SCELTA ESTETICA MA NON SOLO

"Gen Z pout": perché modelle, star e Millennial non sorridono in foto

Dalle passerelle, ai red carpet, ai social: origine e diffusione di un trend sempre più seguito, che include ragioni estetiche, sociali e politiche

© Afp | Le super top Lila Moss, Iris Law e Kaia Gerber

© Afp| Le super top Lila Moss, Iris Law e Kaia Gerber

Dalle modelle alle star, passando per influencer, Millennial e Gen Z. C’è una tendenza che li accomuna tutti e piuttosto diffusa: quella di non sorridere nelle foto. Le ragioni sono molteplici – vanno dall’estetica all’impegno civile – e spaziano dall’abitudine al desiderio di emulazione.  

Dalle star alla Gen Z: perché nelle foto non si sorride? -

 Dalle passerelle di moda ai red carpet, fino alla Rete. Mostrarsi seri negli scatti è in realtà un’usanza che ha origine nella storia della fotografia. Nella prima metà dell’Ottocento, affidare il proprio ritratto a una macchina era infatti piuttosto dispendioso: la riproduzione della propria immagine nelle lastre doveva perciò presentare meno inconvenienti possibili.  

Dalle prugne al formaggio: le espressioni davanti alla macchina fotografica -

 Un aneddoto legato al primo studio fotografico di Londra, fondato nel 1841, riguarda l’uso dell’espressione “say prunes” (ovvero: “dite prugne”) per aiutare i soggetti ad assumere un’espressione austera, con la bocca socchiusa. Anche agli inizi del Novecento rimanere immobili davanti all’obiettivo era considerato un atteggiamento in grado di conferire una certa rispettabilità. Il sorriso è invece comparso grazie al marketing, con l’avvento e poi la diffusione esponenziale delle prime macchine fotografiche commerciali e portatili. Risale infatti già agli anni Quaranta l’uso della locuzione “cheese” (tradotto sempre dall’inglese: formaggio), per incoraggiare a mostrare i denti. Nel corso dei decenni gli usi sono così notevolmente cambiati, arrivando via via a una sempre maggiore spontaneità davanti all’obiettivo. 

© Afp

Mia Goth

Che cos’è il Gen Z pout? -

 Ma quindi come si è tornati ad assumere nelle foto un atteggiamento compassato? Tra le varianti, entra in gioco un tentativo di controllo della propria immagine. C’è anche chi sostiene che il non sorriso sia un gesto politico, un moto di dissenso nei confronti della società, dell’economia globale, delle guerre, della precarietà, di un presente che non si fa carico delle conseguenze future anche sotto l’aspetto sostenibile, ambientale, climatico. In quest’ottica, scegliere di non sorridere vorrebbe dire inoltre non mostrarsi accondiscendenti e – nel caso delle donne – di non sottostare a una logica patriarcale e all’aspettativa legata a quello che ci si aspetta da una certa idea di femminilità. C’è poi il discorso legato un tempo alle passerelle e oggi prevalentemente ai social, che vorrebbero una forma di standardizzazione delle espressioni facciali, così come dei canoni di bellezza dominanti. Simbolo di una generazione è perciò diventato il “Gen Z pout”, una sorta di broncio che mette in evidenza il volume del labbro superiore (un'evoluzione se vogliamo della “duck face”, la bocca “a paperotto” in voga tra i Millennial qualche anno fa). Comunicare, quindi, un atteggiamento distaccato è considerato più “cool”, con buona pace di quanti hanno sempre sostenuto che sorridere – enfatizzando le linee di espressione – faccia aumentare le rughe