La parola dell'anno per il 2025 è stata secondo l'Università di Oxford "rage bait", in italiano letteralmente "esca per la rabbia". Un' espressione che racconta bene la dinamica che si crea in particolare sui social, soprattutto su quelle piattaforme che si "nutrono" letteralmente dell'indignazione e della frustrazione altrui. In questo senso il caso di X appare paradigmatico. Da quando è finito tra le mani di Elon Musk il fu Twitter si è trasformato consapevolmente ancora di più in uno "sfogatoio", al punto da promuovere con maggiore frequenza contenuti polemici e provocatori rispetto ai post neutri. Una tendenza che ormai è certificata anche dagli studi scientifici.
Ricompensati per essere indignati -
Il professore associato di psicologia a Yale William Brady insieme alla collega Molly Crockett ha compiuto una ricerca il cui risultato è stato abbastanza netto: sdegno e rabbia fanno guadagnare più like sui social. "Abbiamo dimostrato che alcune persone imparano a manifestare sempre più indignazione nel tempo perché sono ricompensate dal modo in cui è stato sviluppato il social media", spiega Brady. "Gli incentivi previsti dalla piattaforma stanno cambiando il tono delle nostre conversazioni politiche online".
In un contesto simile anche un commento negativo può essere quindi interpretato come un segnale di interesse e può migliorare la visibilità di un contenuto, nonostante spesso le piattaforme cercano di nasconde certe dinamiche. Nikita Bier, ex responsabile prodotto di X, ha spiegato che l’algoritmo è stato modificato proprio per ridurre il peso delle reazioni negative di recente ma non sappiamo fino a che punto certe dichiarazioni non siano di facciata, di un ex impiegato che ha finito per foraggiare quel processo.
Uno studio su un campione abbastanza ampio -
Lo studio americano che certifica come su X si prediligano contenuti in grado di accendere dibattito acceso è stato compiuto su 715 utenti, seguiti in un periodo compreso tra settembre e ottobre 2024. Prima dell'inizio della fase di osservazione agli utenti è stato poi chiesto di presentare i loro valori e le loro credenze politiche, per capire se il social usasse quello che sapeva sui propri utilizzatori per riuscire a farli uscire dai gangheri.
Dicci cosa ti piace... e avrai il contrario -
Grazie a un’estensione del browser installato sui dispositivi del gruppo di studio i ricercatori hanno potuto confrontare ciò che gli utenti vedevano nel loro feed personalizzato con i contenuti pubblicati dagli account che seguivano. Alla fine del periodo di osservazione è emerso come X tenda a dare spazio a contenuti diametralmente opposti a quelli che interesserebbero teoricamente gli utenti, e questo nonostante le persone tendano a seguire profili simili a loro per valori e idee. Un fenomeno che sarebbe particolarmente pronunciato quando a dover venire punzecchiato è un soggetto di idee progressiste, tra l'altro. Ma la domanda che sorge spontanea a questo punto rimane un'altra: siamo davvero sorpresi da certe conclusioni? Probabilmente no.
La festa è finita -
Twitter/X non è ormai da tempo più uno spazio online troppo piacevole da vivere per gli utenti. Da quando è nelle mani di Elon Musk la piattaforma è addirittura arrivata a guadagnarsi il soprannome di “the hellsite” (“il sito infernale”). Il giornalista Willy Staley ha raccontato qualche anno fa sul New York Times il cambiamento di atmosfera su questo social, che da anni non è più "una festa turbolenta" ma piena di vita: "Il sito sembra più vuoto, anche se certamente non ancora morto. Assomiglia piuttosto al momento di una festa in cui rimane soltanto chi ama bere. Si versa whisky nei bicchieri da vino, i piatti per il formaggio diventano posacenere. Si sta ancora abbastanza bene – anzi, magari si è un po’ più rilassati – ma aleggia la sensazione che si stia soltanto posticipando l’inevitabile", ha scritto Staley. Siamo insomma al punto in cui o si cade nella malinconia o si inizia a sentire i postumi della sbronza e a litigare tra di noi. A X in fondo non importa: è quel padrone di casa cui interessa solo che la gente parli dell'evento, a prescindere che la festa sia effettivamente indimenticabile per i motivi giusti.
Buttano l'esca della rabbia -
Va tuttavia ricordato che questa voglia di incentivare il commento negativo, la lite, non è da tempo più specifica della piattaforma di Musk. L'ex Twitter è semplicemente quella che ha un modus operandi meno spudorato. In fondo oggi tutti i social pur di sopravvivere finiscono per assomigliarsi, a costo anche di perdere identità. Pensate a Instagram, nato come piattaforma dove condividere foto e trasformata in un infinito broadcast di noi stessi. In fondo tutti sul mercato cercano la stessa cosa: attenzione. E, come fa notare questo studio, ogni interazione ha un peso diverso. Un commento vale più di un "mi piace" in quanto, se sono d'accordo con te, tendenzialmente la nostra discussione online tenderà a morire. Molto meglio per i provider cercare quindi la reazione arrabbiata, per innescare una spirale potenzialmente infinita di piccati botta e risposta. In fondo possiamo vedere X e soci come dei pescatori a strascico: loro buttano "l'esca della rabbia" e poi tirano le reti, sperando che quanti più pesci possibili abbiano finito per abboccare.