Diventare madri oggi, in Italia, non è più soltanto una questione biologica o sociale, ma anche economica. Sì, perché il social freezing (ovvero l'atto di crioconservare gli ovociti per poter posticipare la maternità a un'età più avanzata, quando si avranno, magari, un lavoro e una relazione stabile), costa in media tra i 2.500 e i 4.500 euro per ciclo di stimolazione ovarica e prelievo. A questi, bisogna poi aggiungere il prezzo dei farmaci e circa 200/300 euro l'anno per conservazione. Ma la nuova via per tutelare il diritto alla genitorialità e contrastare il crollo demografico piace sempre di più: mentre il Parlamento si prepara a portare sul tavolo proposte concrete - e bipartisan -, la Puglia ha fatto già da apripista con lo stanziamento di fondi specifici, spingendo anche altre regioni a puntare lo sguardo sulla misura e a immaginare proposte di legge per permettere a quante più donne possibili di accedervi.
Qualcosa si muove -
A sdoganare il tema, recentemente, è stata la deputata dem Usa Alexandra Ocasio-Cortez, che ha raccontato sui social la sua scelta di ricorrere al social freezing spiegando di voler "essere in pieno controllo della mia vita". E ora anche qualcosa inizia a muoversi anche nella politica italiana. Già da un anno, in realtà, il deputato dem Gian Antonio Girelli ha presentato alla Camera una proposta di legge che va in questa direzione, prendendo a modello quanto già sperimentato dalla Francia e puntando a inserire il congelamento degli ovociti nei Lea, i Livelli essenziali di assistenza a carico del Servizio sanitario nazionale. Più o meno nello stesso periodo, circa un anno fa, anche la deputata del Movimento 5 stelle, Carmen Di Lauro, aveva avanzato una proposta sull’argomento.
La proposta di Renzi -
Recentemente, il tema è stato rilanciato dal leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che vorrebbe rendere gratuito il social freezing a tutte le donne al di sotto dei 38 anni seguendo il modello francese, ovvero senza imporre limiti di reddito: “Dopo le dichiarazioni della deputata americana Alexandria Ocasio-Cortez, si è riaperto il dibattito sul tema del congelamento degli ovociti. È un argomento molto importante, per me, e anche se vedo tutte le potenziali critiche e polemiche ho scelto di parlarne a lungo nel libro Quando c'era lei. E nel libro lancio due proposte su cui Italia Viva ha pronti i propri disegni di legge", ha scritto sui social. "La prima, copiare la Francia e rendere gratuito il congelamento per le ragazze che vogliono accedere a questa opportunità. La seconda, alzare da 35 a 38 anni l'età per poterlo fare". L'ex premier ha quindi spiegato perché crede che tutte le donne dovrebbero avere la possibilità di accedere alla pratica della crioconservazione degli ovociti, proponendo di destinare 100 milioni di euro al progetto con la prossima legge di Bilanco: "La denatalità non si combatte con misure spot ma con una strategia complessiva che contempli servizi per i genitori, congedi parentali, rientro dei cervelli e stop alla fuga dei giovani, conciliazione casa lavoro, aumento del potere d'acquisto, misure per la casa. E molto altro. Dunque, non basta il congelamento degli ovuli, tutt'altro. Ma investire poco meno di cento milioni per consentire alle giovani donne che vogliono farlo di ricorrere all'eggs freezing è un fatto di giustizia sociale".
Proposta ben accolta proprio da Girelli, primo firmatario della proposta depositata nell'ottobre dello scorso anno e sottoscritta, fra l'altro anche dai deputati Silvio Lai, Sara Ferrari e Giovanna Iacono. La proposta di legge vorrebbe regolare l'accesso alle prestazioni sanitarie di crioconservazione degli ovociti e del tessuto ovarico partendo "da un principio semplice: la possibilità di preservare la propria fertilità non può dipendere dalle condizioni economiche di una donna. Oggi il social freezing per ragioni non strettamente mediche comporta costi rilevanti ed è quindi, di fatto, accessibile soprattutto a chi può permetterselo. È una disparità che dobbiamo superare", ha osservato Girelli. La proposta del deputato Pd prevede l'accesso gratuito (su richiesta e in presenza delle necessarie condizioni mediche) per le donne tra i 27 e i 37 anni, una prima sperimentazione triennale e il successivo percorso per l'inserimento della crioconservazione degli ovociti e del tessuto ovarico nei livelli essenziali di assistenza. "Prevede inoltre campagne di informazione e un sistema di monitoraggio degli esiti clinici e dei costi", ha spiegato l'esponente Dem. "Nella stessa relazione alla proposta di legge abbiamo indicato proprio l'esperienza francese come uno dei modelli europei da prendere in considerazione”, ha concluso, invitando Renzi ad appoggiare la proposta già depositata.
Fossi vuole seguire l'esempio toscano -
Più recentemente, il 17 agosto, alla Camera è stata depositata un’altra proposta di legge con l’obiettivo di “dare una risposta concreta e in tempi brevi a chi oggi non ha abbastanza risorse economiche o tempo per sostenere i costi della crioconservazione degli ovociti”, dichiara il deputato dem e segretario Pd della Toscana, Emiliano Fossi, che ha depositato la Pdl. L’intervento, spiega Fossi, vuole seguire la scelta della Toscana “che prevede un Fondo nazionale sperimentale da 30 milioni di euro l'anno per il triennio 2027-2029 e un contributo fino a 3mila euro per le donne tra i 25 e i 39 anni con Isee fino a 30mila euro”. Lo scopo è quello di intervenire “subito con uno strumento autonomo, sperimentale e triennale, che possa essere anche riproposto come emendamento già nella prossima legge di Bilancio”, ha aggiunto il deputato dem, per evitare che una proposta più impegnativa che incida sul Sistema sanitario nazionale possa slittare alla prossima legislatura: ipotesi incompatibile – per Fossi – con "l’urgenza del problema".
Ci provano anche i senatori dem -
E al Senato, oltre a quella annunciata da Renzi, arriva anche il ddl dem, a prima firma di Filippo Sensi, che prevede "un contributo di 3mila euro per le donne con un Isee inferiore ai 30mila euro che decidono la crioconservazione degli ovociti e la gratuità per quelle in età fertile che siano affette da una delle ragioni mediche che mettono a rischio la fertilità”, ha spiegato la senatrice del Pd, Cecilia D'Elia. “Credo che al centro delle scelte procreative debba esserci sempre l'autodeterminazione delle donne, è la bussola con cui orientarsi in questo campo", ha sottolineato ancora D’Elia, tra le firmatarie del testo, partendo da questo principio come "la bussola con cui orientarsi in questo campo".
Non solo le opposizioni -
Il tema del social freezing sta catturando un interesse sempre maggiore, anche a livello politico, che non si limita soltanto alle forze di opposizione: "Tra gli esponenti che hanno mostrato attenzione al tema ci sono il senatore del Pd Filippo Sensi, le deputate Elena Malavasi del Pd e Giulia Pastorella di Azione, intervenute alla nostra ultima conferenza stampa alla Camera, oltre all'europarlamentare leghista Isabella Tovaglieri, che ha scelto di condividere anche la propria esperienza personale. Segnali positivi sono arrivati inoltre da Forza Italia", ha affermato la pentastellata Di Lauro, con il deputato azzurro Alessandro Cattaneo che ha affermato di ritenere "giusto discutere su come lo Stato debba aiutare le donne e in che modo". “Lo stesso sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato - ha aggiunto la deputata del M5s -, intervenendo in commissione Affari Sociali in risposta a una mia interrogazione, ha riconosciuto la crescente domanda da parte delle donne italiane di poter accedere a questa procedura e la necessità di intervenire con una norma ad hoc". Un "consenso bipartisan sulla salute riproduttiva” che “dimostra che esiste una sensibilità condivisa", affermano Laura Rienzi, Presidente dell'Associazione Italiana Fertilità (AIFe), e Dario Ginefra, già Deputato, Segretario Generale dell'Associazione.
L'esempio dell'eurodeputata leghista -
E in effetti, anche se sul fronte della maggioranza restano dubbi e cautele - con Fratelli d’Italia che parla di una “soluzione semplicistica a un problema complesso" -, c’è anche chi si schiera a favore del social freezing. È il caso, ad esempio, dell’europarlamentare della Lega Isabella Tovaglieri, che ha deciso di raccontare la sua esperienza personale. Tovaglieri si è sottoposta alla procedura due mesi fa a Milano, all’età di 38 anni, spinta dal timore di non avere più tempo per diventare madre. Spendendo circa 5mila euro per tenersi aperta questa possibilità. Così, l’eurodeputata leghista ha deciso di portare avanti una battaglia politica bipartisan, che non fosse in mano soltanto alle opposizioni. Secondo Tovaglieri, lo Stato dovrebbe sostenere economicamente la procedura per le più giovani tramite tetti Isee e il Ministero della Salute dovrebbe promuovere campagne informative mirate. E questo è un altro tema: in Italia non esiste una comunicazione ufficiale e istituzionale sul tema.
L’unicum della Puglia -
"Altre Regioni stanno già legiferando, come la Puglia, e non possiamo lasciare che la possibilità di programmare la propria genitorialità dipenda dalla residenza", ha affermato Fossi nell’annunciare la sua proposta. Sì perché, se in Toscana il Pd regionale ha avviato un percorso per sostenere economicamente le donne che scelgono di crioconservare i propri ovociti, la prima regione d’Italia ad aver impiegato risorse concrete per aiutare le donne a poter ricorrere al social freezing è la Puglia. Già da un anno, infatti, la regione ha deciso di stanziare dei fondi per aiutare economicamente le giovani donne che hanno il desiderio di posticipare la maternità. Per richiedere il contributo - fino a un massimo di 3mila euro -, oltre al requisito dell'età (bisogna avere dai 27 ai 37 anni) serve anche essere residenti in Puglia da almeno 12 mesi e avere un Isee non superiore ai 30mila euro. Per le annualità 2026/2027, il contributo complessivo stanziato dalla regione è di 600mila euro, ripartito tra le sei province. "La Regione Puglia continua a sostenere in maniera concreta le donne pugliesi mettendole nella condizione di autodeterminare il proprio percorso di fertilità", ha dichiarato il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. "Un’offerta sanitaria pubblica che si adatta ai tempi e agli stili di vita nuovi della popolazione è un servizio che fa il proprio dovere fino in fondo. Il sistema sanitario pubblico non è chiamato a dare giudizi, ma a creare opportunità per le donne”.