha segnato uno spartiacque anche in questo settore. Prima ai tornei ci andavano 500 persone. Ora il volume è aumentato di dieci volte. Compreso quello degli affari, che è cresciuto esponenzialmente.
E sempre più persone ci puntano.
Al momento le carte Pokémon sono un investimento migliore dell’oro. E a mio avviso non è una bolla destinata a scoppiare, perché oramai parliamo di un interesse comune, non più limitato a pochi. Collezionare le carte, che poi ha pure quell’aspetto nostalgico, è diventato normale, lo fanno tutti: dal bambino, al calciatore, al rapper, all'influencer, al politico. È una cosa che sta unendo tutto il mondo. Anche perché il brand Pokémon, oggi, è il più grande del mondo: chiunque lo conosce e sa cosa sia.
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Andrea Zorat durante i Mondiali dello scorso anno
Parliamo comunque di un giro di affari che vale miliardi.
Basti pensare che la carta più preziosa è stata venduta pochi mesi fa a 16 milioni di dollari.
Sedici milioni per una carta, follia?
Diresti la stessa cosa per un quadro firmato? O, ancora, per un calciatore? Cambia solo il settore, ma alla fine le logiche che muovono il mercato sono identiche.
Ma chi fa il prezzo?
Il mercato. Come in qualsiasi ambito, più un prodotto è ricercato, più ha valore. Salvo rari casi, non ci sono condizioni particolari. È la regola numero uno del mercato: una carta piace e la vogliono tutti? Allora il suo prezzo si alzerà a dismisura. Poi subentrano altri fattori, come lo stato di conservazione e tutto il resto, ma sono aspetti secondari.
E nel futuro cosa c’è?
Beh intanto a settembre il mondo Pokémon compirà 30 anni e sono in arrivo novità di ogni tipo tra carte, espansioni, prodotti esclusivi e videogiochi. Che non faranno altro che ampliare ancora di più questo mercato.
Tornando al gioco, se volessi iniziare oggi e provare a partecipare ai prossimi Mondiali?
Basta entrare in un negozio di carte. Il primo step è questo: qualcuno ti aiuta a creare il mazzo e si comincia a giocare contro gli amici. Per quanto riguarda il videogioco basta comprare una consolle e una cartuccia. Anche se oggi si può giocare pure dal telefono: il che lo rende ancor più universale. E alla portata di tutti. In fondo, il segreto del successo Pokémon è tutto qui.