Nel 1982 Alberto Sordi e Carlo Verdone partivano insieme per le vacanze nella commedia In viaggio con papà. Quarant'anni dopo, la storia si è ribaltata: oggi sono i figli a voler partire con i genitori. E, soprattutto, a non vergognarsene. Quest'estate succede una cosa che fino a poco tempo fa, almeno sui social, sarebbe sembrata quasi imbarazzante: i figli adulti tornano in vacanza con i genitori. E non lo fanno di nascosto. Lo raccontano su TikTok e ci scherzano sopra. La vacanza con mamma e papà non è più necessariamente la parentesi da cui scappare per dimostrare di essere grandi. Può essere, al contrario, la vacanza intelligente. La scena sui social si ripete: ventenni al ristorante che scoprono con sollievo di non dover pagare il conto, camere d'albergo già prenotate, ombrelloni pagati, papà alla cassa. La battuta è sempre la stessa: all inclusive, paga papà. Potrebbe sembrare solo una questione di soldi e in parte lo è. Dietro il ritorno della vacanza con mamma e papà c'è, però, qualcosa di più: una generazione che, tra costo della vita e difficoltà a conquistare l'indipendenza, è arrivata a considerare una settimana al mare come il modo più piacevole di prendersi una pausa dalle incombenze dell'essere adulti.
La nuova vacanza è multigenerazionale -
Nel suo rapporto Travel Trends 2026, Skyscanner ha individuato proprio il viaggio multigenerazionale tra i fenomeni destinati a caratterizzare il modo in cui la Gen Z viaggia. Nel sondaggio globale realizzato da OnePoll su 22mila viaggiatori, il 52% della Gen Z statunitense ha dichiarato di viaggiare con i genitori, il 28% con i nonni e il 37% insieme a più generazioni della propria famiglia. Skyscanner sottolinea esplicitamente che il risparmio conta, ma che altrettanto importanti sono il legame e la costruzione di ricordi condivisi. Il 29% degli adulti Gen Z indica il risparmio o la condivisione delle spese come principale motivazione per viaggiare con la famiglia.
Anche perché il fenomeno non riguarda soltanto la Gen Z. Secondo i dati Skyscanner, il 30% dei Millennial ha viaggiato negli ultimi due anni con figli e genitori, cioè mettendo insieme almeno tre generazioni. È la grande rivincita della vacanza familiare: quella che un tempo aveva il sapore di una punizione e oggi può avere quello, molto più desiderabile, di una suite vista mare.
Da "giovani e liberi" a "grazie, papà" -
Per capire perché la cosa sia diventata improvvisamente presentabile bisogna ricordare quanto sia cambiato il significato del viaggio. Per i Millennial che erano ventenni dieci o quindici anni fa, l'indipendenza passava anche dalla vacanza senza genitori. Low cost, appartamento diviso in quattro, zaino, ostello, aperitivo improvvisato: il viaggio era una dichiarazione di autonomia. La presenza di mamma e papà sembrava negare proprio ciò che si voleva dimostrare. La Gen Z, invece, è cresciuta dentro un'economia diversa e dentro una cultura del viaggio completamente trasformata. Il viaggio è diventato più costoso, la casa più difficile da conquistare e il lavoro meno lineare.
Oggi dire "sono in vacanza con i miei" non significa necessariamente "non sono ancora cresciuto". Può significare: ho trovato il modo di essere in un posto bellissimo senza spendere metà dello stipendio. È una forma di loud budgeting applicata alle ferie: non fingere di poterti permettere qualcosa che non puoi permetterti, ma trovare un modo socialmente accettabile per farlo comunque. La Gen Z, in questo senso, è molto meno interessata delle generazioni precedenti a nascondere le proprie strategie economiche.
Lo conferma una ricerca 2026 di Bank of America condotta da Ipsos su oltre 1.100 adulti Gen Z statunitensi tra 18 e 29 anni: il 42% dichiara di vivere da stipendio a stipendio, mentre il 49% indica l'alto costo della vita come uno dei principali ostacoli alla propria sicurezza finanziaria. La tentazione è liquidare tutto con una vecchia espressione: Bank of Mom and Dad (La Banca di mamma e papà). Ma è una spiegazione che funziona solo a metà. Perché sì, dividere una villa, una macchina a noleggio, una camera d'albergo o una cena tra più generazioni può abbassare il costo individuale. Se i genitori pagano, ancora meglio. Ridurre il fenomeno alla pigrizia economica dei figli significa ignorare il contesto.
Nel 2026, secondo Bank of America, il 34% della Gen Z statunitense dichiara di ricevere qualche forma di aiuto economico dalla famiglia, una percentuale comunque in calo rispetto al 46% del 2024. La quota è del 51% tra i 18-22enni, scende al 29% tra i 23-25enni e arriva al 18% tra i 26-29enni. La stessa ricerca rileva che quasi il 70% dei giovani intervistati ha adottato nell'ultimo anno almeno una misura per contenere l'aumento dei costi: dal mangiare meno fuori al rinunciare a eventi con gli amici fino al secondo lavoro. Non siamo quindi davanti a una generazione che non vuole diventare adulta. Piuttosto, a una generazione che sta ridefinendo che cosa significhi esserlo in un'economia più difficile.
L'Europa racconta una storia simile. Secondo Eurostat, nel 2025 il 24,2% dei giovani europei tra 15 e 29 anni era a rischio di povertà o esclusione sociale, contro il 20,9% della popolazione complessiva. In Italia, la permanenza nella famiglia d'origine è particolarmente marcata: Eurostat rileva che nel 2024, in Italia e in altri Paesi dell'Europa meridionale e orientale, oltre l'80% dei 16-29enni viveva con i genitori oppure viveva in un nucleo in cui contribuiva o beneficiava del reddito familiare; tra i 25-29enni la quota superava il 60%. In questo scenario, una settimana al mare con i genitori è quasi una naturale estensione di una condizione economica già esistente.
Il nuovo status symbol è non pagare? -
C'è però un elemento ancora più contemporaneo: TikTok che ha trasformato la vacanza familiare in una piccola performance generazionale. Il tormentone è quello dell'all inclusive: il giovane adulto è al ristorante, guarda il conto e realizza con stupore che non gli appartiene. Altri video giocano sulla presenza non richiesta dei figli nella vacanza dei genitori, con battute sul classico "perché l'abbiamo portata?" e sull'assurdità di essere adulti ma ancora comodamente seduti al metaforico seggiolone. Il fenomeno è stato osservato anche dalla stampa internazionale nelle ultime settimane. È ironia, certo. Ma l'ironia sta facendo qualcosa di importante: toglie lo stigma. Non sono più i genitori a trascinare il figlio in vacanza. È il figlio che si autoinvita.
Non è solo "papà paga": è il ritorno alle radici -
Il viaggio multigenerazionale non significa soltanto risparmiare. Significa mettere insieme età diverse e modi diversi di guardare allo stesso luogo. Per una generazione cresciuta in un ambiente digitale e globale, la famiglia può diventare una specie di archivio vivente: fotografie, racconti, luoghi d'origine, tradizioni, persone che non si vedevano da anni. Il viaggio diventa una forma di memoria condivisa. E in un'epoca in cui tutto sembra progettato per essere consumato velocemente, passare una settimana con i propri genitori può essere una delle poche esperienze che non hanno bisogno di essere nuove per avere valore.
Forse è questo il vero ribaltamento culturale. La generazione che doveva dimostrare di non aver bisogno dei genitori sta scoprendo che scegliere la propria famiglia non equivale a non essere indipendenti. Alla fine, allora, In viaggio con papà aveva precorso i tempi con qualche decennio di anticipo. Nel film di Sordi e Verdone, il viaggio costringe padre e figlio a stare insieme abbastanza a lungo da scoprire qualcosa l'uno dell'altro. Nel 2026 la stessa commedia avrebbe un tono diverso: il figlio non salirebbe in macchina perché ha perso un passaggio, salirebbe perché ha visto il prezzo del volo o dell'hotel. Non chiederebbe al padre di accompagnarlo per necessità logistica: gli manderebbe un messaggio su WhatsApp con la faccina che ride e un "posso venire anch'io?". E probabilmente papà risponderebbe: "Certo".