L'INCIDENTE A HOLBOX

Italiano morto in Messico, un amico a Tgcom24: "Non dovevamo avere una stanza a due piani, nella struttura non c'erano ambulanze"

"Ci hanno fatto l'upgrade appena arrivati, Maxi è caduto dalle scale della stanza dopo essere uscito dalla doccia", spiega uno dei compagni di viaggio: "Abbiamo dovuto noleggiare una lancia per andare a Cancùn"

di Glenda Veronica Matrecano
© Tgcom24

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Dopo l'incidente fatale che è costato la vita a Massimiliano Gatti, il 38enne italiano morto dopo essere caduto dalle scale di un hotel in Messico, a Tgcom24 parla un amico che si trovava in vacanza con lui insieme ad altri amici e alla sua fidanzata. L'albergo dove alloggiava la comitiva si trova a Holbox, a circa 160 chilometri da Cancún. "Maxi è caduto dalle scale interne alla sua stanza dopo essere uscito dalla doccia, non dovevamo neanche avere una camera su due piani... Ci hanno fatto l'upgrade appena arrivati", racconta. "Ho chiesto a un militare di trasportarlo in città in elicottero, alla fine per trasferirlo via mare a Cancún abbiamo dovuto pagare 150 euro per una barca..." afferma ricordando le ore successive alla caduta. 

Come è caduto Massimiliano?

"Siamo andati al mare verso le 16.00 (ora locale, ndr). Siamo poi ritornati in albergo verso le 20.40, qui il sole tramonta tardi. Dovevamo fare la doccia e cambiarci perché la sera saremmo dovuti andare a fare un'escursione tutti insieme, il piano era quello di andare a vedere il plancton che si illumina di notte. Sono entrato nella stanza di Maxi e della sua ragazza e abbiamo scambiato qualche battuta, poi sono andato nella mia a prepararmi... Non ho fatto in tempo a fare la doccia perché ho sentito urlare fortissimo... Era la sua ragazza".

Cos'era accaduto?

"Io e un altro amico ci siamo precipitati nella stanza di Massimiliano e della sua compagna. Maxi era caduto dalle scale dopo essere uscito dalla doccia... Aveva ancora l'asciugamano bianco legato in vita ed era lì, per terra. Aveva del sangue che gli usciva da un orecchio e dal naso. Era ancora vivo. Dopo ci hanno spiegato che stava attraversando una fase di gasping, quindi era cerebralmente già morto". Il gasping, infatti, è un respiro muscolare involontario che produce un boccheggiamento lento, irregolare e rumoroso. Non si tratta di una respirazione normale, indica che il corpo non ha ossigeno nel cervello ed è spesso il segno di un arresto cardiaco in corso.

Come sono fatte le scale dalle quali è caduto?

"Sono formate da piccoli scalini di legno sfalsati e stretti... I due piedi, per intenderci, non vengono poggiati contemporaneamente come accade sulle scale convenzionali. Prima si poggia un piede e poi si può poggiare, sullo scalino successivo, l'altro. Il corrimano è formato da tre rami intrecciati e quando Maxi ha tentato di salvarsi tenendosi a esso, questo non ha retto e si è staccato. Ha picchiato la testa sul pavimento di marmo. Ripeto, non dovevamo neanche stare in quella tipologia di stanza... Avevamo prenotato in quella a un piano".

La macchina dei soccorsi è stata attivata subito?

"Dove eravamo non ci sono ambulanze. Io e un altro amico lo abbiamo messo in posizione di sicurezza e gli abbiamo aperto la bocca, lì ha tirato un sospiro. Lo abbiamo poi preso in braccio e abbiamo percorso così un tratto per arrivare alla guardia medica. Arrivati, è stato messo su una barella ma era necessario che andasse in ospedale. In guardia medica erano però sprovvisti dell'ossigeno necessario perché potesse essere trasportato in città, abbiamo quindi aspettato che arrivasse. Solo a quel punto siamo riusciti ad arrivare al porto... Io, nel frattempo, ho chiesto a un militare se poteva portarlo a Cancún con l'elicottero in dotazione, mi ha detto che non era possibile".

Una volta arrivati al porto cosa è successo?

"Abbiamo dovuto noleggiare una lancia perché potesse arrivare il più velocemente possibile al porto di Chiquilá. L'abbiamo pagata 150 euro. Una volta arrivato a Chiquilá è stato trasportato a Cancún a bordo di un'ambulanza, con lui c'era la sua fidanzata. Ci hanno messo un'ora e quaranta ad arrivare. In tutto, dalla caduta all'arrivo a Cancún, il trasporto è durato circa tre ore e mezza". 

A Cancún i medici cosa hanno detto?

"Ho parlato prima con uno di loro. Gli continuavo a dire in spagnolo 'devi salvare il mio amico, tienilo in vita, poi ci pensiamo noi a farlo tornare il più presto possibile in Italia', lui mi diceva 'Sì...sì', poi è intervenuto un suo collega che mi ha detto che non c'era più nulla da fare. È stato dichiarato morto alle 3 del mattino. Ho parlato anche con il console italiano in Messico, è stato molto disponibile... Gli ho spiegato tutta la dinamica dell'incidente". 

Quando è previsto il rientro della salma in Italia?

"Massimiliano dovrebbe tornare in Italia tra una settimana, ci sono delle pratiche burocratiche da sbrigare. Con lui c'è il suo papà che, appena saputo quanto successo, è arrivato in Messico". 

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