LO STUDIO

Sonno, la scienza sfata il mito delle 8 ore: prima dell'era moderna si dormiva meno

Uno studio internazionale sulle società preindustriali evidenzia che tra le popolazioni di cacciatori-raccoglitori il riposo notturno durava tra 6,4 e 7,1 ore

© Istockphoto |  Non rinunciare al sonno

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Otto ore di sonno non sono una regola universale. Per anni sono state considerate quasi un traguardo obbligato per garantire un buon riposo, ma la durata del sonno potrebbe non essere il parametro più importante per valutare la qualità del riposo. È quanto emerge da una nuova analisi pubblicata sulla rivista Brain Medicine, che ha passato in rassegna dati provenienti da popolazioni vissute o ancora presenti in contesti preindustriali. Secondo i ricercatori, nelle società analizzate le persone dormivano mediamente tra 6,4 e 7,1 ore per notte: un dato che mette in discussione l'idea che otto ore rappresentino una necessità biologica identica per tutti.

Che cosa dice lo studio? -

 La ricerca è stata condotta da un gruppo internazionale di studiosi della Chandigarh University, della King Saud University, della West Virginia University e della Arabian Gulf University, coordinato da Seithikurippu Pandi-Perumal e Ahmed BaHammam. Gli autori hanno riunito risultati raccolti nell'arco di circa vent'anni, mettendo a confronto discipline e fonti differenti. Tra queste figurano le ricerche antropologiche condotte sulle popolazioni Hadza, San e Tsimane, gruppi di cacciatori-raccoglitori, insieme a documenti storici europei, dati di genomica comparata e studi sugli effetti delle trasformazioni urbane, sociali, economiche e climatiche sul sonno. L'obiettivo era capire come sia cambiato il riposo umano con la modernizzazione e se la quantità di sonno comunemente considerata ideale rappresenti davvero una costante biologica.

Prima dell'industrializzazione si dormiva meno? -

 I dati raccolti suggeriscono che il sonno delle popolazioni preindustriali fosse generalmente più breve rispetto alle otto ore oggi spesso indicate come riferimento. La differenza non riguarderebbe soltanto il numero di ore. Secondo gli autori, l'avvento della società industriale avrebbe modificato soprattutto i tempi e la regolarità del riposo. Illuminazione artificiale, orari di lavoro, vita urbana e abitudini sociali hanno progressivamente allontanato il sonno dai naturali segnali ambientali che contribuiscono a sincronizzare il nostro orologio biologico. In altre parole, il problema del sonno moderno potrebbe non essere semplicemente quello di dormire poche ore, ma anche quello di farlo in momenti irregolari o poco compatibili con i ritmi circadiani.

Non tutti hanno bisogno dello stesso numero di ore -

 La ricerca richiama inoltre l'attenzione sulle differenze individuali. Alcune varianti genetiche sembrano essere associate alla capacità, in persone sane, di funzionare normalmente anche dopo periodi di sonno relativamente brevi. Questo non significa, però, che dormire sei ore sia automaticamente sufficiente per chiunque. Il fabbisogno di sonno varia da persona a persona e la capacità di alcuni individui di dormire meno senza conseguenze non può essere trasformata in una nuova regola generale. Il messaggio dello studio è piuttosto un altro: la durata del sonno, considerata da sola, potrebbe non essere sufficiente per descrivere la qualità del riposo.

La regolarità potrebbe essere importante quanto la durata -

 Uno degli aspetti più interessanti evidenziati dagli studiosi riguarda proprio la regolarità. Un sonno che segue orari relativamente stabili e che rimane sincronizzato con il ritmo circadiano potrebbe avere caratteristiche biologiche differenti rispetto a un riposo della stessa durata, ma distribuito in modo irregolare. L'industrializzazione, secondo questa interpretazione, non avrebbe quindi necessariamente ridotto in maniera drastica il numero complessivo di ore dormite, quanto piuttosto alterato il momento in cui il sonno avviene e la sua organizzazione.

Che cosa cambia per la salute -

 I risultati potrebbero avere conseguenze anche sul modo in cui viene valutato il sonno in ambito clinico. In futuro, sostengono gli autori, potrebbe essere utile considerare insieme alla durata anche parametri come la regolarità degli orari e l'allineamento con il ritmo circadiano. Resta tuttavia una questione ancora aperta: bisogna capire se un sonno suddiviso in più momenti, purché regolare, possa offrire gli stessi vantaggi biologici e psicologici di un periodo di riposo continuo.

Il vero mito da sfatare -

 Lo studio non dimostra che otto ore di sonno siano inutili né che dormire meno sia sempre salutare. Invita a superare una visione troppo rigida del riposo notturno, perché le esigenze possono cambiare in base all'età, alle caratteristiche individuali e allo stile di vita. 

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