Prevenzione d'autunno

Prevenzione urologica: i controlli da non rimandare per prostata, reni e vie urinarie

L'inizio dell'autunno può essere l'occasione per recuperare i controlli trascurati. Dai disturbi urinari alla prostata fino alla salute dei reni, ecco quali segnali meritano attenzione e quando parlarne con il medico 

di Silvia Trevaini
© Istockphoto

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Con l'inizio dell'autunno torna anche l'attenzione verso quei controlli di salute che durante l'anno tendiamo a rimandare. Tra questi ci sono quelli che riguardano prostata, reni e vie urinarie. Questo non significa che al cambio di stagione tutti debbano sottoporsi a una batteria di esami, né che caldo, viaggi o qualche settimana di abitudini diverse provochino automaticamente un problema urologico. Il periodo può però diventare una buona occasione per recuperare visite già indicate e, soprattutto, non ignorare segnali che persistono: bisogno di urinare più spesso, difficoltà a iniziare la minzione, getto più debole, bruciore, sangue nelle urine, dolore al fianco o nella zona pelvica. C'è poi un altro aspetto importante: alcune malattie renali e urologiche possono svilupparsi inizialmente senza sintomi evidenti. La prevenzione efficace non consiste quindi nel fare “tutti gli esami possibili”, ma nel capire quali controlli siano appropriati in base all'età, ai sintomi, alla storia personale e ai fattori di rischio. Il vero check-up, insomma, non comincia dalla lista degli esami. Comincia dalla persona.

Prostata: il PSA è importante, ma non è un test “positivo o negativo” -

 Con l'avanzare dell'età la prostata può aumentare di volume. L'iperplasia prostatica benigna può essere associata a sintomi delle basse vie urinarie come difficoltà a iniziare la minzione, getto debole, sensazione di svuotamento incompleto, aumento della frequenza urinaria o necessità di alzarsi più volte durante la notte. Questi disturbi non significano automaticamente tumore della prostata, ma quando persistono meritano di essere discussi con il medico. Anche sul PSA, l'antigene prostatico specifico, è importante superare un'idea molto diffusa: non si tratta di un semplice test capace di dire da solo “tumore sì” o “tumore no”. Il valore può essere influenzato da diverse condizioni e deve essere interpretato all'interno del quadro clinico. Le linee guida europee puntano infatti sempre più verso una diagnosi precoce personalizzata in base al rischio. Età, familiarità, eventuali varianti genetiche associate a un rischio maggiore e valore iniziale del PSA possono contribuire a definire quando iniziare i controlli e con quale frequenza. C'è anche un elemento interessante nelle indicazioni europee: negli uomini asintomatici con PSA iniziale tra 3 e 10 ng/mL, prima di procedere con ulteriori accertamenti viene raccomandato di ripetere il test. Il motivo è che il valore può variare e, in una parte degli uomini, ridursi al controllo successivo. La domanda più utile, quindi, non è “devo fare il PSA tutti gli anni?”, ma quando è opportuno iniziare a parlarne con il medico in base al mio rischio personale?

Bruciore e bisogno continuo di urinare: quando non ignorarli -

 Bruciore durante la minzione, urgenza e necessità di urinare frequentemente sono tra i sintomi tipici della cistite. Ma anche in questo caso fare automaticamente tutti gli esami disponibili non significa necessariamente fare prevenzione. Le indicazioni europee più recenti distinguono le infezioni urinarie localizzate, come la cistite senza segni sistemici, da quelle sistemiche, nelle quali l'infezione si accompagna a manifestazioni generali e richiede una valutazione differente. Anche la presenza di specifici fattori di rischio contribuisce a orientare diagnosi e trattamento. L'urinocoltura può essere importante in situazioni selezionate, per esempio quando il quadro è atipico, i sintomi persistono o ritornano rapidamente, esistono particolari fattori di rischio oppure il medico sospetta una situazione che richiede un approfondimento. Un'attenzione maggiore è necessaria quando ai sintomi urinari si associano febbre, brividi, dolore al fianco, nausea, vomito o importante malessere generale, perché può essere coinvolto anche il rene. Una pielonefrite richiede infatti un trattamento tempestivo. E niente antibiotico avanzato dalla precedente cistite: utilizzare antibiotici quando non sono necessari o scegliere autonomamente il trattamento contribuisce anche al problema dell'antibiotico-resistenza. Le linee guida EAU 2026 pongono particolare attenzione proprio all'uso appropriato degli antimicrobici.

Reni: perché stare bene non sempre significa che sia tutto a posto -

 La prevenzione renale segue una logica ancora diversa. I reni filtrano il sangue, partecipano all'equilibrio dei liquidi e degli elettroliti, intervengono nella regolazione della pressione arteriosa e svolgono importanti funzioni endocrine. Una riduzione della funzione renale, però, può svilupparsi senza manifestazioni evidenti nelle fasi iniziali. Per questo i controlli assumono particolare importanza nelle persone che presentano fattori di rischio, tra cui diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari o una precedente storia di problemi renali. La creatinina nel sangue viene utilizzata per stimare l'eGFR, cioè la velocità di filtrazione glomerulare. Ma la salute renale non si valuta soltanto con la creatinina: anche la presenza di albumina nelle urine può fornire informazioni importanti. Le linee guida internazionali KDIGO utilizzano infatti funzione renale e albuminuria come elementi centrali per la valutazione della malattia renale cronica. Un valore alterato isolato, tuttavia, non equivale automaticamente a una diagnosi di malattia renale cronica. La definizione richiede anomalie della struttura o della funzione renale presenti per più di tre mesi. Ancora una volta, quindi, niente screening stagionale universale. Chi presenta fattori di rischio dovrebbe invece evitare di rimandare i controlli indicati dal proprio medico.

Calcoli renali: dopo i mesi caldi l'idratazione resta importante -

 Tra estate e inizio autunno merita attenzione anche la calcolosi urinaria, soprattutto per chi ne ha già sofferto. Con il caldo e l'aumento della sudorazione perdiamo più liquidi. Se queste perdite non vengono compensate, il volume delle urine può diminuire e le urine possono diventare più concentrate, una condizione che nelle persone predisposte può favorire la formazione di calcoli. Ma la prevenzione non si riduce al generico consiglio “bevi di più”. Per chi ha già avuto calcoli, le linee guida europee raccomandano una quantità di liquidi, preferibilmente acqua, sufficiente a ottenere un volume urinario nelle 24 ore superiore a 2,5 litri. La strategia comprende inoltre un'alimentazione equilibrata, senza eccessi di sale e proteine animali. C'è poi un falso mito particolarmente resistente: eliminare il calcio perché molti calcoli contengono calcio. Le raccomandazioni EAU indicano invece un normale apporto alimentare di calcio, generalmente 1-1,2 grammi al giorno, e precisano che il calcio non dovrebbe essere indiscriminatamente ridotto in chi forma calcoli, salvo specifiche indicazioni cliniche. La prevenzione delle recidive deve quindi essere personalizzata in base al tipo di calcolo e ai fattori di rischio individuali. E neppure l'ecografia renale deve diventare automaticamente un appuntamento stagionale: in chi ha una storia di calcolosi, gli esami di controllo vengono programmati in funzione della situazione individuale.

Sangue nelle urine e altri segnali: quando non aspettare -

 La prevenzione urologica comincia spesso da qualcosa di molto più semplice di un check-up: non ignorare ciò che cambia. Un disturbo urinario comparso una volta e rapidamente risolto non ha lo stesso significato di un sintomo che continua a ripresentarsi. Difficoltà persistente a urinare, dolore o bruciore ricorrente, episodi ripetuti di infezione, dolore al fianco o nella zona pelvica e coliche renali ricorrenti meritano una valutazione. Un'attenzione particolare va riservata alla presenza visibile di sangue nelle urine. Non dovrebbe essere attribuita automaticamente a una cistite, allo sport o a un piccolo trauma senza parlarne con un medico. La stessa prudenza vale quando compaiono febbre e sintomi urinari, quando il dolore è importante o quando la persona non riesce a urinare normalmente. Non significa che dietro ogni sintomo si nasconda una malattia grave. Significa evitare l'errore opposto: aspettare per mesi pensando che “prima o poi passerà”.

L'autunno può essere il momento per smettere di rimandare -

 Non abbiamo bisogno di “depurare” i reni dopo l'estate e non esiste un check-up urologico universale da effettuare ogni autunno. Il cambio di stagione può però rappresentare un'occasione concreta per recuperare ciò che abbiamo rimandato: parlare con il medico della prevenzione prostatica quando è appropriato, controllare la funzione renale se esistono fattori di rischio, approfondire sintomi urinari persistenti e rispettare il follow-up se abbiamo già sofferto di calcoli o altre patologie. Prevenzione non significa cercare una malattia a tutti i costi. E non significa neppure sottoporsi ogni anno a PSA, ecografie, urinocolture e analisi “per stare tranquilli” senza una reale indicazione. Significa conoscere i propri fattori di rischio, prestare attenzione ai segnali del corpo e utilizzare gli esami quando possono davvero fornire un'informazione utile. Perché la prevenzione moderna non significa fare più esami possibile. Significa fare l'esame giusto, alla persona giusta e nel momento giusto.