Venezuela e Canada nuovi Stati americani, Hormuz territorio Usa, il Golfo del Messico ribattezzato Golfo d'America, la Groenlandia e non solo. Donald Trump, nel corso della sua presidenza, ha più volte evocato, sul suo social Truth o anche in varie conferenze stampa, l'idea di modificare confini, nomi geografici o controllo di territori che non appartengono agli Stati Uniti. Insomma, l'uso della geografia (o meglio, "una geografia tutta sua") è diventato uno degli strumenti della sua comunicazione politica. In alcuni casi si è trattato di annunci e minacce, in altri di iniziative che hanno prodotto conseguenze concrete, come accaduto in Venezuela e, considerando la situazione, potrebbe accadere con Cuba dove la tensione è sempre più alta.
Il Lago Ontario diventa "Lago America" -
L'ultimo esempio, in ordine di tempo, arriva dal rapporto con il Canada. Donald Trump ha dichiarato di stare valutando il cambio di nome del Lago Ontario in "Lago America". "Gli Stati Uniti stanno seriamente considerando di cambiare il nome del Lago Ontario in Lago America, poiché non prevediamo di fare molti affari con l'Ontario", ha scritto il presidente americano sui social. Il Lago Ontario si trova tra Stati Uniti e Canada e prende il nome dalla provincia canadese che si affaccia sulle sue sponde.
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La proposta si inserisce in una situazione dove Trump ha minacciato nuovi dazi del 50% su veicoli, pezzi di ricambio e acciaio canadesi, mentre il primo ministro Mark Carney ha accusato Washington di voler colpire alcune delle principali industrie del Paese. Lo stesso Trump ha invitato i leader canadesi ad "allinearsi", prospettando conseguenze "molto PEGGIORI" rispetto a quelle già annunciate. Ma il presidente americano era già andato oltre le parole. In precedenza aveva pubblicato una mappa degli Stati Uniti che comprendeva anche il Canada come territorio americano, accompagnandola con la scritta "Oh Canada!".
Lo stretto di Hormuz, "nuovo territorio Usa" -
Dalle acque tra Stati Uniti e Canada a quelle dello stretto di Hormuz in Iran. Nel confronto con Teheran, Trump ha sostenuto che lo stretto di Hormuz sia aperto e sotto il controllo americano, arrivando a definirlo un "nuovo territorio Usa" e accompagnando l'affermazione con una mappa sulla quale compariva la scritta "New Us Territory". Teheran ha respinto con forza la ricostruzione. Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha definito quella di Trump "un'illusione", aggiungendo che l'Iran avrebbe corretto quella che considera una rappresentazione irreale della situazione.
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La Groenlandia, "necessaria per la sicurezza nazionale" -
Uno dei grandi obiettivi del tycoon è anche il controllo della Groenlandia. Il presidente americano aveva già avanzato l'ipotesi nel 2019, durante la sua prima amministrazione, proponendo alla Danimarca di acquistare l'isola. La risposta fu netta: il territorio non era in vendita. La ragione dell'interesse è soprattutto strategica: Trump ha definito la Groenlandia "assolutamente necessaria per la sicurezza nazionale", indicando la presenza russa e cinese nell'area come una minaccia. Senza dimenticare anche i giacimenti di terre rare.
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Il Golfo del Messico diventa il "Golfo d'America" -
Un'altra operazione di riscrittura geografica riguarda il Golfo del Messico. Trump aveva annunciato l'intenzione di ribattezzarlo "Golfo d'America", sostenendo che fosse un nome più appropriato. "Cambieremo il nome del Golfo del Messico in Golfo d'America, che ha un suono meraviglioso", aveva dichiarato, aggiungendo: "Il Golfo d'America, che bel nome, ed è appropriato". L'idea è poi diventata ufficiale negli Stati Uniti attraverso un ordine esecutivo. Una decisione che ha portato anche Google Maps ad adeguarsi, cambiando la denominazione in base alla posizione dell'utente: negli Stati Uniti compare "Golfo d'America", in Messico resta "Golfo del Messico", mentre in altre località vengono mostrati entrambi i nomi. Ovviamente non senza conseguenze e malumori dei messicani e non solo.
Mani anche sul canale di Panama -
Le mire di Trump si concentrano anche più a sud del Messico, in uno degli snodi cruciali per il mercato mondiale: il canale di Panama. Una delle più grandi opere del mondo consente il passaggio tra Atlantico e Pacifico senza dover circumnavigare l'intero continente americano. A realizzarlo praticamente furono proprio gli Stati Uniti, i quali nel 1901 ne ottennero il controllo per 99 anni. Il 31 dicembre del 1999, Washington decise di passare la gestione del corridoio marittimo lungo 82 chilometri allo Stato di Panama. Una mossa tattica, che però anni dopo ha permesso la penetrazione della Cina. Ed è proprio per questo che Trump vorrebbe appropriasi del canale, la cui sovranità però "non è negoziabile", come ha dichiarato il presidente panamense José Raúl Mulino. A lui ha fatto eco anche il ministro degli Esteri panamense Javier Martinez-Acha: "Voglio essere chiaro. Le opinioni del signor Trump, secondo cui avrebbe discusso di una somma di denaro, non sono vere e non è arrivato alcun tipo di offerta a questo governo e sia chiaro: il Canale appartiene ai panamensi e continuerà a essere così".
Venezuela, quando la pressione diventa concreta -
Diverso è il caso del Venezuela, dove le minacce hanno poi lasciato spazio all'azione vera e propria. Il 3 gennaio 2026 è arrivata l'operazione "Absolute Resolve", con attacchi aerei statunitensi nel nord del Venezuela e l'impiego di elicotteri a Caracas per catturare e deportare Maduro e sua moglie Cilia Flores. Il giorno successivo Trump ha sostenuto che gli Stati Uniti controllassero il Venezuela e ha rivendicato la necessità di avere accesso totale al petrolio del Paese.
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Occhi anche su Cuba -
Dopo il Venezuela, che potrebbe essere visto come il caso più estremo di Trump di "ridisegnare la geografia a suo piacimento", c'è Cuba. Il tycoon ha infatti dichiarato che "Cuba è la prossima", salvo poi invitare i media a ignorare la frase. In un'intervista ha inoltre ipotizzato che un'operazione sull'isola potrebbe assomigliare a quella condotta in Venezuela, sottolineando la vicinanza geografica di Cuba e la sua posizione strategica. "Il Venezuela è relativamente vicino e Cuba è a portata di mano", ha detto Trump, aggiungendo che, a differenza del Venezuela, Cuba non ha petrolio ma possiede "una bella posizione e un bel litorale".